E' finalmente possibile determinare se una coltura sia stata concimata
con fertilizzante di sintesi, o con letame come previsto dal metodo biologico
Scienziati usano la discriminazione isotopica per determinare se il
peperone è stato prodotto secondo tecniche di agricoltura biologica
Mentre la coltivazione organica si diffonde sempre di più, divengono più importanti i
metodi per identificare le frodi nella fase di produzione.
In Europa l'agricoltura biologica è disciplinata dal Regolamento comunitario 2091/92 e sue successive
modifiche ed integrazioni, che definiscono anche quali prodotti fertilizzanti e fitosanitari possono
essere utilizzati affinchè le produzioni agricole possano ottenere il marchio comunitario, che certifica
il processo produttivo come conforme al metodo biologico.
In generale si può dire che il metodo di produzione biologico richiede restrizioni importanti per quanto
riguarda l'utilizzo di fertilizzanti o antiparassitari che possono avere conseguenze dannose sull'ambiente,
od originare residui nei prodotti agricoli ed, in particolare, i fertilizzanti devono essere di origine
non chimica e poco solubili (Reg. 2091/92).
Per questo motivo uno dei punti chiave per garantire la credibilità del prodotto da agricoltura biologica
sul mercato è il poter dimostrare che esso non è stato coltivato con fertilizzanti sintetici.
In questa direzione si è quindi rivolto uno studio portato avanti da ricercatori spagnoli dell'Istituto
Mursiano di Ricerca e Sviluppo Agrario ed Agroalimentare (IMIDA) insieme con l'Istituto di
Agrobiotecnologia (UPNA-CSIC). Lo studio è stato finanziato dalla Fondazione Séneca della Regione di Murcia.
Per ottenere il risultato di discriminare se una coltura sia stata, o meno coltivata con fertilizzanti
azotati sintetici, il gruppo di studio ha deciso di servirsi della valutazione del contenuto dell'isotopo
di azoto 15N
(-> cos'è un
isotopo; Wikipedia) in piante di peperone, che ai fini della prova sono state trattate, durante il ciclo
colturale, con 3 diversi concimi organici, con o senza aggiunta successiva di fertilizzante chimico azotato.
Francisco del Amor che ha diretto il gruppo di studio riferisce che la discriminazione isotopica ha
dimostrato che si possono con successo identificare frodi nel caso in cui fertilizzanti azotati sintetici
siano utilizzati nella produzione di peperoni con metodo biologico; comunque ulteriori studi, tra i quali
sono compresi quelli volti a determinare gli effetti delle differenti caratteristiche del suolo, del clima
e di stress biotici ed abiotici, potrebbero essere utili nel definire il più adatto intervallo di valori di
azoto 15 per i disciplinari di certificazione, al fine di poter escludere che siano state effettuate
pratiche di fertilizzazione non organica.
La concentrazione di azoto 15 nell'atmosfera, la più grande riserva esistente, si mantiene costante intorno
al pianeta terra. Parecchi processi e reazioni, fisiche, chimiche e biologiche implicate nella sintesi e
trasformazione dei composti organici presentano differenti affinità per gli isotopi 15 e 14 dell'azoto. A
causa di questo differente affinità i prodotti risultanti da queste reazioni vengono di solito arricchiti, od
impoveriti di azoto 15 rispetto ai reagenti.
L'azoto dei fertilizzanti sintetici è derivato dall'azoto molecolare (N2) atmosferico e la sua sintesi
determina una lieve variazione della concentrazione dell'isotopo 15N rispetto a quella presente nell'atmosfera.
Per contro il nitrato derivato dai concimi di origine animale (tipicamente utilizzati in agricoltura biologica)
può avere valori più elevati dell'isotopo15N, che evidenziano un arricchimento al di sopra del rapporto 15N/14N
presente nell'N2 atmosferico.