->23 scienziati chiedono la fissazione di standard ambientali
per la produzione dei biocarburanti - Pag. 2
Il Prof. Robertson segnala in particolare che la scienza ha mostrato che quasi tutti i sistemi intensivi di
coltura basati sulle graminacee, così come quelli attualmente gestiti per la produzione di bioetanolo causano
danno all'ambiente. Come direttore del
(->) 'Programma di Ricerca Ecologica di Lungo Periodo' della Università Statale del Michigan (MSU), presso
la stazione biologica Kellogg, parte della ricerca di Robertson è focalizzata sulle pratiche di gestione che possono
ridurre questi effetti negativi.
Egli riferisce: 'Possiamo rendere più lieve l'impatto ambientale utilizzando strategie di coltivazione del
tipo della non-lavorazione per ridurre al minimo l'erosione del suolo e piantare colture di copertura per
sequestrare il carbonio nel terreno e ridurre le perdite di azoto e fosforo. Ma pochi agricoltori utilizzano
le migliori pratiche disponibili perché gli incentivi sono limitati e per essi vi sono anche molti disincentivi
a fare ciò. Non appena la tecnologia per ricavare biocarburanti dalla cellulosa sarà raffinata e
commercializzata noi crediamo sia cruciale che l'industria ed i legislatori adottino politiche che
incentivino tecniche di produzione ambientalmente sostenibili per i biocarburanti cellulosici. Ciò è ugualmente
importante per i sistemi di coltivazione basati sui cereali'.
Dichiarazioni del Prof. Otto Doering della Purdue University,
nominato recentemente
anche membro del Comitato Consiliare Scientifico dell'Agenzia per la Protezione Ambientale statunitense (EPA):
(--> Indice dei paragrafi)
'E' importante che noi cominciamo a pensare il prima possibile a come trattare le
incomprese conseguenze dei biocarburanti cellulosici, al fine di assicurare che essi possano essere prodotti
in modo sostenibile' ed aggiunge:
'Esiste un'ampia serie di preoccupazioni. Abbiamo bisogno di misurare il probabile impatto sull'uso e la
disponibilità di acqua, specialmente il dilavamento di elementi nutritivi. Anche le emissioni di gas serra
devono essere considerate, così come gli effetti sul suolo e sul paesaggio'.
'Una domanda crescente di etanolo ricavato dal mais è andata mano nella mano con un incremento nell'uso di
acqua e frequentemente, con un aumentato dilavamento di elementi nutritivi. Vi è anche una confusa evidenza
che l'etanolo prodotto da granella di mais possa ridurre le emissioni di gas serra. La intensiva coltivazione
di mais incoraggiata dall'elevata domanda di etanolo può degradare i suoli e la qualità dell'acqua'. Egli
sostiene quindi che è necessario molto lavoro per sviluppare e successivamente applicare le 'migliori pratiche
di gestione', per poter ridurre l'uso di nutrienti, prodotti chimici ed acqua, mentre si stanno limitando le
emissioni di gas serra.
E' importante ricordare, riferisce ancora Doering, che le esistenti 'migliori pratiche di gestione' possono
aiutare a rendere più lieve l'impatto di un'accresciuta produzione di mais e di una intensificata agricoltura.
Tali pratiche includono metodi di coltivazione basati sulla non-lavorazione del suolo, coltivazione di colture
di copertura, rotazione colturale orientata alla diversità, e inclusione all'interno del paesaggio agricolo
di porzioni di suolo a maggese, non coltivate. Tutte queste pratiche aiutano a trattenere gli elementi nutritivi
del suolo ed offrono benefici come un habitat per gli organismi selvatici ed una soppressione naturale degli
insetti parassiti.
Conclude quindi il Prof.Doering: 'Il documento (che è stato redatto) è veramente una preghiera di pensare
attentamente prima di buttarsi nella produzione di cellulosa. Vogliamo evitare di fare errori di cui è probabile
ci rincresceremo più avanti'.