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Monocolture sostenibili? No grazie", è un articolo posto sul numero di giugno 2006 di "Grain", un mensile web dedicato alle colture da seme, che affronta le tematiche ambientali con un differente approccio ecologista ed approfondisce spesso le problematiche dell'agricoltura nei paesi del terzo mondo. Nell'articolo qui recensito Grain denuncia le contraddizioni del settore delle "bioenergie", segnalando, seguendo una visione ecologista alternativa, che [..]"l'agri-business ha un talento particolare in tale tendenza di rendere sano ciò che non lo è (-->greenwashing). L'ultimo trucco dell'agri-business è presentare le monocolture come sostenibili"[..]. Notoriamente, evidenziamo, le monocolture danneggiano le caratteristiche del suolo, a causa della mancata rotazione, della rapida degradazione della sostanza organica, del maggiore costipamento e nell'applicazione a livello industriale dei fattori produttivi, questi danneggiano anche l'ambiente di coltura. Oltre a ciò si ha una forte perdita di biodiversità. Per questo motivo in questo articolo viene fatto notare un approccio forse più radicalmente ecologista, ma forse anche più scientifico facendo una citazione e quindi segnalando che [..]"al vertice mondiale sulle questioni della terra, il teologo Leonardo Boff ha dichiarato che ciò di cui abbiamo bisogno non è uno sviluppo sostenibile, ma società sostenibili. Da allora differenti settori della società si sono appropriati del termine sostenibilità che propongono a modo loro".[..] L'articolo parte nella sua esposizione dalle problematiche colturali della palma da olio per arrivare alla soia ed alla fine afferma: "Greening the industry or industrialising greenery?"(="Rinverdire l'industria? O industrializzare l'agricoltura"?) e conclude: "Le monocolture industriali non sono sostenibili". Quindi questo articolo non è apparentemente mirato a promuovere una reintroduzione generalizzata delle rotazioni colturali, quanto piuttosto a sottolineare le contraddizioni della produzione industriale di carburanti ecologici, che spinge un'agricoltura ormai orientata verso delle produzioni sostenibili, a lanciarsi nuovamente in grande stile verso produzioni industriali. Tale politica agraria è apparentemente "vincente" poichè le materie prime per produrre bio-combustibili non rischiano di essere eccedentarie, ma semmai nettamente insufficienti rispetto all'obbiettivo di sostituire i carburanti fossili con prodotti di origine naturale. Recensione di Luca Federico Fianchini, del 29 novembre 2006. |