Verifica fertilizzazione chimica, od organica in una produzione agricola biologica, con isotopo 15N

E' finalmente possibile determinare se una coltura sia stata concimata con fertilizzante di sintesi, o con letame come previsto dal metodo biologico. Scienziati usano la discriminazione isotopica per determinare se una coltura di peperone sia stata prodotta applicando tecniche di agricoltura biologica

Mentre la coltivazione organica si diffonde sempre di più, divengono più importanti i metodi per identificare le frodi nella fase di produzione.
In Europa l'agricoltura biologica è disciplinata dal Regolamento comunitario 2091/92 e sue successive modifiche ed integrazioni, che definiscono anche quali prodotti fertilizzanti e fito-sanitari possono essere utilizzati affinché le produzioni agricole possano ottenere il marchio comunitario, che certifica il processo produttivo come conforme al metodo biologico.
In generale si può dire che il metodo di produzione biologico richiede restrizioni importanti per quanto riguarda l'utilizzo di fertilizzanti o antiparassitari che possono avere conseguenze dannose sull'ambiente, od originare residui nei prodotti agricoli ed, in particolare, i fertilizzanti devono essere di origine non chimica e poco solubili (Reg.2091/92).
Per questo motivo uno dei punti chiave per garantire la credibilità del prodotto da agricoltura biologica sul mercato è il poter dimostrare che esso non è stato coltivato con fertilizzanti sintetici.

In questa direzione si è quindi rivolto uno studio portato avanti da ricercatori spagnoli dell'Istituto Mursiano di Ricerca e Sviluppo Agrario ed Agroalimentare (IMIDA) insieme con l'Istituto di Agro-biotecnologia (UPNA-CSIC). Lo studio è stato finanziato dalla Fondazione Séneca della Regione di Murcia.
I risultati sono stati pubblicati nel numero di gennaio-febbraio del (->) Giornale di Qualità Ambientale, della Società Americana di Agronomia. La ricerca era anche stata presentata al Simposio 'GreenSys2007' della Società Internazionale di Scienze Orticole di ottobre 2007, a Napoli.
Per ottenere il risultato di discriminare se una coltura sia stata, o meno coltivata con fertilizzanti azotati sintetici, il gruppo di studio ha deciso di servirsi della valutazione del contenuto dell'isotopo di azoto 15N cos'è un isotopo; Wikipedia in piante di peperone, che ai fini della prova sono state trattate, durante il ciclo colturale, con 3 diversi concimi organici, con o senza aggiunta successiva di fertilizzante chimico azotato.
Francisco del Amor che ha diretto il gruppo di studio riferisce che la discriminazione isotopica ha dimostrato che si possono con successo identificare frodi nel caso in cui fertilizzanti azotati sintetici siano utilizzati nella produzione di peperoni con metodo biologico; comunque ulteriori studi, tra i quali sono compresi quelli volti a determinare gli effetti delle differenti caratteristiche del suolo, del clima e di stress biotici ed abiotici, potrebbero essere utili nel definire il più adatto intervallo di valori di azoto 15 per i disciplinari di certificazione, al fine di poter escludere che siano state effettuate pratiche di fertilizzazione non organica.
La concentrazione di azoto 15 nell'atmosfera, la più grande riserva esistente, si mantiene costante intorno al pianeta terra. Parecchi processi e reazioni, fisiche, chimiche e biologiche implicate nella sintesi e trasformazione dei composti organici presentano differenti affinità per gli isotopi 15 e 14 dell'azoto. A causa di questo differente affinità i prodotti risultanti da queste reazioni vengono di solito arricchiti, od impoveriti di azoto 15 rispetto ai reagenti.
L'azoto dei fertilizzanti sintetici è derivato dall'azoto molecolare (N2) atmosferico e la sua sintesi determina una lieve variazione della concentrazione dell'isotopo 15N rispetto a quella presente nell'atmosfera. Per contro il nitrato derivato dai concimi di origine animale (tipicamente utilizzati in agricoltura biologica) può avere valori più elevati dell'isotopo15N, che evidenziano un arricchimento al di sopra del rapporto 15N/14N presente nell'N2 atmosferico.

Fase sperimentale:

Per determinare i valori dell'isotopo 15 (concentrazioni fisse di azoto espresse come differenze relative del rapporto tra i due isotopi rispetto a quello, espresso in parti per mille, contenuto in una quantità internazionalmente standardizzata) presenti in piante di peperone coltivate in serra in ambiente e condizioni pedologiche controllate, sono state analizzate le foglie (giovani e vecchie), gli steli, le radici ed i frutti sia in piante coltivate col metodo biologico, sia in quelle in cui furono utilizzati trattamenti con fertilizzante chimico.
Tre tipi di concime di origine animale (pecora, gallina e cavallo) furono somministrati in pre-piantagione e durante il ciclo colturale in ciascuna zona fertilizzata con letame; metà delle piante ricevette solo acqua, mentre le altre piante ricevettero fertilizzanti chimici come normalmente effettuato nelle coltivazioni convenzionali.

Il risultato di questo studio ha mostrato che:

  1. L'uso di fertilizzante sintetico riduceva significativamente il rapporto tra gli isotopi 15 e 14 dell'azoto (15/14N2 rispetto all'N2 atmosferico) in confronto con le piante che ricevettero solo acqua.
  2. Con riferimento agli organi delle piante, le vecchie foglie e frutti erano più sensibili ad aggiunte di fertilizzante sintetico con riduzioni del rapporto tra gli isotopi 15 e 14 dell'azoto (15/14N2 rispetto all'N2 atmosferico) rispettivamente del 24,1% e del 27,8% e
  3. Indipendentemente dal tipo di concime organico utilizzato non fu richiesta alcuna fertilizzazione aggiuntiva (sintetica, od organica) fino a 106 giorni dal trapianto, in presenza dell'usuale dosaggio di di concime organico, dato che il peso fresco delle piante non si ridusse.

In definitiva è possibile discernere se una coltura di peperone sia stata concimata con fertilizzante di sintesi, valutando il rapporto tra gli isotopi 15 e 14 dell'azoto, che risulterà in tal caso più basso che nell'atmosfera, specialmente nelle foglie vecchie e nei frutti.

Fonte/i: Società Americana di Agronomia (ASA), Madison, Wisconsin, 28 gennaio 2008

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 20 febbraio 2008



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