Recensione dell'articolo 'Monocolture sostenibili? No grazie'
"Grain", un mensile web dedicato alle colture da seme,
che affronta le tematiche ambientali con un differente approccio ecologista ed approfondisce spesso le problematiche
dell'agricoltura nei paesi del terzo mondo.
Nell'articolo qui recensito Grain denuncia le contraddizioni del settore delle "bioenergie", segnalando, seguendo una visione
ecologista alternativa, che
[..]"l'agri-business ha un talento particolare in tale tendenza di rendere
sano ciò che non lo è .
Notoriamente, evidenziamo, le monocolture danneggiano le caratteristiche del suolo, a causa della mancata rotazione, della rapida
degradazione della sostanza organica, del maggiore costipamento e nell'applicazione a livello industriale dei fattori
produttivi, questi danneggiano anche l'ambiente di coltura. Oltre a ciò si ha una forte perdita di biodiversità.
Per questo motivo in questo articolo viene fatto notare un approccio forse più radicalmente ecologista, ma forse anche
più scientifico facendo una citazione e quindi segnalando che [..]"al vertice mondiale sulle questioni della terra, il teologo
Leonardo Boff ha dichiarato che ciò di cui abbiamo bisogno non è uno sviluppo sostenibile, ma società sostenibili.
Da allora differenti settori della società si sono appropriati del termine sostenibilità che propongono a modo loro".[..]
L'articolo parte nella sua esposizione dalle problematiche colturali della palma da olio per arrivare alla soia ed
alla fine afferma:
"Greening the industry or industrialising greenery?"(="Rinverdire l'industria? O industrializzare l'agricoltura"?) e
conclude: "Le monocolture industriali non sono sostenibili".
Quindi questo articolo non è apparentemente mirato a promuovere una reintroduzione generalizzata delle rotazioni colturali, quanto
piuttosto a sottolineare le contraddizioni della produzione industriale di carburanti ecologici, che spinge un'agricoltura
ormai orientata verso delle produzioni sostenibili, a lanciarsi nuovamente in grande stile verso produzioni industriali.
Tale politica agraria è apparentemente "vincente" poichè le materie prime per produrre bio-combustibili non rischiano di essere
eccedentarie, ma semmai nettamente insufficienti rispetto all'obbiettivo di sostituire i carburanti fossili con prodotti di
origine naturale.
Fonte/i: rivista 'Grain' (grain.org), giugno 2006
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 29 novembre 2006
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