Alcuni pannelli solari possono attrarre gli insetti acquatici lontano dalle zone di riproduzione – E' possibile apportare dei correttivi
Come riporta una recente ricerca che è stata svolta presso l'Università del Michigan (USA), sebbene l'energia solare, sia considerata una fonte di energia rinnovabile e quindi altamente compatibile con la tutela dell'ambiente, i più diffusi pannelli solari ed in particolare le relative celle solari riflettono la luce solare polarizzandola su di un solo piano, in modo analogo a quanto si verifica per le superfici scure estese e riflettenti, come quelle degli edifici ricoperti di vetro (es. grattacieli) e le superficie degli autoveicoli.
La luce polarizzata riflessa è il segnale visivo utilizzato dagli insetti per riconoscere la superficie dell'acqua e quindi la presenza di fasci di tale luce li attrarrebbe fuori dalle zone dove sono presenti gli stagni, che per gli insetti acquatici, sono il luogo di deposizione delle uova. Tale circostanza provocherebbe quindi un'alterazione degli equilibri naturali anche nel caso dei pannelli solari, incidendo negativamente sull'attività riproduttiva e quindi sulla popolazione di circa 300 specie di insetti acquatici, che a causa di tale fenomeno sarebbero attratti fuori dalle loro zone di riproduzione. A ciò seguirebbe un calo della loro popolazione che a sua volte si ripercuoterebbe sulla popolazione dei relativi predatori.
Come riferiscono il
Dott.Bruce Robertson ed i suoi colleghi in un recente articolo pubblicato sul giornale 'Conservation Biology', quando specie come gli
efemerotteri (mayfly) ed i
tricotteri (caddisfly) scambiano erroneamente le superfici splendenti scure per acqua, si dispongono per una fallimentare attività riproduttiva e spesso divengono anche facile obbiettivo per predatori. La relativa popolazione locale crolla numericamente, con effetto a cascata sui suoi predatori ed altre specie, poste superiormente nella catena alimentare. Robertson è un ricercatore associato alla
Stazione Biologica Kellogg dell'Università del Michigan, posta a Hickory Corners.
Come riferisce il servizio di divulgazione dell'Università del Michigan: Gli umani di solito riconoscono la luce solare riflessa solo come un riflesso abbagliante, che occhiali da sole polarizzati eliminano filtrando le onde orizzontali, per mezzo di lenti polarizzate verticalmente.
Il gruppo di ricerca del Dott. Robertson ha comunque scoperto e proposto una soluzione per questo problema ecologico: Applicando griglie bianche, od altri metodi per interrompere la riflessione della luce si può fare in modo che gli efemerotteri ed altri insetti acquatici abbiano una molto minore probabilità di deporre uova sui pannelli, nell'erronea convinzione di trovarsi a contatto con la superficie di uno stagno.
Riferisce Bruce Robertson: 'Questa ricerca dimostra che i pannelli solari sono una nuova sorgente di inquinamento da luce polarizzata, che crea trappole ecologiche per molti tipi di insetti. Ciò è di importanza significativa per la conservazione delle specie, data l'intensa espansione dello sviluppo di pannelli solari e l'impatto fortemente negativo delle trappole ecologiche sulle popolazioni animali'.
Egli aggiunge poi che l'utilizzo di griglie bianche non polarizzanti dimostra la possibilità di un nuovo approccio alla riduzione dell'attrazione indotta da falsi habitat, applicando ciò che i biologici chiamano 'frammentazione dell'habitat'. Si tratterebbe, come riferisce Robertson, di un effetto che di solito risulta dannoso alle specie, ma in questo caso promette di risolvere un problema relativo alla loro conservazione.
Il gruppo di ricerca di Robertson stima che l'aggiunta di marcatori bianchi alle celle solari potrebbe ridurre la loro capacità di captare la luce solare di un quantità stimata dell'1,8%, in funzione dello spazio coperto dalle strisce bianche.
Robertson ha condotto questo studio in Ungheria con la collaborazione di scienziati della Eotvos University di Budapest e della Szent Istvan University di Godollo. La loro ricerca è stata sovvenzionata dal Centro Grandi Laghi di Ricerca sulle Bioenergie del Ministero statunitense dell'Energia e dalla Fondazione Ungherese per la Scienza.
Fonte/i: Università Statale del Michigan, 27 maggio 2010
Autore dell'articolo:
Luca Federico Fianchini, 30 giugno 2010
I commenti per questo articolo sono stati chiusi.
Alcuni articoli tematicamente collegati
If a reasearch from your equipe has been reviewed into this article and you realize there is a lack in our source-reporting, feel free (->)to send by email (e.g.) a WebSite address referring to the research/ers (specifying the web-address of this article), so that they could be linked (note: sometimes are also links within the article).
Every report about outdated links and articles will be pleased as well.
- Please, don't send curricula and not related data.