Rilasciato da 'Natural England' il rapporto 'State of the Natural Environment' per il 2008

Il 19 maggio 2008 Natural England ha reso pubblico il contenuto del rapporto annuale State of the Natural Environment per il 2008, nel quale si richiama l'attenzione sulla necessità di un nuovo approccio alla gestione dell'ambiente naturale per permettergli di adattarsi a ciò che molti scienziati si aspettano si realizzerà nel prossimo futuro: il cambiamento climatico. Ma una buona gestione dell'ambiente naturale permetterà in ogni caso di ridurre le attuali pressioni sull'ambiente agrario esercitate dallo sviluppo delle attività produttive.
Il Direttore Generale di 'Natural England' Dr Helen Phillips, ha riferito riguardo questa questione: "L'Inghilterra ha bisogno di un nuovo approccio alla conservazione se vogliamo effettivamente bloccare le moderne pressioni sulla terra indotte dal cambiamento climatico e dallo sviluppo. L'ambiente naturale è sempre più minacciato sia dentro che fuori delle aree protette".
"Abbiamo bisogno di identificare metodi per gestire il nostro paesaggio per creare un mosaico di usi in modo che si possa aiutare la vita selvatica a sopravvivere – che sia all'interno di un parco nazionale, o intorno alla lunga linea costiera inglese, che sia il migliore uso della cintura verde, od un migliore uso dei fondi pubblici per gli agricoltori, ciò ci consegnerà comunque un migliore ambiente naturale.
"Se non agiamo ci sarà un danno reale ed una parte della nostra più preziosa vita selvatica si perderà per sempre e la nostra vita risulterà impoverita da questa perdita", ha concluso Helen Phillips.

(Alcune note sull'agricoltura a baso impatto ambientale): Queste parole richiamano la nostra attenzione verso la politica agricola a proposito della quale altre volte 'Natural England' ha espresso i suoi punti di vista, in particolare si ricorda l'intervento a favore della protezione della biodiversità agraria delle terre precedentemente in regime di set-aside. In ogni caso noi sappiamo molto bene quanto le politiche agricole possano dovunque influenzare la qualità dell'ambiente e del paesaggio.
Nella direzione di ottenere un ambiente ed un paesaggio migliori è importante evidenziare che i cittadini europei sovvenzionano una particolare politica che si focalizza su di uno sviluppo rurale sostenibile, sovvenzionato per mezzo delle risorse finanziarie del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), che ogni regione di ciascuna nazione europea realizza anche per incrementare la redditività della sua agricoltura a basso impatto ambientale.

Esistono tre differenti livelli di impegno nella pratica di un'agricoltura che si avvalga di una ridotta somministrazione di fattori produttivi (low-input): alcuni agricoltori hanno cura di applicare alle loro estensioni colturali semplicemente 'buone pratiche agricole' (a volte la loro applicazione è controllata conformemente a determinati schemi di certificazione, ma in genere è imposta dalla Politica Agricola Comunitaria, nell'ambito della 'condizionalità'). Queste pratiche di agricoltura conservativa di solito impediscono il verificarsi di alcuni danni elementari al suolo ed all'ambiente.

Un più alto livello di protezione ambientale è quello che è soggetto ad un controllo da parte di organismi pubblici regionali (assessorati all'agricoltura) per assicurare la gente che sia effettivamente applicato uno schema di operazioni colturali previste nei disciplinari di agricoltura integrata, inclusi in ciascun Piano di Sviluppo Rurale e che comprende, ad esempio, la lavorazione minima, la non-lavorazione, le colture di copertura invernali; ma contemporaneamente sono eseguite tutte quelle operazioni colturali che comunque permettano agli agricoltori di continuare ad avere adeguati raccolti e guadagni. In sintesi l'agricoltura integrata riunisce un insieme di tecniche di coltivazione finalizzate al miglioramento delle condizioni dell'ambiente, compatibilmente con la realizzazione di pur elevate produzioni. In questa direzione vengono di solito preferiti, nella lotta ai parassiti, prodotti antiparassitari di sintesi, che uniscano maggiore efficacia, ridotto impatto sull'ambiente e ridotta tossicità per l'uomo, piuttosto che prodotti sì di origine naturale, ma non sempre altrettanto efficaci nel lottare i parassiti. Questo non esclude però a priori anche l'uso di prodotti di origine naturale e di insetti antagonisti.

Il livello più alto che può essere raggiunto nella protezione ambientali in Europa nelle pratiche agricole e quello che abbiamo in regime di agricoltura biologica, che fa uso solo di risorse di origine organica (secondo quanto previsto dal Regolamento Comunitario 2091/92 e successive modifiche). Ma quando si verificano condizioni ambientali particolarmente sfavorevoli l'agricoltura biologica non ci permette di ricavare adeguati profitti dall'attività agricola, perché non può, ad esempio, utilizzare fertilizzanti e prodotti fito-sanitari per nutrire e proteggere gli appezzamenti coltivati.

Per i motivi e le difficoltà sopra indicate, gli agricoltori che praticano l'agricoltura biologica, possono in genere accedere più facilmente ai sussidi del PSR. I prodotti organici ottenuti sono certificati, secondo differenti schemi, da parte di organismi privati di certificazione. Inoltre in Europa vi sono associazioni dei coltivatori di prodotti biologici, che promuovono queste tecniche di coltivazione ed in molti casi anche aiutano gli agricoltori, assistendoli nella fase di commercializzazione delle produzioni.

L'agricoltura sostenibile incrementa la biodiversità agricola (le specie selvatiche), circostanza che aiuta anche gli agricoltori a ridurre la necessità di apportare prodotti chimici alle colture e per la stessa ragione aiuta a ridurre i costi necessari per la protezione delle colture.
Infine nei luoghi in cui è praticata l'agricoltura biologica, la rotazione delle colture mentre agisce riducendo i parassiti ed incrementando la fertilità del suolo, rende anche esteticamente più gradevole il paesaggio di altipiani e colline, che sono poi quei gli ambienti in cui l'agricoltura biologica risulta in genere più redditizia, a causa di condizioni meteorologiche ventilate che risultano più adatte per questa tecnica di coltivazione, a causa di una minore incidenza di affezioni fito-patologiche.

L'ufficio stampa di 'Natural England' ci elenca sommariamente i temi chiave su cui possiamo trovare informazione nel rapporto rilasciato lo scorso maggio. In tale ambito viene innanzitutto spiegato che l'ambiente naturale in Inghilterra è molto meno ricco che 50 anni fa e che rimane sotto la pressione di un significativo numero di agenti che lo minacciano: un più intenso sfruttamento della terra e del mare; un continuo sviluppo economico e cambiamento climatico.
Sebbene le caratteristiche peculiari dei paesaggi inglesi, viene riferito, sono state mantenute quasi ovunque, il 20% di essi mostra segni di trascuratezza e vi sarebbero anche significativi problemi collegati a ciò tra cui, per esempio, una mancanza di gestione dei boschi, che sta causando un declino del 50% delle farfalle originarie degli ambienti boschivi.
Anche altri habitat stanno deteriorandosi (solo il 3% delle praterie rimane ricco di piante autoctone). Lo stress causato dal cambiamento climatico influenza sia la costa che la terraferma, con un buon numero di specie che si sposta verso nord e verso luoghi posti a maggiore altitudine.
Vi sono stati anche significativi cali nelle popolazioni di uccelli da allevamento, che si muovono a fatica su pianure (lowlands), terre umide (wetlands) e praterie (grasslands) non protette; ma questa tendenza alla diminuzione della popolazione di uccelli nelle terre agricole (farmlands) sta cambiando in quei luoghi in cui siano state utilizzate tecniche di coltivazione che rispettano l'ambiente, con il risultato, in tali casi, di avere una condizione migliorata negli ultimi 10 anni particolarmente per i più importanti siti in cui dimora la fauna selvatica (Siti di Speciale Interesse Scientifico).
In questa direzione la gente può constatare che le specie come l'aquilone rosso (red kite) stanno ri-colonizzando i loro vecchi areali dopo la reintroduzione avvenuta con successo e gli uccelli delle terre di brughiera (heathlands) come i nottoloni (nightjars) e le tottaville (woodlarks) stanno aumentando grazie alla migliore gestione delle terre di brughiera.

Quanto emerge dal rapporto è stato pubblicato da 'Natural England' su un ('Manifesto per l'Ambiente Naturale') (720 Kb), che delinea ciò che è necessario fare per migliorare le condizioni dell'ambiente e del paesaggio in Inghilterra.

Fonte/i: 'Natural England', 19 Maggio 2008

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 30 giugno 2008



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