23 scienziati chiedono la fissazione di standard ambientali per la produzione dei biocarburanti

Indice dei paragrafi:
  • Introduzione - L'articolo, le motivazioni
  • Dichiarazioni del principale estensore del documento, Prof. Phil Robertson - Università del Michigan
  • Dichiarazioni del Prof. Otto Doering della Purdue University
  • Dichiarazioni della Dott.ssa Michelle Wander, della Università dell'Illinois, Urbana - Champaign
  • Elenco degli scienziati autori dell'articolo, pubblicato dalla rivista 'Science' il 3 ottobre 2008

Introduzione - L'articolo, le motivazioni

Negli Stati Uniti è in corso un periodo di ragionamento sui biocarburanti, probabilmente a causa degli intensi dibattiti pre-elettorali che focalizzano l'attenzione dell'opinione pubblica locale sui principali temi di attualità, tra questi uno dei più importanti è quello del riscaldamento globale e quindi anche delle fonti di energia alternative, in una fase in cui le problematiche ambientali hanno acquisito particolare rilevanza.
La politica dei biocarburanti statunitensi si basa sulla Legge di Politica Energetica del 2007 che ha portato alla fissazione di incentivi che consistono in un sussidio ai raffinatori pari a 1.01 dollari per gallone di etanolo ed un altro di 45 dollari per tonnellata di biomassa prodotta dagli agricoltori. Queste circostanze di natura economica spingono a gonfie vele l'industria dei biocarburanti, che allo stato attuale conta prevalentemente sulla produzione di etanolo a partire da granella di mais, ma che in una prospettiva non molto lontana dovrebbe cominciare a produrre etanolo a partire dalla cellulosa.

Ciò che è accaduto in questi giorni è che un gruppo di 23 scienziati di fama internazionale si sono trovati ed hanno steso un documento comune, che ha dato luogo ad un articolo pubblicato il 3 ottobre dalla nota rivista scientifica 'Science' ed intitolato 'Sustainable Biofuels Redux'.
Gli autori sono noti ecologi, agronomi, biologi conservazionisti ed economisti; tra essi il principale estensore del documento è Phil Robertson, professore di Scienze delle Colture e del Suolo presso l'Università del Michigan, il quale ha poi rilasciato delle dichiarazioni, che ci giungono attraverso l'ufficio stampa dell'Università del Michigan.
Contemporaneamente anche altri scienziati, tra gli autori del documento, hanno rilasciato dichiarazioni agli uffici stampa delle rispettive università che, richiamando l'articolo di Science, hanno diffuso il punto di vista sulla questione dei loro docenti presenti nella lista dei 23. Tra le obiezioni presentate dagli scienziati molti gli spunti tecnici sui biocarburanti ed il loro impatto sull'ambiente, derivanti dalla loro ricca esperienza professionale di ricerca.
Riguardo la collaborazione dei suoi colleghi nella stesura dell'articolo il Prof. Robertson segnala: 'Questo è stato veramente uno sforzo di collaborazione. Vi sono forti e divergenti opinioni scientifiche sulla sostenibilità dei sistemi di coltura dei biocarburanti. Ciò che è rimarcabile è il fatto che questo gruppo possa produrre consenso a partire da differenti formazioni scientifiche ed esperienze professionali. Coloro che prendono decisioni sulle politiche dovrebbero fare attenzione'.
Si deve quindi ritenere che gli scienziati si siano sentiti spaventati dai possibili effetti sull'ambiente della, prossimamente più intensa, produzione di biocarburanti statunitense, considerato che è stato stabilito, sulla base di considerazioni prettamente produttive, che le Compagnie americane acquistino 21 miliardi di galloni di etanolo di origine cellulosica entro il 2022.
C'è anche chi ha fatto notare che la produzione statunitense rischia di spingere a ruota una intensa produzione in altri paesi del mondo, ed il paesaggio rischia di ridursi complessivamente ad una distesa di colture bioenergetiche.
Gli scienziati riunitisi in questo sforzo collaborativo sostengono che, affinché la produzione di bioetanolo possa estrinsecare tutto il bene che ad essa viene comunemente attribuito è necessario vengano fissati da subito degli standard ambientali che, insieme ad idonei incentivi, predisposti dai redattori delle politiche economiche di settore, indirizzino la produzione di etanolo cellulosico verso una direzione sostenibile; tutto ciò deve essere fatto prima che la nascente e molto promettente industria faccia partire i suoi roboanti motori.
In particolare l'articolo conclude, secondo quanto riportato dall'Università dell'Illinois, sostenendo che: 'Sistemi di produzione sostenibile dei biocarburanti potrebbero giocare un ruolo marcatamente positivo nel mitigare il cambiamento climatico, migliorare la qualità dell'ambiente e rafforzare l'economia globale, ma è necessaria una politica sana e fondata su basi scientifiche ed uno sforzo addizionale di ricerca per fare in modo che tutto ciò si verifichi effettivamente".

Dichiarazioni del principale estensore del documento, Prof. Phil Robertson - Università del Michigan

Il Prof. Robertson segnala in particolare che la scienza ha mostrato che quasi tutti i sistemi intensivi di coltura basati sulle graminacee, così come quelli attualmente gestiti per la produzione di bioetanolo causano danno all'ambiente. Come direttore del (->) 'Programma di Ricerca Ecologica di Lungo Periodo' della Università Statale del Michigan (MSU), presso la stazione biologica Kellogg, parte della ricerca di Robertson è focalizzata sulle pratiche di gestione che possono ridurre questi effetti negativi.
Egli riferisce: 'Possiamo rendere più lieve l'impatto ambientale utilizzando strategie di coltivazione del tipo della non-lavorazione per ridurre al minimo l'erosione del suolo e piantare colture di copertura per sequestrare il carbonio nel terreno e ridurre le perdite di azoto e fosforo. Ma pochi agricoltori utilizzano le migliori pratiche disponibili perché gli incentivi sono limitati e per essi vi sono anche molti disincentivi a fare ciò. Non appena la tecnologia per ricavare biocarburanti dalla cellulosa sarà raffinata e commercializzata noi crediamo sia cruciale che l'industria ed i legislatori adottino politiche che incentivino tecniche di produzione ambientalmente sostenibili per i biocarburanti cellulosici. Ciò è ugualmente importante per i sistemi di coltivazione basati sui cereali'.

Dichiarazioni del Prof. Otto Doering della Purdue University,
nominato recentemente anche membro del Comitato Consiliare Scientifico dell'Agenzia per la Protezione Ambientale statunitense (EPA):

'E' importante che noi cominciamo a pensare il prima possibile a come trattare le incomprese conseguenze dei biocarburanti cellulosici, al fine di assicurare che essi possano essere prodotti in modo sostenibile' ed aggiunge: 'Esiste un'ampia serie di preoccupazioni. Abbiamo bisogno di misurare il probabile impatto sull'uso e la disponibilità di acqua, specialmente il dilavamento di elementi nutritivi. Anche le emissioni di gas serra devono essere considerate, così come gli effetti sul suolo e sul paesaggio'.
'Una domanda crescente di etanolo ricavato dal mais è andata mano nella mano con un incremento nell'uso di acqua e frequentemente, con un aumentato dilavamento di elementi nutritivi. Vi è anche una confusa evidenza che l'etanolo prodotto da granella di mais possa ridurre le emissioni di gas serra. La intensiva coltivazione di mais incoraggiata dall'elevata domanda di etanolo può degradare i suoli e la qualità dell'acqua'. Egli sostiene quindi che è necessario molto lavoro per sviluppare e successivamente applicare le 'migliori pratiche di gestione', per poter ridurre l'uso di nutrienti, prodotti chimici ed acqua, mentre si stanno limitando le emissioni di gas serra.
E' importante ricordare, riferisce ancora Doering, che le esistenti 'migliori pratiche di gestione' possono aiutare a rendere più lieve l'impatto di un'accresciuta produzione di mais e di una intensificata agricoltura. Tali pratiche includono metodi di coltivazione basati sulla non-lavorazione del suolo, coltivazione di colture di copertura, rotazione colturale orientata alla diversità, e inclusione all'interno del paesaggio agricolo di porzioni di suolo a maggese, non coltivate. Tutte queste pratiche aiutano a trattenere gli elementi nutritivi del suolo ed offrono benefici come un habitat per gli organismi selvatici ed una soppressione naturale degli insetti parassiti.
Conclude quindi il Prof.Doering: 'Il documento (che è stato redatto) è veramente una preghiera di pensare attentamente prima di buttarsi nella produzione di cellulosa. Vogliamo evitare di fare errori di cui è probabile ci rincresceremo più avanti'.

Dichiarazioni della Dott.ssa Michelle Wander, della Università dell'Illinois, Urbana - Champaign

Ultimo scienziato tra i firmatari del documento sui biocarburanti di cui riportiamo dichiarazioni è la Dott.ssa Michelle Wander, scienziata del suolo presso l'università dell'Illinois. Ella riferisce in particolare che 'Se i benefici dei biocarburanti si verificheranno, o no dipende da quali colture e da dove e come esse saranno realizzate'. Inoltre la Dott.ssa Wander evidenzia che l'articolo su Science ammonisce che, sebbene le produzioni cellulosiche promettono di ridurre il fabbisogno di fertilizzazione azotata e di altri input chimici, gli effetti sulla biodiversità, sull'acqua e sul suolo potrebbero essere negativi se sarà necessario ricorrere all'utilizzo di terreni marginali per ridurre la competizione delle colture energetiche con quelle alimentari. Per questo motivo ella segnala che 'Noi dovremo ritagliare i sistemi colturali e la scelta delle colture sulle condizioni del luogo'. Per esempio la selezione del (->)Miscanthus rispetto al (->) Panicum virgatum (= switchgrass), come coltura bioenergetica da cellulosa produrrebbe più biomassa e richiederebbe meno azoto, ma necessiterebbe di più acqua e non nutrirebbe gli organismi selvatici'.
Infine la Dott.ssa Wander conclude rilevando: 'Uno degli aspetti meno compresi del lancio commerciale dei biocarburanti è come essi si svilupperanno a livello internazionale. Le decisioni statunitensi possono influenzare la dimensione e la direzione del cambiamento di uso delle terre ovunque e viceversa'.

Gli autori dell'articolo pubblicato dalla rivista 'Science' del 3 ottobre 2008, sono stati complessivamente

Phil Robertson, professore di Scienze delle Colture e del Suolo presso l'Università del Michigan; Virginia H. Dale, Laboratorio Nazionale 'Oak Ridge'; Otto C. Doering, Purdue University; Steven P. Hamburg, Brown University; Jerry M. Melillo, Woods Hole, Laboratorio di Biologia Marina; Michele M. Wander, Università dell'Illinois; William J. Parton, Colorado State University; Paul R. Adler, Servizio di Ricerca Agricola del Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti; Jacob Barney, Università della California-Davis; Richard M. Cruse, Iowa State University; Clifford S. Duke, Società Americana di Ecologia; Philip M. Fearnside, Istituto Nazionale per la Ricerca nell'Amazzonia; Ronald F. Follett, Servizio di Ricerca Agricola del Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti; Holly K. Gibbs, Università del Wisconsin-Madison; Jose Goldemberg, Università di São Paulo; David J. Mladenoff, Università del Wisconsin-Madison; Dennis Ojima, Centro per la Scienza, l'Economia e l'Ambiente H. John Heinz; Michael W. Palmer, Oklahoma State University; Andrew Sharpley, Università dell'Arkansas; Linda Wallace, Università dell'Oklahoma; Kathleen C. Weathers, Cary Institute di Studi Economici; John A. Wiens, PRBO Conservation Science; and Wallace W. Wilhelm, Servizio di Ricerca Agricola del Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti.

Fonte/i: Università Statale del Michigan (MSU), 29 settembre 2008 - Purdue University, West Lafayette - Indiana (USA), 3 ottobre 2008 - Università dell'Illinois - Urbana-Champaign (USA), 2 ottobre 2008

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 12 ottobre 2008



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