La Nuova Zelanda si appresta ad implementare un sistema di tracciabilità della filiera bovina da carne per garantire l'accesso delle sue produzioni al mercato europeo

La Nuova Zelanda, nazione la cui economia si avvantaggia molto delle produzioni del settore agricolo sente il bisogno di adeguare la propria filiera zootecnica da carne alle esigenze dei mercati più esigenti, che richiedono principalmente efficienti sistemi di tracciabilità delle produzioni.

Questa decisione è stata una scelta ben ragionata: troppe nazioni produttrici di carne risentono delle crisi temporanee sui mercati stranieri, quando si verificano le periodiche epidemie che colpiscono il bestiame.
Un efficace sistema di allarme che permetta anche una rapida identificazione, isolamento ed abbattimento dei capi colpiti è uno degli elementi in grado di fornire ai paesi acquirenti una implicita garanzia circa la salubrità del prodotto offerto sul mercato. La prova di funzionalità di questo sistema è quindi nell'obbiettivo l'essere in grado di bloccare sul nascere possibili epidemie.
L'entrata sul mercato globale delle merci di paesi i cui standard di qualità sono molto precisi ed in particolare dei paesi europei costringe ora nazioni, da sempre abituate a competere sul mercato globale, ad offrire delle garanzie aggiuntive riguardo la sicurezza alimentare delle loro produzione che deve ora essere confrontabile con gli standard adottati in Europa; un mancato adeguamento rischia di divenire altrimenti un ostacolo insormontabile, anche perchè, come riferito dal direttore di questo ente di certificazione Ian Corney, la stessa organizzazione mondiale per la salute animale si è schierata sulle linee della Comunità Europea.
in questa direzione è stato quindi predisposto, in Nuova Zelanda, un organismo di certificazione nazionale il (->)NAIT.
Il Dott.Corney è comunque convinto che in Nuova Zelanda già adesso sia in vigore un buon sistema di controllo complessivo sulla qualità della produzione, ma il limite di questo sistema sarebbe di non avere sotto controllo l'intera filiera produttiva e soprattutto vi sarebbero sistemi di controllo solo settoriali, con finalità specifiche come la prevenzione della TBC. Per questo motivo si impone, come necessaria, l'adozione, in unico quadro, di procedure simili a quelle già in vigore in Europa, Australia e Canada; ciò potrebbe quindi avvenire in conformità allo schema nazionale proposto dal NAIT ed in corso di verifica a livello internazionale.
Ovviamente imporre ai produttori questo tipo di procedure rischia di creare situazioni di impopolarità, poiché gli allevatori si troveranno d'improvviso a dover fronteggiare un costo aggiuntivo, ma il Dott.Corney, memore delle negative esperienze di altre nazioni, richiama l'attenzione su quanto sia costato ai produttori di carne brasiliani il non essere stati previdenti: le loro produzione sono state bloccate dall'Unione Europea dopo il fallimento del sistema di tracciabilità, che si è manifestato come evidente in seguito alla crisi sanitaria, che ha avuto luogo all'inizio dello scorso anno, quando (->)le esportazioni in Europa furono bloccate, come ritorsione complessiva alla mancanza di un sistema, che offrisse adeguate garanzie circa alcuni focolai di afta epizootica, persistenti in alcune aree di questa nazione.
Anche la immediata controproposta, fatta allora, di una lista di aziende sicure, a cui potesse essere consentita l'importazione in Europa, era stata bloccata. Tra le testate italiane che riportarono questa notizia, alcune segnalarono come questo intervento permise anche di porre fine al problema, in ambito concorrenziale, dell'esistenza di quote di produzione, che entravano nel mercato comunitario in condizioni di accesso agevolato.
E' quindi evidente come le aziende esportatrici che più investono per migliorare la produzione, per garantire una stabile collocazione alle loro elevate produzioni, siano quelle che rischiano anche di essere le più danneggiate nei casi di mancata implementazione di meccanismi di controllo della filiera produttiva da carne.
Di questo fatto hanno piena coscienza i Neozelandesi, come riferisce il Dott.Corney a conclusione della sua presentazione del NAIT, sottolineando: “E quando avete tra i clienti i maggiori acquirenti di carne come McDonalds, che dice che si aspetta una tracciabilità lungo tutto il ciclo vitale, come condizione per l'acquisto, siete costretti ad annotare questa cosa'.

Fonte/i: NAIT, organismo di certificazione nazionale neo-zelandese

Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 31 gennaio 2009


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