La Bemisia tabaci si serve di un batterio per svolgere la sua attività parassitaria

Un'interessante scoperta ha avuto luogo presso la Cornell University (New York, USA), essa apre nuove prospettiva di lotta all'aleurodide Bemisia tabaci, un insetto classificato tra le dieci specie più invasive presenti sulla terra particolarmente insidioso sulle coltivazioni in serra. Tale aggressività ha un suo tallone di Achille, che è stato individuato dopo aver constatato che trattando la Bemisia con antibiotici, essa non riesce a crescere e a riprodursi.
La Bemisia tabaci è un insetto dell'ordine dei Rincoti, sottordine omotteri, famiglia degli aleurodidi: Rincote significa che ha il muso a forma di proboscide, con la quale punge la pianta e aspirando la linfa trasmette anche delle malattie da virus; omottero significa che ha i due paia di ali uguali tra loro.

Una particolarità di questo insetto, così come di altri dello stesso ordine, è di effettuare varie generazioni ogni anno, producendo una progenie spropositata, che in buona parte muore, ma la notevole entità delle popolazioni che si sviluppano risultano selezionate dagli insetticidi, cosicché con il tempo gli individui che sopravvivono acquisiscono resistenza ai prodotti chimici utilizzati per contrastarli. Risulta quindi molto difficile eliminarli e per questo la ricerca compiuta apporta elementi fondamentali, i cui dettagli vediamo di seguito.

Un gruppo interdisciplinare di ricercatori della Cornell University e della cinese Zhejiang University hanno scoperto che la Bemisia tabaci dipende da un batterio che vive in alcune sue cellule, le quali durante la fase riproduttiva migrano verso l'ovario e si mescolano alle uova per essere poi trasmesse alla progenie.

I ricercatori han scoperto che nelle Bemisie in cui è attivo lo spostamento delle dette cellule verso l'ovario, tali cellule presentano, in una forma altamente espressa, alcuni geni che controllano il loro spostamento e divisione.
'E' il primo studio che identifica gli obbiettivi molecolari che noi possiamo sfruttare per colpire questi insetti in un modo molto specifico', dice Angela Douglas, professoressa di entomologia e di biologia e genetica molecolare e autrice anziana del lavoro'.
Jun-Bo Luan, ricercatore di post-dottorato nel laboratorio della Douglas e Hong-Wey Shan, entomologo alla Zhejiang University (Cina) sono i primi coautori di questa ricerca.

'Ciò che vogliamo fare dopo è puntare ai prodotti molecolari di questi geni e bloccare la loro trasmissione, perché essi ci forniscono degli obbiettivi specifici privi di effetti negativi sugli insetti benefici e gli altri organismi', riferisce la Douglas.

L'importanza dei batteri per le mosche bianche (così è denominata la Bemisia tabaci) è nel fornire loro alcuni aminoacidi essenziali, che mancano nella linfa che questo aleurodide preleva dalle piante su cui si nutre.

Co-autori di questo studio sono stati anche Jan Lammerding, professore associato presso la Meinig School of Biomedical Engineering e presso il Weill Institute for Cell and Molecular Biology; Phillip Isermann, uno scienziato in visita al laboratorio di Lammerding; e Jia-Hsin Huang, un ex ricercatore associato di post dottorato nel laboratorio della Professoressa Douglas.

La ricerca è stata sovvenzionata dalla Bill & Melinda Gates Foundation e dalla National Natural Science Foundation of China.

Fonte/i: Cornell University (New York - USA), 30 giugno 2016

Autore dell'articolo: , 30 giugno 2016

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