Un efficace contrasto degli scarafaggi prevede tecniche di lotta integrata per prevenire la resistenza incrociata

Gli scarafaggi trasmettono molteplici malattie e anche allergie, attraverso le loro feci. Gli scarafaggi più diffusi in Italia sono la Blatta orientalis che è nerastra e poi vi sono la Blatella germanica e la Periplaneta americana, che sono giallastre con grosse ali e molto simili tra loro, anche se di forma differente.

La Blattella germanica è una delle specie più diffuse e difficili da estirpare. Periodicamente si verificano pullulazioni di questi insetti nei centri abitati urbani, particolarmente in quei grandi caseggiati popolari, dove la scarsità di risorse economiche ostacola l'attuazione di efficaci attività di disinfestazione, che non possono in generale basarsi sui soli prodotti chimici, poiché questi parassiti sono in grado di acquisire rapidamente resistenza alle molecole più utilizzate. Gli esperti della disinfestazione conoscono le abitudini di questi animali e tale conoscenza etologica si rivela spesso decisiva per dare maggiore efficacia sia alle metodologie di contrasto chimico, che ad altre forme di lotta, che possono essere integrate nella complessiva strategia messa in atto.

Uno studio condotto presso la Purdue University è lo spunto in questo caso per evidenziare il fenomeno della resistenza incrociata degli scarafaggi agli insetticidi, che l'esperimento compiuto ha permesso di dimostrare può essere acquisita dalla Blattella germanica L. anche nel corso di una sola generazione, rendendo in tal modo molto più difficile il contrasto di questi parassiti, anche nel caso si ricorra all'uso dei cosiddetti 'insetticidi sterminatori', che, a dispetto del nome con cui sono noti negli Stati Uniti, possono risultare tutt'altro che efficaci.

La ricerca qui riportata è stata condotta dal professor Michael Scharf, che è anche capo dell' O.W. Rollins/Orkin presso il Dipartimento di Entomologia della Purdue University (West-Lafayette, Indiana). Come riferisce Scharf: 'Questa è una questione critica sugli scarafaggi di cui precedentemente non ci si era resi conto. La crescente resistenza degli scarafaggi a multiple classi di insetticidi contemporaneamente renderà quasi impossibile il controllo di questi parassiti con i soli mezzi chimici.'

La resistenza incrociata agli antiparassitari può determinarsi quando non si alternino molecole insetticide aventi differente meccanismo d'azione. Non basta infatti cambiare le molecole utilizzate, ma esse devono anche agire in maniera differente, altrimenti la pressione selettiva di una molecola può indurre modifiche a livello del suo sito d'azione sul parassita, che diverrà quindi resistente anche a differenti classi di insetticidi che agiscano sul medesimo sito d'azione (ovvero che abbiano uno stesso meccanismo d'azione), anche se l'insetto non sia mai stato sottoposto all'azione di tali molecole, che pertanto potevano anche risultare fino a tale momento efficaci.

Negli Stati Uniti, come sottolineano gli autori di questa ricerca, sono molto utilizzati alcuni insetticidi noti col nome di 'sterminatori'. Si tratta di miscugli di prodotti appartenenti a più classi differenti, che a volte cambiano da trattamento a trattamento sebbene, per le ragioni sopra evidenziate, non è un dato miscuglio a essere efficace, ma il tipo di composti in esso presenti. Utilizzando tali prodotti alcune persone sperano che almeno uno dei componenti del miscuglio ottenga l'esito sperato ma, al contrario, la ricerca di seguito riportata mostra che l'unico risultato dell'uso di tali insetticidi è la selezione di popolazioni scarafaggi portatrici di resistenza incrociata.

Scharf e i suoi collaboratori, per avere maggiori informazioni, hanno eseguito, in un periodo di sei mesi, una serie di esperimenti in due diverse località, poste in Indiana e Illinois (USA).
In una prima prova essi hanno alternato tre principi attivi insetticidi, uno al mese per tre mesi e poi hanno ripetuto la prova. In un'altra prova hanno effettuato un miscuglio di due insetticidi di classi differenti (thiamethoxam+λ-cyhalothrin AIs) e li hanno utilizzati per sei mesi. In una terza prova essi hanno scelto un insetticida al quale gli scarafaggi avevano una resistenza iniziale di basso livello e lo hanno utilizzato per l'intero periodo dell'esperimento.

Una cosa particolare che è stata anche effettuata prima di questo esperimento è stata anche di determinare, previa cattura di scarafaggi, gli insetticidi che erano più efficaci per ucciderli. Ha indicato, in tal senso, Scharf: 'Se avete la possibilità di provare gli scarafaggi prima e trovare un insetticida che incontri ridotta resistenza, ciò aumenta la probabilità. Ma anche allora, noi avevamo problemi a controllare le popolazioni.'

Il test che è risultato più efficace è stato quello di ruotare tre principi attivi insetticidi, poiché ha consentito di impedire lo sviluppo della popolazione di scarafaggi nei mesi di durata della prova; mentre invece il test basato sul miscuglio di due insetticidi non ha funzionato e la popolazione di scarafaggi è in tal caso aumentata. Nel caso dell'esperimento basato sull'utilizzo di un solo insetticida, i ricercatori hanno potuto rilevare che vi era poca resistenza iniziale al prodotto appositamente scelto sulla base della sua capacità di contrasto, ma che esso non era in grado di eliminare la presenza di scarafaggi; mentre nella seconda località di prova, in cui era stato eseguito lo stesso test utilizzante un singolo insetticida, vi era stata una resistenza iniziale del 10% con un incremento della popolazione di scarafaggi.

Dai test di laboratorio i ricercatori hanno potuto rilevare che un ruolo rilevante in quanto accaduto è stato giocato dalla resistenza incrociata. La soluzione proposta è, quindi, di utilizzare molecole differenti, che anche agiscano su differenti siti di azione, o meglio ancora come suggeriscono gli autori di questo studio è utile effettuare interventi di lotta integrata, integrando cioè tecniche differenti di lotta al parassita (es. chimica biologica, fisica, meccanica, biotecnica, trappole, cura dell'igiene dei luoghi, ecc.).

Le femmine degli scarafaggi effettuano infatti un ciclo riproduttivo ogni 3 mesi, con produzione di una progenie di 50 individui. Anche se solo una piccola percentuale di scarafaggi risulta resistente ad un principio attivo insetticida, nel giro di pochi mesi una popolazione eliminata potrà riemergere nuovamente con infestazioni ben più persistenti, nel caso in cui tale popolazione di insetti abbia acquisito resistenza incrociata a molecole aventi lo stesso meccanismo d'azione.

Come evidenzia il dott. Scharf, utilizzare metodi di lotta differenti, integrati tra loro, è sicuramente più costoso che utilizzare solamente insetticidi, ma il ricorso a metodi di contrasto inefficaci nel controllare o eliminare una popolazione di scarafaggi significa proprio buttar via i soldi.

Questa ricerca è stata sovvenzionata dal Dipartimento di Entomologia della Purdue University e dal Ministero dell'Agricoltura statunitense.

Fonte/i: Purdue University - Agricultural Communications, 25 giugno 2019

Autore dell'articolo: , 30 giugno 2019

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