Messo a punto un nuovo e più efficace repellente per le zanzare

Le strategie di contrasto dei ditteri nematoceri vettori di agenti patogeni si basano su un approccio molteplice e diversificato, che si basa su:

Un recente studio dell'università di Madison, nel Wisconsin (USA) ha portato alla realizzazione di una sostanza fortemente repellente le zanzare, a partire da microrganismi, ovvero, più specificamente, utilizzando il batterio Xenorhabdus budapestensis; questa ricerca è stata pubblicata sul Giornale degli Avanzamenti scientifici dell'Università di Madison.

La particolarità dell'utilizzo di questo repellente è di agire a dosi bassissime, nei confronti di specie differenti di zanzare pericolose per gli esseri umani (Aedes aegypti, Anopheles gambiae e Culex pipiens), rispetto a repellenti più noti come il DEET e la picaridina, che sono contenuti in circa 500 prodotti commerciali, autorizzati dall'agenzia ambientale statunitense (EPA).

Rimane tuttavia ancora da accertare se i composti estratti dal batterio Xenorhabdus budapestensis (=fabclavine) siano compatibili con l'uso umano, cioè non risultino nocivi a contatto con la pelle, ma quello che ai ricercatori, che han condotto questo studio, importa maggiormente in questo momento è di aver aperto l'attenzione su composti alternativi e per se stessi migliori nell'ambito delle sostanze repellenti, come riferisce la professoressa di entomologia Susan Paskewitz, dell'Università di Madison-Wisconsin: 'Noi non ci siamo occupati di questa cosa pensando che avremmo trovato un repellente, c'è stata un po' di serendipity (=scoperta felice fatta per puro caso)'.

Come precisano dall'Università del Wisconsin il progetto non fu inizialmente sviluppato dalla dottoressa Paskewitz, ma fu una sua collega Que Lan, che è morta nel 2014, a iniziare questo studio, che aveva inizialmente l'obbiettivo di trovare una nuova molecola insetticida, efficace contro le zanzare. La dottoressa si è poi occupata di far rifinanziare il progetto, che è stato proseguito insieme col dottor Mayur Kajla, che è divenuto il principale autore della ricerca, in un momento in cui era solo stato accertato che il composto studiato era inefficace come insetticida. Successivamente fu riscontrato che aggiungendolo al cibo le zanzare, esse si rifiutavano di mangiarlo.

Pertanto furono sviluppati dei test per verificare il potenziale repellente dell'estratto batterico ed alla fine è stato definito che l'attività repellente dipende da due differenti molecole del gruppo delle fabclavine.

Per verificare quanto le zanzare fosse respinte da questi composti, il dottor Kajla utilizzo un sistema di nutrizione commerciale, che egli stesso modificò in modo che si ricreasse una situazione simile a quella della zanzara che punge un essere umano. In tal senso egli scelse una membrana simile alla belle umana, al cui interno era presente un alimento di colore rosso, che simulava il sangue mano, o di animali e che conteneva i principali elementi della dieta delle zanzare.

Egli ha poi anche selezionato delle coperture, da posizionare sopra la membrana, su cui spalmare i repellenti da provare. Egli ha quindi bagnato la copertura con acqua e i due composti, già di uso comune, 'DEET e picaridina. Ha poi consentito alle zanzare (del suo laboratorio) di nutrirsi, per circa 30 minuti, per poi congelarle e contare quante fossero quelle che si erano nutrite del liquido rosso, o che invece non lo avessero fatto.

Effettivamente le zanzare in presenza di ciascun repellente non si erano nutrite. Il dottor Kajla, insieme con il collega e coautore dello studio Gregory Barrett-Wilt hanno poi dimostrato che anche in presenza dell'estratto delle due fabclavine, in differenti concentrazioni, le zanzare non si nutrivano. La nuova miscela è risultata, a parità di effetto, tre volte meno concentrata del Deet e 8 volte meno concentrata della Picaridina.

'Se usate meno di un principio attivo in una formulazione, essa può essere meno costosa', dice Paskewitz, che con Kajla ha presentato una domanda di registrazione per questo lavoro effettuato attraverso la Fondazione per la Ricerca degli ex-studenti dell'università del Wisconsin (WARF)'.

Per quanto riguarda il meccanismo d'azione i ricercatori ritengono che il nuovo composto abbia un cattivo sapore per le zanzare. Ciò che stanno facendo adesso è capire se esso è pericoloso per l'uomo e lo stanno facendo con esperimenti su colture di cellule umane: dai primi risultati sarebbe comunque emersa qualche forma di tossicità. Come dice Paskewitz: 'Non vedo l'ora di metterne una punta sulla mano e poi metterla in una gabbia di zanzare, ma finora non ho potuto farlo'.

Paskewitz precisa che il fatto che vengano cercate continuamente alternative al DEET, sebbene sia efficace e sicuro, dipende dai dubbi che ha l'opinione pubblica verso di esso, particolarmente quando usato sui bambini piccoli e, sebbene molti gruppi di ricerca cerchino alternative tra le sostanze di origine vegetale, il suo gruppo si è invece diretto verso lo studio di batteri, considerando che essi sono alla base della ricerca sugli antibiotici ed anche di alcune tossine, come quella del Bacillus thuringensis, che è comunemente utilizzato per la lotta biologica agli insetti parassiti delle colture agricole.

Kajla segnala in aggiunta che, sebbene procedano gli studi sui composti estratti dal batterio Xenorhabdus budapestensis, è già stata provata la sua efficacia per altre applicazioni, ovvero per una molteplicità di artropodi che pungono, ovvero non solo insetti, ma anche ragni, acari e zecche; quest'ultime rappresentano un grave e frequente problema negli Stati Uniti. A riguardo Paskewitz aggiunge: Il DEET funziona con le zecche, ma non è altrettanto buono sulle zanzare. Noi proveremo i composti batterici contro altri generi di insetti pungenti e i loro parenti (sistematicamente parlando).'

Questo studio è stato sovvenzionato da una borsa dell'Istituto nazionale per la Salute (NIH).

Fonte/i: College of Agricultural and Life Sciences - University of Wisconsin – Madison, 30 gennaio 2019

Autore dell'articolo: , 31 gennaio 2019

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