L'etologia può aiutare a controllare alcune variabili avverse dell'ambiente agricolo

Molti ci tengono a vivere in un mondo in equilibrio dove ci sia spazio per tanti organismi differenti che genericamente vengono riassunti nella parola biodiversità. Questo tipo di approccio per quanto rispondente ad una situazione di natura in equilibrio, non rappresenta una situazione sempre coincidente con i valori di umanità a cui tanti ecologisti si ispirano. Infatti la natura si basa sulla prevalenza del più forte sul più debole. In questo contesto anche i fattori naturali presenti nell'ambiente interferiscono e creano delle pressioni selettive che uccidono gli organismi più deboli.

L'uomo si sottrae ampiamente alla 'logica' della natura ricorrendo ad una ricca alimentazione che aumenta la capacità di sopravvivenza e ad una serie di espedienti, come l'utilizzo di medicine, di vaccinazioni, di antiparassitari e di altre scoperte della scienza e della tecnica, per contrastare l'ambiente avverso e gli organismi che gli contendono il cibo, o che cercano di ucciderlo quando è più debole ed attaccabile.

In questa lotta dell'uomo contro la natura, la conoscenza delle abitudini degli animali è sempre stata un elemento importante per garantire la sopravvivenza e quindi nell'agricoltura moderna la conoscenza delle abitudini dei parassiti delle coltivazioni e dei predatori del bestiame è ampiamente sfruttata per contrastarli, ove possibile evitando di ricorrere all'utilizzo di prodotti chimici che, specialmente quando mal utilizzati, possono danneggiare il nostro ambiente di vita, incidendo sulla qualità della nostra esistenza. Pertanto anche la lotta biologica ai parassiti non si sottrae alla logica utilitaristica di un mondo antropo-centrico, cioè nel quale l'uomo si sente al suo centro.

In definitiva la conoscenza dell'etologia (del comportamento degli animali) ci aiuta in molte situazioni e la ricerca scientifica fornisce spesso contributi in questa materia, che producono informazioni utili a prendere delle decisioni, come ad esempio nel caso della lotta agli insetti parassiti.

Tra le notizie più recenti che vengono dal mondo scientifico in questo ultimo mese è emerso, ad esempio, che i nematodi (o nematelminti; = vermi cilindrici, o filiformi) riescono a riconoscere gli insetti sani, cioè ancora da parassitizzare. Infatti gli insetti già attaccati da nematodi, come riferisce la fonte di questa notizia, emettono un odore che risulta loro sgradevole e che è provocato dalla presenza di prenolo, una sostanza alcoolica (gli alcoli hanno la desinenza -olo), che presumibilmente deriva dalla fermentazione dei tessuti degli insetti morenti.

I nematodi sono vermi trasparenti o biancastri e rappresentano l'80% della vita animale sulla terra; essi non sono in assoluto amici dell'uomo, ma rietrano anche tra i suoi parassiti (es. le filarie, gli ossiuri) che penetrano nel nostro corpo attraverso carni poco cotte, insalate non lavate, o in presenza di scarse condizioni igieniche.

La scoperta dell'azione del prenolo come segnale chimico origina da una ricerca compiuta presso l'Università di Riverside (California) dal gruppo del Prof.Adler Dillman, assistente di parassitologia e potrebbe avere aspetti applicativi nel contrasto a quegli insetti parassiti che siano uccisi, ricorrendo alla lotta biologica, tramite il nematode Steinernema carpocapsae (la carpocapsa è una minuscola farfalla parassita del melo e del pero).

Come riferisce la dottoranda Tiffany Baiocchi, che ha partecipato a questa ricerca nel laboratorio del Prof. Dillman:'I nematodi utilizzano odori come il prenolo per identificare insetti che sono già stati infestati e quindi non utili da infettare, poiché hanno risorse impoverite. Invece i parassiti è più probabile che scelgano insetti che non stiano emettendo prenolo, poiché rappresentanto delle risorse non sfruttate'.

I nematodi entomoparassiti entrano nel corpo degli insetti attraverso aperture naturali e successivamente emettono un miscuglio mortale di proteine, che agisce come un insetticida; il parassita si nutre poi dell'insetto, che pertanto finisce con odorare di prenolo che, è stato scoperto, non è solo un utile segnale di repulsione per i nematodi, ma anche richiama altri insetti, che saranno a loro volta parassitizzati. Il meccanismo che sottende questo complesso di interazioni rimane però tuttora ignoto.

Anche altri insetti possono essere eliminati tramite nematodi entomoparassiti. I ricercatori che hanno compiuto questo studio parlano a riguardo di circa 250 specie parassite e tra esse vi sono probabilmente gli oziorrinchi, insetti frequenti in ambiente urbano su piante provenienti dai vivai, tra cui tipicamente il lauroceraso. Nel contesto urbano l'azione entomoparassita dei nematodi può permettere di associare nella lotta biologica, una buona efficacia di azione e la necessità di non utilizzare prodotti chimici. L'eventuale utilizzo di insetticidi non selettivi, siano essi naturali o di sintesi, può ridurre l'efficacia della lotta biologica, uccidendo gli insetti predatori che abbiano mangiato prede contaminate (es. piretroidi, o neo-nicotinoidi).

Pertanto, sebbene i parassitoidi come i nematodi entomoparassiti siano utilizzati alla stregua di insetticidi di sintesi, è necessaria una strategia complessiva che consideri che si tratta di un prodotto costoso e facilmente deteriorabile. La lotta biologica per risultare conveniente ed efficace richiede quindi l'assenza di antiparassitari nell'ambiente, come avviene in città in presenza del divieto di uso dei prodotti chimici di sintesi; pertanto l'ambiente urbano finisce per offrire le condizioni ottimali per provare tecniche di lotta biologica ai parassiti di alberi e siepi.

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Un'altra notizia recente sul comportamento degli animali riguarda le libellule (ordine odonati=con mandibole dentate), insetti anch'esse utili in agricoltura poiché si nutrono predando altri insetti, tra cui molti parassiti delle coltivazioni. L'ordine degli odonati si suddivide in due sottordini: gli zigotteri (ali che a riposo sono aperte e orizzontali=libellule) e gli anisotteri (ali chiuse e verticali; le damigelle)(approfondimento: Sito lucianabertolini.net).

Le mandibole delle libellule sono dentate poiché esse si nutrono di altri insetti; ebbene è stato ora scoperto che nel compiere tale attività nutritiva il cervello di questi insetti è in grado di calcolare la traiettoria di volo delle prede, per poterle aggredire con successo. Ciò è possibile per la presenza nel cervello della libellula Hemicordulia (il genere oggetto di studio) di cellule neuronali.

Un articolo pubblicato sul giornale e-Life a partire da una ricerca congiunta di ricercatori dell'Università australiana di Adelaide e dell'università svedese di Lund ha chiarito come avviene l'elaborazione delle informazioni nel cervello delle libellule.

Come segnala il Professor David O'Carroll, che insegna biologia all'Università di Lund, i neuroni della libellula possono effettuare una selezione di un singolo obbiettivo dalla massa di informazioni visive che il cervello riceve, come ad esempio il movimento di un altro insetto e quindi predire la sua direzione e posizione futura. La libellula come gli esseri umani fa questa stima basandosi sul percorso lungo il quale si muove l'oggetto.'

'In altre parole la libellula fa qualcosa di molto simile a ciò che noi facciamo quando seguiamo il percorso di una palla in movimento. Nonostante le rilevanti differenze nella complessità del cervello, l'evoluzione ha indirizzato l'insetto ad usare il suo cervello per elaborazioni visive avanzate che sono di solito considerate (presenti) solo nei mammiferi.'

Fonte/i: University di Riverside (California, USA), 24 luglio 2017 – Università di Adelaide (Australia), 25 luglio 2017

Autore dell'articolo: , 31 luglio 2017

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