Nuove classi di insetticidi offrono la possibilità di disporre di un controllo più mirato

Le problematiche delle api e della salute umana spingono sempre più verso il 'phasing-out', una procedura burocratica con la quale si spingono i fitofarmaci pericolosi fuori dai circuiti commerciali, attraverso un graduale divieto; questa circostanza genera una continua necessità di nuove molecole meno pericolose per poter continuare a contrastare i parassiti delle coltivazioni agricole ed ornamentali, ma anche degli ambienti umani, come in particolare le zanzare vettrici di numerose malattie pericolose, tra le quali spicca, negli ultimi tempi la dengue, anche nota come 'febbre spacca-ossa'.

Parlando più specificamente di insetticidi, presso l'università Purdue dell'Indiana (Stati Uniti) è in corso uno studio per la messa a punto di insetticidi di una nuova classe che, secondo quanto riferiscono i ricercatori, potrebbe raggiungere gli obbiettivi dell'efficacia a basse dosi e della notevole specificità d'azione, che significa anche ridotta pericolosità per l'uomo e per gli insetti utili (particolarmente le api).

La nuova classe di insetticidi è denominata 'anti-dopaminici' (DAR-antagonists) essendo costituita di molecole in grado di inattivare il neuro-trasmettitore della dopamina, che ha un ruolo rilevante nella trasmissione di segnali cellulari, nel movimento, nello sviluppo e nei comportamenti complessi, portando alla fine della sua azione alla morte dell'insetto. Peraltro, come si diceva sopra, l'azione degli anti-dopaminici sarebbe anche molto selettiva; quest'ultimo aspetto è molto importante poiché la carenza di dopamina è, negli esseri umani, il fattore alla base del morbo di Parkinson e di altre sindromi simili indotte da sostanze inquinanti, come quella che colpisce le api.
Di questo aspetto si era già parlato in un articolo recente, che approfondiva il rischio collegato all'eccesso di manganese (per inquinamento) con danno ai neuroni dopaminici; ciò risultava da una ricerca svolta dalla Washington University di Saint Louis.

I ricercatori per riuscire a mettere a punto la molecola adatta hanno utilizzato il genoma della zanzara per testare delle sostanze chimiche che potessero essere più selettive degli attuali insetticidi, i quali invece si legano prontamente alla molecole negli uomini e negli insetti non-bersaglio, come riferisce Catherine Hill, professoressa di entomologia e studiosa della Facoltà Showalter.

'Questi sono farmaci di progettazione molto sofisticata', ella riferisce e aggiunge: 'sono come farmaci personalizzati per le zanzare – ma in questo caso la medicina è letale.'

Questi principi attivi fitofarmaci hanno un'elevata efficacia sia contro gli adulti che le larve della zanzara Aedes aegypti, la quale trasmette febbre gialla, dengue e chikungunya – e contro larve e adulti di Culex quinquefasciatum, vettore del West-Nilus virus e dell'elefantiasi.

Riferisce la professoressa Hill: 'Un efficace controllo dei parassiti è stato storicamente importante nel rallentare la diffusione di malattie trasmesse dalle zanzare. Ma il sovra-uso di antibiotici ed insetticidi ha condotto all'incremento dei ceppi di malattie infettive resistenti ai farmaci e l'emergenza di zanzare in grado di far fronte agli antiparassitari convenzionali, un doppio assalto'. In questo caso il riferimento agli antibiotici è chiaramente inteso in un discorso di carattere generale riguardo la maggiore diffusione delle malattie batteriche, limitate appunto dagli antibiotici, che però, come noto, non contrastano le malattie virali, come dengue, chikungunya, e febbre del Nilo, meno diffuse, ma comunque ugualmente pericolose

'C'è un urgente bisogno di nuovi insetticidi', ella riferisce.'Noi stiamo vedendo un risorgere di malattie infettive che negli ultimi 50 anni avevamo il lusso di controllare con antibiotici la medicina moderna. Queste malattie stanno divenendo sempre più un problema per la gente ovunque'.

Il gruppo sta ora analizzando un insieme di 200 molecole insetticide progettate come antagoniste dei recettori della dopamina (DAR), per identificare le molecole più promettenti per l'uso come prodotti commerciali. Gli insetticidi potrebbero essere di costo conveniente a confronto con gli attuali prodotti e avrebbero un ridotto impatto ambientale a causa della loro selettività, riferisce Hill.

Inoltre, come riferisce Val Watts, professore di chimica farmaceutica e farmacologia molecolare e coautore di questo studio, i ricercatori stanno facendo dei passi per ridurre il rischio che gli insetticidi possano legarsi ai recettori della dopamina umana.

Egli aggiunge: 'Molti dei composti che noi abbiamo identificato sono selettivi per i recettori della zanzara rispetto a quelli umani – alcuni anche più di 100 volte,' e aggiunge: 'Inoltre alcuni di questi composti sono stati già usati come trattamenti per malattie come la schizofrenia e la depressione. Essi sono maneggiati in modo sicuro dai medici e dai farmacisti ogni giorno'.

La sfida più dura riferiscono i ricercatori, potrebbe essere di assicurarsi che gli insetticidi DAR non colpiscano gli insetti utili come le api; in questo senso essi stanno valutando la possibilità di aumentare la specificità degli insetticidi servendosi di modulatori allo-sterici, molecole che agiscono come interruttori luminosi, accendendo o spegnendo la risposta cellulare alla dopamina.

Fonte/i: Purdue University, Indiana (USA), 1 aprile 2015

Autore dell'articolo: , 30 aprile 2015

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