Nuovo percorso di ricerca di varietà di pomodoro e patata resistenti alla muffa grigia

Scienziati argentini del Istituto di Ricerche Biologiche (IIB) del Conicet in collaborazione con loro colleghi dell'Università di Mar del Plata hanno scoperto un nuovo percorso sperimentale per ridurre l'incidenza della muffa grigia nel pomodoro.

La muffa grigia è un marciume che colpisce molte colture (più di 200) determinando gravi danni, anche se è comunemente nota come muffa grigia dell'uva. L'agente eziologico della malattia è la Botrytis cinerea, il cui nome sottintende la forma a grappolo delle sue sporificazioni. La penetrazione di questa muffa nella pianta ospite è agevolata dalla presenza di lesioni sui frutti, derivanti da precedenti attacchi parassitari, o dalla grandine.
La muffa grigia è frequente sui frutti in maturazione, ma in caso di gravi attacchi può colpire fiori e foglie; inoltre attacchi precoci agli organi vegetativi possono poi predisporre attacchi successivi ai frutti. La muffa grigia può infine anche colpire il prodotto immagazzinato in attesa della commercializzazione.

Trattandosi di un agente di marciume, il parassita determina la lisi della lamella mediana, ovvero del setto di separazione tra le singole cellule vegetali e la loro graduale morte. Per effettuare questa attività il patogeno si serve di appositi enzimi, ma anche di tossine.

I ricercatori argentini hanno scoperto che inattivando ('silenziando') il gene 'S1PLC2' del pomodoro la malattia si instaura con maggiore difficoltà.
La Dott.ssa Gonorazky, dell'Università di Mar del Plata, la cui equipe ha condotto questo studio, descrive l'esito dell'inattivazione genica sulle cellule di piante di pomodoro: 'Queste piante sono risultate essere meno suscettibili al fungo, cioè presentarono minori sintomi di malattia e un minor grado di necrosi (morte) delle sue foglie rispetto alle piante non silenziate', affermò la ricercatrice e aggiunse: 'E' un passo verso lo sviluppo di colture che siano resistenti a questa malattia.'

Per ottenere il risultato a cui aspiravano i ricercatori si sono serviti di un ceppo del batterio Agrobacterium tumefacens, che è utilizzato da tempo per trasferimenti genici e fu utilizzato anche per creare le prime piante transgeniche. Anche in questo caso si tratta quindi di un batterio modificato, il cui ceppo utilizzato contiene una porzione di una versione modificata del gene S1PLC2. Il batterio penetrando nella pianta determina.

Come riferisce la Dott.ssa Gonorazky:'La pianta identifica questa sequenza e come se si trattasse di un virus e degrada sia quella prodotta dal Vettore (l'Agrobacterium tumefaciens) che la propria. Questo tipo di silenziamento è temporaneo, cioè non è ereditato dalla generazione successiva'.
Pertanto l'obbiettivo del suo gruppo di ricerca è di conseguire lo stesso obbiettivo con la tecnica 'CRISP/Cas', che permette il silenziamento stabile dei geni.

Il silenziamento genico è una tecnica che è stata utilizzata più di recente rispetto al trasferimento genico e che non comporta il trasferimento di geni tra organismi sia di specie diverse (trans-geni) che della stessa specie (cisgeni); questa tecnica invece si basa sulla regolazione del funzionamento di geni già esistenti che possono quindi essere spenti (se dannosi e attivi), o accessi (se utili e spenti), attraverso l'azione di regolatori del funzionamento dei geni.

Questa tecnica potrà essere impiegata anche per altre specie di interesse agronomico che soffrano di attacchi di botrytis cinerea. Come evidenzia la Dott.ssa Gonorazky “Ciò che vi è di interessante è che anche il genoma di patata ha il gene S1PLC2. Per tale ragione vogliamo vedere se si può sviluppare resistenza in questa coltivazione rispetto ai patogeni che la colpiscono”, ha sottolinaeato Gonorazky.

Fonte/i: Università Nazionale di Mar del Plata - Conicet, 30 novembre 2017

Autore dell'articolo: , 30 novembre 2017

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