Una composita produce un feromone d'allarme degli afidi e in tal modo li tiene lontani

Una ricerca pluriennale condotta presso l'Università di Wageningen (Olanda) ha riguardato Il Tanacetum cinerariifolium, la pianta da cui si estrae il piretro, una molecola insetticida naturale utilizzata in lotta biologica, ma anche riprodotta per sintesi e poi modificata per produrre una lunga serie di piretroidi sintetici.

Come è emerso da tale studio le proprietà del Tanacetum cinerariifolium non si fermano alla produzione del piretro; è stato infatti ora scoperto che tale pianta mima un feromone di allarme degli afidi, che essi producono ed emettono, in situazioni di pericolo (feromone di allarme). In questo caso il Tanacetum produce un analogo di tale feromone al di sotto del capolino, ovvero nel luogo dove solitamente si radunano gli afidi per aspirare la linfa dalla pianta. Lo stesso feromone ha anche la particolarità di attrarre le coccinelle, le quali si nutrono di afidi.

Per arrivare a questa scoperta sono stati necessari studi durati una decina d'anni; ma l'ipotesi che ciò avvenisse era stata proposta da tempo: negli anni '80 del '900 fu prospettato che il detto feromone d'allarme, prodotto anche dalle foglie di alcune piante, allontanasse gli afidi e attraesse gli erbivori. Tale complesso meccanismo ha probabilmente richiesto migliaia di anni per riuscire a essere selezionato in questa specie di composite come carattere adattativo all'ambiente di crescita.

L'attività di ricerca vera e propria intorno al detto feromone d'allarme è iniziata però solo nel 2009, dopo la rilevazione di quel che sembrava un fenomeno anomalo: la notevole pullulazione di coccinelle nei campi cinesi, in cui la margherita del piretro era coltivata per estrarne l'nsetticida naturale. All'epoca Maarten Jongsma notò che nei campi non c'era alcuna ragione perché ci fosse una così massiccia presenza di coccinelle: nessun insetto da mangiare, nulla di rilevante che giustificasse un tale fenomeno!

Così cominciò l'attività di ricerca, in collaborazione con il professor Caiyun Wang della Huazhong Agricultural University, di Wuhan (Cina), a cui ha anche preso parte in campo e laboratorio Jinjin Li, un locale laureando.

Le prove complessivamente acquisite hanno così confermato che la coccinella è attratta particolarmente dall'odore dei giovani fiori di Tanacetum cinerariifolium e che lo stesso odore allontana fortemente gli afidi. Tutto ciò è prevalentemente ricollegabile al feromone d'allarme, che prevale nel complessivo odore dei giovani fiori.

I ricercatori hanno quindi isolato il gene che sovrintende la sintesi del feromone d'allarme e attraverso di esso hanno dimostrato che il luogo di sintesi e distribuzione è sotto il capolino del tanaceto. Come segnalano gli autori della ricerca, molte specie di afidi producono questo feromone di allarme, con il quale le coccinelle hanno a che fare almeno ogni volta che divorano un afide, il quale reagisce all'aggressione rilasciando, due gocce di linfa, contenenti vari nanogrammi del feromone, attraverso due piccoli organi corniformi. La coccinella associa quindi automaticamente tale odore con un pasto molto gustoso. L'afide però rilascia tale aroma per mettere in guardia gli altri afidi del pericolo incombente.

Ogni volta che un afide preleva linfa sotto il capolino del Tanacetum cinerariifolium, assorbe inizialmente il feromone d'allarme proveniente dalle cellule superficiali della pianta, che entra quindi in circolo nel corpo dell'afide e viene rilasciato poi attraverso la linfa secreta. L'afide ne percepisce quindi la presenza attraverso gli organi recettori posti sulle sue antenne. Tale secrezione mette in allarme gli afidi presenti sul Tanacetum, ma anche attira le coccinelle, rivelandosi quindi per questa pianta una efficacie arma di lotta biologica.

La fase successiva di questo studio consisterà nell'inattivare il gene che controlla la sintesi del feromone d'allarme da parte del Tanacetum cinerariifolium, per verificare se si riscontrerà un incremento di infestazione di afidi e una diminuzione delle visite di coccinellidi; sarà in tal modo possibile quantificare l'impatto ecologico ed il rilievo di questo sistema naturale di difesa dai parassiti.

Fonte/i: Wageningen University & Research, 3 giugno 2019

Autore dell'articolo: , 30 giugno 2019

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