Una ricerca recente definisce i termini scientifici dell'incombente pericolo per la cerealicoltura, che potrà derivare dalla resistenza degli afidi ai piretroidi di sintesi

A Rothamsted son state scoperte e prodotte le prime molecole omologhe del piretro naturale ed a Rothamsted viene ora tracciato il percorso del loro abbandono. Se lo dicono loro ci possiamo credere: ormai i piretroidi sono almeno in Gran Bretagna poco utili per fronteggiare insetti parassiti sempre più insidiosi e ciò tanto più se si considera che non si tratta di una generica affermazione ma del risultato di una ricerca che ha avuto luogo appunto a Rothamsted. Tale studio pronostica una situazione di 'allarme afidi' già nei prossimi mesi e consiglia la messa a punto di tecniche agronomiche volte a rallentare l'instaurarsi dei fenomeni di resistenza, così come a ridurre l'incidenza degli attacchi di afidi.
La posta in gioco non è trascurabile se si considera che nel nord-Europa la coltivazione di cereali autunno-vernini (frumento, orzo, avena, segale, triticale, ecc.) dà luogo a produzione normalmente ben remunerative, ciò grazie a un clima che permane temperato-umido anche nella fase finale del ciclo colturale ed alla presenza di grandi aziende cerealicole, molto frequenti in questi territori.

I piretroidi sono insetticidi che agiscono per contatto, ma quelli naturali sono poco persistenti, di qui derivò la necessità di migliorarne l'azione inserendo sulla molecola sintetica alcuni gruppi che gli conferiscono una maggiore persistenza nell'ambiente. L'effetto di un'insetticida piretroide è normalmente duplice: a quello neurotossico di base, che provoca capogiri nell'insetto fino alla sua morte, si aggiunge un utile azione abbattente che lo paralizza finché morte non sopraggiunga. Negli ultimi anni si è però andato diffondendo nelle popolazioni di afidi un gene detto 'knock-down resistance' (kdr)(link al sito dell'Istituto per la Salute statunitense) ovvero di resistenza all'effetto abbattente.

Tutti coloro che in Gran Bretagna seguono la cronaca locale sanno però anche che a Rothamsted è in corso un'importante ma contestata sperimentazione di una nuova varietà di frumento al cui interno è stato introdotto un gene esterno che produce una sostanza repellente gli afidi e pertanto in grado di allontanarli senza interagire chimicamente con essi, come farebbe invece qualcuna delle più diffuse varietà di mais GM, le quali però producono nella pianta un insetticida naturale, che permanendo nei residui colturali potrebbe avere (cosa che molti temono) possibili effetti sull'intero ecosistema agrario e naturale.

In qualunque modo vada a finire la sperimentazione del frumento transgenico repellente gli afidi, le attività di ricerca tradizionali procedono anch'esse per trovare soluzioni 'agronomiche' e quindi più rapide per proteggere già da quest'anno i cereali dagli afidi e quindi dal virus del nanismo giallo dell'orzo (BYDV), trasmesso dal Sitobion avenae (link al sito internet 'influentialpoints.com').
In questa direzione i ricercatori di Rothamsted hanno messo a punto due guide (in inglese) piene di consigli per gli agricoltori e che possono essere scaricate dal sito di seguito riportato.

Al fine di meglio comprendere la natura di questo problema, che incombe sulla cerealicoltura europea è anche utile riportare le dichiarazioni degli autori di questo studio, in particolare il Dr Steve Foster riferisce 'La nostra ricerca ci fornisce davvero motivi di preoccupazione, ma non dovremmo farci prendere finora dal panico considerando che il nanismo giallo dell'orzo (BYDV) è anche trasmesso dal Ropalosiphum padi (link al sito: Agraria.org), che ne è il più importante vettore, ma non vi sono finora segni della presenza del gene 'Kdr' in questo afide.

Egli ha poi aggiunto:'quando gli afidi del grano sono i principali parassiti presenti, gli agricoltori devono essere consapevoli che la nebulizzazione di piretroidi non è efficace. Se i coltivatori effettuano periodicamente applicazioni alla massima dose percentuale e sospettano che il controllo sia stato ridotto, essi non dovrebbero effettuare ancora una nebulizzazione con un prodotto a base di piretroide, ma cambiare in direzione di un insetticida che abbia un alternativo meccanismo di azione'.

Conclude la Prof.ssa Linda Field, capo del Dipartimento di Chimica biologica e Protezione delle Colture presso l'Istituto di Ricerca di Rothamsted: Non dobbiamo staccare gli occhi dalla palla, la minaccia della resistenza ai piretroidi è molto reale e abbiamo bisogno di continuare le ricerche per capire quanto potente essa sia e se i piretroidi saranno efficaci in futuro'.

Ad ogni modo per toccare l'aspetto pratico del problema si segnala in conclusione che il gruppo di ricerca attivo a Rothamsted, in collaborazione con la sezione britannica dello speciale gruppo internazionale 'IRAG' (Gruppo di azione sulla resistenza agli insetticidi - The Insecticide Resistance Action Group, ha messo a punto delle guide a colori (in formato '.pdf'), per agricoltori per risolvere questo problema quand'anche si dovesse realmente verificare. Tali guide ricche di informazioni tecnico-pratiche possono essere scaricate dal seguente sito internet: http://www.hgca.com/pests.

Fonte/i: Biotechnology and Biological Sciences Research Council - Rothamsted Research, 11 settembre 2012

Autore dell'articolo: , 30 settembre 2012

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