I virus vegetali costringono gli afidi a diffondere le malattie da essi trasmesse

Anche i virus hanno le loro politiche di marketing sociale in vista di una possibile conquista del mondo, una di esse l'hanno scoperta di recente alcuni scienziati dell'Università di Cambridge. Il concetto è abbastanza semplice però è interessante per capire come facciano, organismi che riescono a vivere solo come parassiti, ad avere così grande successo fino a costituire in alcuni casi grave minaccia per l'ambiente e la società umana.

I virus vegetali (e non solo) si servono a volte di organismi vettori, altrimenti se posti a diretto contatto con le ingiurie dell'ambiente muoiono più o meno rapidamente. I principali vettori utilizzati dai virus vegetali sono afidi, cicaline, tripidi, ecc. (insetti), o acari, organismi dotati di apparato boccale pungente-succhiante, che si nutrono, nel caso dei detti insetti, inserendo una sorta di proboscide appuntita dentro i tessuti vegetali, per poi aspirare dalla pianta la linfa elaborata, che è ricca di sostanze nutritive. Nella loro attività nutritiva gli afidi diffondono spesso dei virus, che costituiscono quindi un fattore aggiuntivo di rischio per la pianta attaccata.

I virus si distinguono tra quelli il cui genoma è costituito di filamenti di DNA (due catene omologhe di nucleotidi il cui zucchero è il deossiribosio e una base l'uracile, anziché la timina), o di RNA (una sola catena di nucleotidi, il cui zucchero è il ribosio e una base è la timina anziché l'uracile). I virus quando parassitizzano un organismo, inducono i suoi organuli cellulari a replicare il genoma virale (DNA, o RNA) e ciò implica l'attacco virale a specifici organuli cellulari; a volte è attaccato lo stesso nucleo, di cui è 'piratato' il codice genetico; in tal caso il nucleo delle cellule della pianta colpita potrà contenere anche le istruzioni per replicare il virus. La presenza di virus nelle cellule altera il loro funzionamento e induce la variazione di meccanismi biochimici, con la sintesi di (es.) enzimi virali.

Quello che hanno scoperto gli scienziati dell'Università di Cambridge è che, in seguito all'alterazione dei meccanismi biochimici interni alla pianta, questa può essere indotta a produrre sostanze di sapore e odore sgradevole per l'afide parassita, che quindi sarà indotto a spostarsi su piante sane per trovarvi nuovamente cibo gradevole. Durante il suo spostamento di pianta in pianta l'afide diffonde il virus fitopatogeno e con esso una sorta di epidemia, la cui gravità varia con il meccanismo di azione del virus: alcuni provocano semplici screziature e mosaicature epidermiche, a volte anche apprezzate nelle piante ornamentali; in altri casi il virus provoca alterazioni dell'equilibrio ormonale della pianta con conseguenti disfunzioni nel processo di crescita e/o malformazioni.

L'autore della ricerca, Dr Carr , riferisce: 'Il lavoro è partito quasi accidentalmente quando circa 5 anni fa io e uno studente ci siamo accorti che gli afidi si ammalavano, o morivano se confinati su di una pianta infettata da un virus. E' un esempio di come le ricerche guidate dalla curiosità possono condurre a scoperte che potrebbero avere un impatto positivo nel mondo reale, nel caso specifico per combattere insetti dannosi alle colture e i virus che essi trasmettono'.
Secondo l'autore, questa ricerca potrebbe avere un significativo impatto sull'agricoltura africana, in situazioni dove il ricorso a piante esca potrebbe consentire di allontanare gli insetti dalle colture cruciali per la produzione agricola.

Il gruppo di ricercatori dell'Università di Cambridge ha collaborato con altri dell'Imperial College di Londra, utilizzando la pianta test Arabidopsis thaliana come pianta esca, al fine di monitorare l'effetto su di essa del virus fitopatogeno del mosaico del cetriolo. Il virus è stato in grado di attaccare il sistema immunitario della pianta e di alterarne anche il biochimismo interno; in tal maniera la pianta indebolita non risultava più in grado di contrastare sia il parassità afide che il suo ospite virale. Gli afidi peraltro allontanati dal sapore e dall'odore della pianta si spostavano su piante sane, ma prima di fare ciò contraevano il virus che restava all'interno del loro organismo.
L'infezione del virus del mosaico, come riferisce la fonte, si assicura con questo procedimento di essere in grado di auto-mantenere questo meccanismo altamente efficiente di diffusione dell'infezione alle piante.

Questo studio è parte dell'Iniziativa di Ricerca per la Produzione di Colture Sostenibili per lo Sviluppo Internazionale (SCPRID) del Sustainable Crop Production Research for International Development (SCPRID), che ha come obbiettivo di migliorare la sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo.

Fonte/i: University of Cambridge, via: Biotechnology and Biological Sciences Research Council (BBSRC), 4 dicembre 2013

Autore dell'articolo: , 31 dicembre 2013

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