Realizzato un dispositivo economico che produce energia abbattendo l'inquinamento da caffeina

Molte persone son convinte che le sostanze inquinanti siano soltanto quelle di origine sintetica, così come, in modo analogo, c'è chi crede che le erbe infestanti siano alcune specifiche piante; in realtà tutte le erbe che crescano nel posto sbagliato sono infestanti e, ragionando alla stessa maniera, il massiccio scarico nei fiumi di sostanze normalmente usate come alimento (es. la caffeina) non è meno dannoso alla fauna acquatica di quanto lo siano i solventi chimici.

Un gruppo di scienziati dell'Università del Surrey, consapevoli della problematica dell'inquinamento prodotto, in questo caso, dalle attività di trasformazione del caffè, hanno realizzato un piccolo impianto, utile a depurare le acque reflue e contemporaneamente a valorizzare residui, che normalmente finiscono nei corsi d'acqua, sotto forma di soluzioni di caffeina. Tali reflui inquinanti rilasciati senza attraversare impianti di depurazione, proverrebbero da piccole imprese di trasformazione, non curanti, o forse ignare, delle conseguenze ecologiche di tali scarichi.
Il modello produttivo basato su piccole imprese familiari di coltivazione/lavorazione del caffè, come riferisce la fonte, è tipico di alcuni luoghi di produzione del Centro-America (es. la Colombia).
L'inquinamento che consegue al rilascio di soluzioni di caffeina nei corsi d'acqua può però essere agevolmente risolto, semplicemente dotandosi di attrezzature innovative e di basso costo, come quella realizzata allo scopo dai ricercatori dell'Università del Surrey (Gran Bretagna) e che permette anche di generare energia, attraverso un processo mediato da appositi microrganismi.

Come segnalano i ricercatori del gruppo dell'Università del Surrey, diretto dal dott. Claudio Avignone Rossa, per ogni chilogrammo di caffè son prodotti 2 Kg di scarti liquidi, i quali possono essere degradati utilizzando microrganismi normalmente presenti nelle acque provenienti dagli impianti di trattamento. Utilizzando tali microrganismi gli scienziati dell'università del Surrey hanno sviluppato delle celle attivate dal conseguente processo microbiologico, riuscendo anche a catturare la piccola quantità di energia sviluppata dalla degradazione del caffè, che è stata poi utilizzata per accendere una lampadina.
Infine, aspetto non di poco conto, il caffè, degradato dai microrganismi in molecole più semplici, perde anche il suo potere inquinante verso l'ambiente.

Come riferisce Avignone Rossa:'Abbiamo mostrato per la prima volta che è possibile trattare i residui di caffè, utilizzando una cella attivata da microrganismi. Abbiamo nutrito una cella a combustibile microbico con scarti di caffè e la maggior parte dei composti che non riescono a essere degradati in modo naturale sono in tal caso degradati dai microrganismi interni alla cella'.

I ricercatori assicurano che il dispositivo a celle, contenenti microrganismi che degradano il caffè, è semplice, di facile installazione e abbastanza economico, tanto che può essere installato in aziende familiari. In particolare Avignone Rossa dice: 'Potete costruire una di queste celle attivate da microrganismi con solo poche sterline, o anche penny, utilizzando materiali che si trovano intorno a voi, comprese le piastrelle di ceramica, lastre di terracotta, stagnola da cucina e cartone e, poiché esse sono di costo davvero ridotto e facili da costruire, potete installarne parecchie in ciascuna fabbrica.'

Un'ulteriore conseguenza di questo trattamento utile ai trasformatori di caffè, viene evidenziato, è la stessa depurazione delle acque reflue, che possono quindi essere reimpiegate, in processi produttivi a ciclo chiuso, per irrigare le coltivazioni, riducendo il fabbisogno idrico complessivo.

Questa ricerca è stata sovvenzionata dal Consiglio Britannico delle Ricerche sulle Scienze Biotecnologiche e Biologiche (BBSRC) e dal Consiglio Britannico delle Ricerche sulle Scienze Ingegneristiche e Fisiche. Ulteriori sussidi sono arrivati dal Fondo Newton del Consiglio Britannico (British Council) e sono stati utilizzati dal gruppo di ricerca per collaborare con i ricercatori colombiani.

Fonte/i: Università del Surrey (UK), 15 ottobre 2018

Autore dell'articolo: , 30 novembre 2018

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