La lotta a Zika e Dengue per mezzo di insetti sterili (SIT) è più agevole con i droni

Un comunicato della FAO ha segnalato un’interessante opportunità applicativa dei droni, sviluppata insieme al Agenzia internazionale per l’Energia atomica dell’ONU (IAEA) e al gruppo no-profit ‘WeRobotics’.
Drone è sinonimo di fuco, nome con il quale si identifica il maschio dell’ape. I droni sono una tecnologia bellica che ha avuto più recentemente un’applicazione pacifica in molti ambiti civili. In effetti un drone non è altro che un aereo telecomandato di ultima generazione, che il più delle volte è molto simile a un elicottero e pertanto riesce a muoversi in spazi stretti ed in situazioni molto complesse, grazie a sofisticati software che ne gestiscono il funzionamento.

Nel caso qui riportato l’utilizzo di droni ha risolto un importante aspetto applicativo della lotta biotecnica a un pericoloso parassita umano, responsabile di gravi emergenze sanitarie come quelle del Dengue, dello Zika e del Chikungunya, tre malattie trasmesse principalmente dall’Aedes aegypti, una zanzara che è divenuta ubiquitaria in molte regioni del mondo, ma che fortunatamente non è presente in Italia, dove il potenziale vettore di queste malattie è l’Aedes albopictus (zanzara tigre) (link a una scheda posta sul sito del Ministero della Salute), il quale è però meno efficace nella fase di trasmissione.

Per contrastare l’Aedes aegypti, una delle tecniche più praticate ed accettate (non facendo ricorso a zanzare transgeniche) è la diffusione di maschi sterili, che determina, quando efficacemente realizzata, un crollo del numero di accoppiamenti utili a determinare la fecondazione delle femmine. Tale forma di contrasto è denominata ‘Tecnica degli Insetti Sterili’ (Sterile Insect Technique = SIT) e causa un crollo della popolazione del detto insetto vettore. Per ottenere ciò sono usualmente utilizzati individui di sesso maschile trattati con i raggi X.

Alcune particolari problematiche incidono però sull’efficacia di questa tecnica, ma possono essere ben risolte facendo ricorso all’utilizzo dei droni:

  1. Le zone bersaglio hanno un’area circoscritta poiché, come viene evidenziato, le zanzare Aedes, durante la loro vita non si spostano oltre un’area di 100 metri, ovvero abbastanza circoscritta e difficilmente raggiungibile in modo preciso attraverso lanci aerei di individui di sesso maschile.
    Inoltre per ottenere l’efficacia di questo tipo di interventi, il rilascio degli insetti sterili deve avvenire in modo uniforme all’interno dell’area interessata, a volte anche costituita da zone densamente popolate.
  2. Nell’ipotesi di lanci effettuati da alte quote spesso si determinano danni alle ali e alle zampe degli insetti, i quali giungono nell’area operativa in condizioni precarie. Pertanto l’applicazione di questa tecnica comporta frequentemente costosi e impegnativi interventi da terra.
    A questo livello si dimostra quindi particolarmente utile il ricorso ai droni; essi, come riferito dalla fonte, sono in grado di intervenire in modo efficace su un’area di 20 ettari in soli 5 minuti, superando gli ostacoli sopra indicati.

Come riferisce Jeremy Bouyer, entomologo medico alla Divisione congiunta FAO/IAEA di Tecniche nucleari in Alimentazione e Agricoltura: ‘L’utilizzo di droni rappresenta una svolta e spiana la strada per il rilascio su ampia scala e in maniera economicamente-efficiente, anche in aree densamente popolate.’

‘Siamo lieti dei risultati dei primi test che mostrano meno del 10% di mortalità durante l’intero processo di trasporto aereo e rilascio’, ha detto Adam Klaptocz, co-fondatore di WeRobotics.
Tale tecnologia di svolta dimezza anche i costi del processo (di rilascio).

Ha aggiunto il dottor Bouyer: ‘Con il drone noi possiamo trattare 20 ettari in 5 minuti’.
Il drone pesa meno di 10 chili e può trasportare 50.000 zanzare sterili per ogni volo.

Il test è stato effettuato il mese scorso in Brasile, nazione che punta ora ad utilizzare questo nuovo sistema in specifiche aree urbane e rurali a partire dal gennaio 2019, ovvero in corrispondenza del centro dell’estate dell’emisfero australe e quindi del momento di maggiore diffusione della zanzara Aedes.

Come segnala, in conclusione, Jair Virginio, direttore del Centro brasiliano Moscamed, che recentemente ha attivato una collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (IAEA): ‘Grazie ai risultati dei test con i droni, abbiamo speranza riguardo l’applicazione del SIT per il controllo dell’Aedes aegypti in Brasile’.

Fonte/i: United Nations News, 19 aprile 2018

Autore dell'articolo: , 6 maggio 2018

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