Dazi: Coldiretti, intesa USA-Cina spinta da +60% import soia

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Dazi: Coldiretti, intesa USA-Cina spinta da +60% import soia

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Allenta le pressioni dei farmers Usa su Trump in vista elezioni

L’ aumento record del 67% delle importazioni di soia da parte del gigante asiatico a dicembre ha concorso a ridurre il surplus commerciale e ha spinto verso il raggiungimento dell’intesa tra Usa e Cina, dopo una guerra commerciale che ha sconvolto produzione, scambi e quotazioni a livello globale. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della firma della 'fase uno' dell'accordo sul commercio tra i due Paesi che ha visto proprio la soia al centro di un duro braccio di ferro.

La soia – sottolinea la Coldiretti – è uno dei prodotti agricoli più coltivati nel mondo, largamente usato per l’alimentazione degli animali da allevamento, con gli Stati Uniti che si contendono con il Brasile il primato globale nei raccolti seguiti, sul podio, dall’Argentina per un totale dell’80% dei raccolti mondiali. La Cina – continua la Coldiretti – è la più grande consumatrice di soia che è costretta ad importare per utilizzarla nell’alimentazione del bestiame in forte espansione con i consumi di carne. Con i dazi decisi dal gigante asiatico come ritorsione alle misure protezionistiche statunitensi erano stati sconvolti i normali flussi commerciali e ridotte drasticamente le spedizioni dagli Stati Uniti con le forti proteste dei farmers statunitensi storici elettori di Donald Trump che – ricorda la Coldiretti - ha stanziato in aiuto un piano di 16 miliardi di dollari per far fronte al pesante impatto della guerra commerciale Usa-Cina.

Ora l’intesa raggiunta – sostiene la Coldiretti – è destinata a modificare in futuro la domanda mondiale di soia sul quale c’è molta incertezza come dimostra la grande volatilità del Chicago Board of Trade il punto di riferimento per il mercato dei prodotti agricoli. Una cambiamento che riguarda direttamente l’Italia che – conclude la Coldiretti – è il primo produttore europeo di soia con circa il 50% della soia coltivata ma che è comunque deficitaria e deve importare dall’estero.

Comunicato stampa di Coldiretti - Relazioni Esterne N. 34 del 14 gennaio 2020.



Sullo stesso tema anche Confagricoltura ha emesso due comunicato stampa il 15 e 16 gennaio 2020:


USA-CINA, GIANSANTI (CONFAGRICOLTURA): CRESCE LA COMPETIZIONE SUI MERCATI MONDIALI

“L’intesa tra Stati Uniti e Cina può avere un rilevante impatto sul commercio di prodotti agroalimentari a livello mondiale”. E’ il commento del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, sulla firma della ‘fase uno’ dell’accordo sottoscritto oggi alla Casa Bianca.

Le autorità di Pechino hanno assunto l’impegno ad aumentare in due anni le importazioni dagli Usa fino a 40 miliardi di dollari. Nel 2017, prima dell’inizio del contenzioso commerciale - segnala Confagricoltura - le esportazioni statunitensi sul mercato cinese ammontarono a circa 24 miliardi di dollari.

“In pratica, è da mettere in preventivo un aumento dell’export Usa sul mercato cinese nell’ordine di 16 miliardi di dollari - ha evidenziato Giansanti -. Alla luce di queste cifre, i prodotti in arrivo dagli Stati Uniti arriveranno ad incidere per oltre il 30% sul totale delle importazioni annuali di prodotti agroalimentari da parte della Cina”.

“L’aumento delle esportazioni statunitensi – ha proseguito il presidente di Confagricoltura determinerà la perdita di posizioni di altri fornitori del mercato cinese, tra cui l’Unione europea. E’, dunque, destinata a crescere la competizioni sui mercati a livello globale”.

Sulla base dei dati della Commissione Ue, la Cina è il secondo mercato di sbocco per i prodotti agroalimentari in partenza dagli Stati membri. Nel periodo che va da novembre 2018 a ottobre dello scorso anno, l’export complessivo ha superato i 13 miliardi di euro.

Secondo la Confagricoltura sarà soprattutto la soia prodotta negli Usa a beneficiare del nuovo accordo tra Stati Uniti e Cina. Aumenteranno anche le esportazioni di carni suine, pollame, prodotti ortofrutticoli, mais, sorgo ed etanolo.

Per effetto del crollo delle esportazioni di soia verso la Cina, gli Stati Uniti sono diventati dalla seconda metà del 2018 il primo fornitore del mercato europeo.

“Alla luce dell’intesa tra Usa e Cina – ha concluso Giansanti - dovremo rivolgerci maggiormente ad altri fornitori, per coprire il fabbisogno di proteine vegetali dell’Unione europea”.


Comunicato stampa di Confagricoltura - Ufficio stampa, del 15 gennaio 2020.



DAZI USA: A RISCHIO I PRODOTTI SIMBOLO DEL MADE IN ITALY, IL PRESIDENTE DI CONFAGRICOLTURA GIANSANTI SCRIVE A CONTE E DI MAIO

Termina oggi la missione a Washington del commissario UE Hogan per evitare, dopo l'accordo tra Usa e Cina, l'inizio di una "guerra" commerciale tra le due sponde dell'Atlantico. Continua, intanto, il pressing di Confagricoltura per contrastare le nuove ipotesi di dazi aggiuntivi statunitensi sui prodotti agroalimentari europei. Dopo la conclusione, il 13 gennaio, della consultazione pubblica avviata dall’Amministrazione Usa, si attende ora la decisione, che sarà assunta in tempi brevi, sui prodotti a cui applicare le tariffe doganali, che potrebbero arrivare fino al 100 per cento su vini, pasta e olio d’oliva importati dall’Italia. Potrebbero essere aumentati anche i dazi, in vigore da ottobre, su formaggi, agrumi e salumi made in Italy.

Per questo, dopo l’incontro a Bruxelles e la lettera inviata al Commissario europeo al Commercio Phil Hogan alla vigilia della missione negli Usa, il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed al ministro per gli Affari Esteri Luigi Di Maio per ringraziarli per le iniziative politiche e diplomatiche finora intraprese e per chiedere un rafforzamento delle azioni nei confronti dell’Amministrazione statunitense, con l’obiettivo di scongiurare ulteriori ed ingiustificate penalizzazioni per gli operatori italiani.

“E’ difficile comprendere come un contenzioso ultradecennale sugli aiuti pubblici ai consorzi Airbus e Boing - commenta il presidente Giansanti - possa mettere a rischio la tenuta e le prospettive del sistema agroalimentare europeo. Se i nuovi dazi venissero applicati ai nostri prodotti, compresi quelli a indicazione geografica protetta, rischieremmo una perdita di posizioni sul mercato statunitense, con pesanti danni economici per le filiere produttive interessate, a cui si sommerebbe la perdita di un numero rilevante di posti di lavoro”.

A tale riguardo Confagricoltura ha apprezzato molto l’attenzione che l’ambasciata a Washington ha dedicato al tema del riconoscimento e della tutela delle indicazioni geografiche protette.

Confagricoltura ricorda che le esportazioni del ‘made in Italy’ agroalimentare destinate al mercato statunitense ammontano a 4,5 miliardi di euro l’anno. Si tratta del primo mercato per i nostri prodotti fuori dall’Unione europea ed il terzo in assoluto. Quasi la metà delle esportazioni totali è assicurata dalle vendite di vini, pasta alimentare e olio d’oliva.


Comunicato stampa di Confagricoltura - Ufficio stampa, del 16 gennaio 2020.
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