In Vermont (USA) l'etichettatura di alimenti OGM ha generato fiducia nei consumatori

Nel Vermont uno stato della Federazione degli Stati Uniti d'America, il 1° luglio 2016 è stata approvata ed è entrata temporaneamente in vigore una normativa che autorizzava l'etichettatura delle produzioni biotecnologiche (OGM), destinate all'alimentazione umana. Ogni stato confederale ha infatti negli Stati Uniti una marcata autonomia e per questo motivo il Vermont, prima di altri stati, ha tentato questa strada, che però è durata pochi giorni, poiché è stata invalidata, il 27 luglio 2016, da una legge federale, che demandava al Ministero dell'Agricoltura la determinazione di quando tali cibi potessero essere etichettati.

Il breve periodo di efficacia della legge sull'etichettatura dei cibi 'GM' non è però passato inosservato ai ricercatori dell'Università del Vermont che, come loro abitudine, sondavano da tempo gli umori dei consumatori riguardo gli OGM e in tal caso, con la collaborazione di un loro collega, economista alla Purdue University hanno monitorato contemporaneamente, tramite un'indagine telefonica, l'atteggiamento dei consumatori del Vermont e le tendenze che si riscontravano, nello stesso periodo di tempo, in tutta la confederazione statunitense.

E' utile ricordare che il Vermont è uno stato in cui maggiori sono le tendenze progressiste, nel contesto del partito di maggioranza dei democratici e proprio nel 2016 era emersa la candidatura democratica di un senatore indipendente, Bernie Sanders, eletto proprio nel Vermont e che si presentava alle elezioni presidenziali come candidato alternativa alla senatrice Clinton. Bernie Sanders nel 2016 sembrava lanciato verso la Presidenza degli Stati Uniti d'America, ma alla fine ha prevalso la candidatura della senatrice Clinton, che sebbene avesse ottenuto il consenso di un maggior numero di delegati democratici, risultava avere una minore popolarità nei sondaggi tra gli elettori, che poi infatti non l'hanno votata nella misura necessaria a vincere le elezioni.

In questo contesto di fermenti politici era quindi maturata la normativa che prevedeva l'etichettatura degli alimenti umani, contenenti organismi geneticamente modificati, che apparentemente era avversata dal settore agricolo, in cui all'epoca pareva prevalere, in una logica di competitività, la non comprensione della necessità di una generale tracciabilità dell'origine delle produzioni e quindi anche dell'utilità di etichettare le produzione biotecnologiche.

L'indagine compiuta dalla Università del Vermont e dalla Purdue University (Indiana, USA)

Il risultato dello studio basato sull'indagine telefonica tra i consumatori del Vermont e di altre località degli Stati Uniti è stato pubblicato recentemente dalla Società americana per l'Avanzamento della Scienza ed è apparso molto confortante circa l'utilità di effettuare l'etichettatura, infatti i consumatori in tale periodo hanno mostrato, nel Vermont, un cambiamento di tendenza verso gli OGM, con un incremento di quasi il 19% delle persone favorevoli ad alimenti con ingredienti biotecnologici, nell'ipotesi che ciò fosse indicato sull'etichetta delle confezioni vendute.

Quanto emerge dall'indagine di opinione pubblicata ha acquisito risalto nel momento in cui, finalmente, anche il Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti, dando attuazione alla delega ricevuta nel 2016, sta preparando delle linee guida per l'etichettatura degli alimenti che contengano ingredienti provenienti da colture geneticamente modificate. Si parla adesso apertamente di un 'Caso di studio Vermont'.

L'indagine circa le reazioni della gente all'entrata in vigore della legge sull'etichettatura è stata condotta da span class="author-lnk-style">Jane Kolodinsky capo del Dipartimento di Sviluppo delle Comunità ed Economia Applicata dell'Università del Vermont, ma allo studio ha anche preso parte span class="author-lnk-style">Jayson Lusk del Dipartimento di Economia Agraria della Purdue University (Indiana, USA).
Essi hanno riunito dati sulle attitudini dei consumatori verso i cibi 'OGM', in un periodo di tempo che è iniziato prima dell'entrata in vigore della legge ed è terminato dopo la sua abrogazione ed l risultato mostra che che mentre l'opposizione ai cibi geneticamente modificati era in crescita negli Stati Uniti, in Vermont invece diminuiva marcatamente.

Nel ambiente scientifico c'era, non meno che in quello agricolo, un'iniziale preoccupazione circa l'effetto della collocazione di etichette sugli alimenti. Come segnala il dottor Lusk della Purdue University:'Una delle preoccupazione che molte persone, incluso me stesso, esprimeva riguardo l'etichettatura obbligatorio dei cibi geneticamente modificati è che i consumatori potrebbero vedere l'etichetta come un segnale di allarme ed aumentare l'avversione all'etichetta (aversion to the label). Questa ricerca mostra che tale particolare preoccupazione riguardo le etichette obbligatorie degli OGM è probabilmente fuori luogo.'

Anche la professoressa Kolodinsky, attraverso ha espresso il venir meno della stessa preoccupazione: 'Le nostre scoperte mettono a dormire l'idea che le etichette degli OGM saranno viste come un etichetta di avvertimento. Ciò che noi stiamo notando è invece che semplici segnalazioni, come quelle adottate nel Vermont non allontaneranno le persone da questi prodotti'.

L'università del Vermont sottolinea che precedenti ricerche della dott.ssa Kolodinsky avevano mostrato che i consumatori esprimevano un consistente desiderio di etichette per i cibi OGM, ma l'etichettatura obbligatoria era avversata dai trasformatori e dalle organizzazioni scientifiche, per paura che l'etichetta sarebbe stata percepita come un cartello di avvertimento circa un prodotto non salubre, o pericoloso per l'ambiente, nonostante molti studi negli Stati Uniti avevano parallelamente mostrato che gli OGM risultavano sicuri per la salute. Preoccupava però la tendenza in corso, secondo cui, a livello nazionale, la gente era sempre più contraria alle colture transgeniche.

Come riferisce la dott.ssa Kolodinsky: 'Noi stiamo riscontrando che, sia nel mondo reale che negli studi basati su ipotesi, l'introduzione di una semplice etichetta di segnalazione può davvero migliorare l'atteggiamento dei consumatori verso queste tecnologie. In uno stato (il Vermont) che è stato un tale letto caldo per l'opposizione agli OGM è sorprendente vedere questo cambiamento.'

La dott.ssa Kolodisky sta analizzando il comportamento dei consumatori verso gli OGM fin dal 2003. Nel corso dell'ultimo studio, compiuto con il dott. Lusk della Purdue University emerge che una semplice diretta etichetta che chiarisca se un alimento è 'prodotto, o parzialmente prodotto utilizzando ingredienti OGM' può migliorare la fiducia verso le biotecnologie e permettere ai consumatori di fare una scelta informata.

Al contrario di ciò però il Ministero dell'Agricoltura (USDA), secondo quanto riferisce l'Università del Vermont, ha proposto il 3 luglio 2018, per un pubblico commento, una guida all'etichettatura di questi alimenti che invece persegue una più stringente definizione dell'ingegneria genetica e propone alternative alle semplice etichette rivelatrici degli ingredienti. Inoltre anziché parlare di OGM utilizza il termine non noto ai consumatori di 'bio-ingegnerizzato' (bio-engineered =BE), che sembra elusivo e quindi rischia di fare un brutta impressione.

I dettagli sull'indagine compiuta

Trattandosi di una ricerca il cui ente capofila era l'Università del Vermont essa ha accentrato l'attenzione su quello che appariva come un interessante caso di studio locale, sviluppatosi intorno all'entrata in vigore di una legge, che con un approccio forse moderato dava immediata attuazione a un'esigenza sentita in tutti gli Stati Uniti, ma che negli altri stati non si era fino ad allora sviluppata a partire dalle tante proposte di legge, che sebbene fossero anche più tassative nei loro contenuti, erano rimaste allo stato di semplici progetti.

In questo contesto era quindi necessario rapportare le tendenze in atto nel Vermont studiate dalla dott.ssa Kolodinsky con un'analisi delle tendenze su scala federale, che fu fornita dal contributo del dott. Lusk, della Purdue University.
La dott.ssa Kolodinsky, nel suo studio riguardante il Vermont, si è basata su un campione di 7800 consumatori intervistati tra il 2014 e il 2017, i quali hanno espresso il loro atteggiamento verso gli OGM, utilizzando un punteggio da 1 a 5, in cui '1' rappresentava il sostegno massimo agli OGM e '5' l'opposizione.

A livello federale, utilizzando la stesa scala da 1 a 5, il dottor Lusk, con cadenza mensile, ha invece richiesto a un pari campione di consumatori se si sentissero tranquilli (punteggio uno), o preoccupati (punteggio 5) rispetto ai cibi di origine biotecnologica.
L'indagine ha avuto il sostengo economico dell'Istituto Nazionale per il Cibo e l'Alimentazione del Ministero dell'Agricoltura (USDA - NISA) e della direzione del Centro di Ricerche Willard Sparks Chair dell'Università Statale dell'Oklahoma.

Analizzando i dati è emerso che prima del luglio 2016, a livello federale, si evidenziava un indice medio di 3,126, che dopo l'entrata in vigore della legge sull'etichettatura nel Vermont è gradualmente salito a 3,23, evidenziando una crescente preoccupazione. Nel Vermont, al contrario, l'indice medio scese dall'iniziale 3,597 a 3,077 dopo l'entrata in vigore della locale legge (a luglio 2016), con una diminuzione dell'opposizione agli OGM del 19%.

Lo studio non ha chiarito perché i consumatori dello stato del Vermont, dopo l'approvazione della legge sull'etichettatura, siano divenuti più favorevoli ai cibi ingegnerizzati, ma il dottor Lusk ritiene che ciò dipenda dall'aver trovato l'etichetta su marchi di prodotti di cui già si fidavano.
Entrambi gli autori dello studio notano che quanto emerge dalla loro ricerca è compatibile con precedenti ricerche che mostravano che le etichette danno ai consumatori una sensazione di poter controllare la loro spesa, una sensazione che è quindi collegata e incide sulla percezione del rischio.
Per altro verso essi evidenziano che, nella consapevolezza di questo elemento decisionale, molte imprese nonostante, non ci sia più alcun obbligo, hanno saggiamente continuato ad indicare sui loro prodotti l'eventuale presenza di OGM, per soddisfare la richiesta di trasparenza da parte dei consumatori.

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