Piantare massivamente nuovi alberi può danneggiare l'ecosistema forestale

Una ricerca condotta congiuntamente da ricercatori dell'Università di Standford (California; USA) e di quella di Concepción (Cile) ha permesso di analizzare l'esito di precedenti politiche di forestazione intensiva, per valutare se siano state in grado di ripristinare l'ecosistema forestale degradato, o se invece il massiccio impianto di nuovi alberi abbia nuociuto agli ecosistemi nativi, facendo venir meno, anche, gli attesi benefici di assorbimento di anidride carbonica, auspicati nell'ottica della riduzione del riscaldamento globale.

I ricercatori dell'Università di Standford sono più che convinti che le campagne che promuovono il semplice impianto di alberi possano fare più danno che bene; questa considerazione è basata su uno studio che ha analizzato rigorosamente gli effetti dei sussidi sugli schemi di riforestazione, partendo dall'esperienza del Cile, dove tale politica è stata attuata dal 1974 al 2012, tramite il Decreto Legge 701, che il Governo cileno vorrebbe ora ripristinare.

Tale Decreto prevedeva la corresponsione di contributi ai proprietari terrieri, che incidevano fino al 75% dei costi di forestazione; un sistema di riforestazione sovvenzionata che, come evidenziano gli autori di questo studio, ha costituito a lungo un modello in altre nazioni sudamericane e del resto del mondo.

L'analisi condotta dai ricercatori di Standford e di Concepción è stata pubblicata il 22 giugno sul giornale 'Nature Sustainability' e mostra che le costose campagne per impiantare molti alberi (es. the global Trillion Trees campaign) non colgano sempre l'obbiettivo originariamente perseguito, ma al contrario determinino spesso perdita di biodiversità e scarsi risultati sul lato del cambiamento climatico.

I ricercatori che han condotto questo studio evidenziano che sarebbe necessario porre dei paletti per le iniziative sovvenzionate, evitando che siano dati sussidi per semplicemente sostituire foreste native con nuovi boschi, che spesso risultano monocolturali, come essi hanno riscontrato nel caso del progetto internazionale Bonn Challenge, nel quale l'80% degli impianti è risultato essere monocolturale, o un mix di alberi produttivi di frutta e gomma. Tale circostanza fa venir meno l'impegno originario di restaurare foreste naturali. Le piantagioni hanno in tal caso una minore capacità di sequestrare carbonio, di creare habitat per la fauna e di controllare l'erosione del suolo. Inoltre in alcuni casi l'impianto di foreste va a ridurre ambienti naturali non forestali di pregio, come praterie e savane, ricche di biodiversità autoctona.

Come riferisce Eric Lambin, professore presso la Scuola di Scienze della Terra, Energia e Ambiente dell'Università di Standford: 'Se le politiche per incentivare le piantagioni arboree sono scarsamente pianificate o applicate, c'è un alto rischio non solo di sprecare denaro pubblico, ma anche di rilasciare più carbonio e perdere biodiversità. E' l'esatto opposto di ciò a cui queste politiche stanno puntando.'

Una breve analisi del caso di studio (il territorio del Cile), nel cui territorio le politiche di riforestazione sono state attuate per molti anni, permette di meglio comprendere le problematiche oggetto di approfondimento: Il detto Decreto Legge 701 ha sovvenzionato, in Cile, il 75% dei costi di forestazione, fornendo anche sostegno per la gestione delle piantagioni in corso; ma, come evidenziato dalla fonte, un'applicazione permissiva di tale decreto e limitazioni di spesa allentarono il divieto di utilizzare i sussidi su terre già forestate. Si è così determinata una situazione in cui il Governo cileno sovvenzionava la sostituzione di foreste originarie con redditizie piantagioni di alberi, che col tempo andarono anche a occupare terreni coperti da siepi e terreni meno produttivi dal punto di vista agricolo, che invece si sarebbero comunque gradualmente imboschiti di flora naturale autoctona. Il risultato complessivo fu che le foreste originarie si ridussero ancora di più.

Come riferisce Robert Heilmayr, autore principale dello studio, assistente all'Università della California, di Santa Barbara (UCSB) ed il quale lavorò a questa ricerca mentre era studente di PhD alla Scuola di Scienze della Terra, dell'Energia e dell'Ambiente dell'Università di Standford: 'Alla luce dell'entusiasmo globale di piantare un trilione (un miliardo di miliardi) di alberi è importante riflettere sull'impatto delle politiche passate. L'esperienza del Cile può aiutarci a capire il clima, l'impatto economico ed ecologico che potrebbe verificarsi quando i governi paghino i proprietari terrieri per creare massicce piantagioni di alberi.'

Come spiega anche il Dr. Cristian Echeverría dell'Università del Cile (UdeC) di Concepción, riguardo le principali conclusioni di questa ricerca pubblicata insieme ai colleghi della California: 'Attraverso un'analisi contro-fattuale abbiamo mostrato che tra il 1986 e il 2011 gli incentivi alla forestazione in Cile han causato un aumento in piantagioni forestali, ma ridotto l'estensione delle foreste autoctone'.

Il dottor Echeverria riferisce che l'idea di questo studio è emersa dal confronto con i suoi colleghi statunitensi 'circa sette anni fa quando gli altri autori si interessarono della mia ricerca collegata alla deforestazione in Cile. Dopo aver pubblicato un articolo congiunto riguardo il cambiamento di uso del suolo in Cile, abbiamo deciso di continuare la collaborazione tra il Laboratorio di Ecologia del Paesaggio (LEP) dell'Università di Concepción e l'Università di Standford, per poter rispondere a nuovi quesiti scientifici'.
La maggiore disponibilità di fonti d'informazione, che si è determinata da tale collaborazione ha poi portato i ricercatori delle due università a effettuare preventivamente un grosso lavoro di classificazione di mappe satellitari.

Successivamente i ricercatori statunitensi e cileni decisero di quantificare l'impatto completo dei sussidi per la forestazione e calcolare i loro effetti sul cambiamento netto del livello di anidride carbonica e biodiversità nell'intera nazione. Essi hanno così confrontato l'area delle foreste del Cile con riferimento a tre differenti scenari: lo schema di sussidi attualmente osservato, l'opzione no-sussidi e quella dei sussidi combinati a restrizioni pienamente applicate alla conversione di foreste native in piantagioni.

Da tale valutazione è emerso che, relativamente a uno scenario 'assenza di sussidi', i pagamenti per la forestazione espandevano l'area coperta di alberi, ma diminuiva l'area occupata da foreste native. Poiché le foreste native del Cile sono più dense di carbonio e biodiverse rispetto alle piantagioni, i sussidi non riuscivano a incrementare l'accumulo di carbonio e acceleravano le perdite di biodiversità. Inoltre la crescente creazione di piantagione con specie esotiche, come riferisce il dottor Echeverria, ha causato 'un piccolo impatto negativo sul carbonio totale accumulato nella biomassa posta sopra al suolo. Inoltre, la politica attuata ha prodotto la sostituzione delle foreste autoctone con piantagioni che hanno determinato una significativa riduzione della ricchezza di specie di flora e fauna'.

Su questi aspetti il dottor Echeverria ha anche detto: "Le politiche di riforestazione e restaurazione che il paese (il Cile) sta attualmente perseguendo necessitano di essere attentamente pianificate e fermamente applicate per assicurare la protezione degli ecosistemi naturali. Tali salvaguardie possono migliorare i benefici della politica (forestale), così come il suo impatto sulla sequestrazione del carbonio e la conservazione della biodiversità'.

Nell'opinione dei ricercatori, basandosi sull'attuale studio è possibile: 'rafforzare la ricerca nella valutazione dell'impatto delle politiche ambientali su altre componenti, come ad esempio i servizi ecosistemici; valutare le attuali politiche sulle foreste autoctone e le altre questioni ambientali; in aggiunta, (è possibile) contribuire con nuove evidenze al futuro impatto che i contributi determinati su base nazionale (N.d.C.) del Cile potrebbero avere sulla progettazione di misure di mitigazione e di adattamento al Cambiamento Climatico'.

In termini più generali, il dottor Echeverria conclude dicendo: 'Le nazioni dovrebbero pianificare e applicare le loro politiche di sussidi forestali in modo di evitare gli indesiderabili impatti ecologici che sono derivati dall'applicazione del programma cileno. I futuri sussidi dovrebbero cercare di promuovere il recupero dei molti ecosistemi naturali ricchi di carbonio e biodiversità, che sono stati persi'.

Questo studio è stato sovvenzionato da finanziamenti, ottenuti attraverso vari progetti Fondecyt, attraverso risorse del Laboratorio di Ecologia del Paesaggio e attraverso fondi raccolti dal principale autore del lavoro, Robert Heilmayr, durante i suoi studi di PhD (National Science Foundation, the Robert and Patricia Switzer Foundation and the Emmett Interdisciplinary Program for Environment and Resources in Stanford's School of Earth, Energy & Environmental Sciences).

Fonte/i: Stanford University (California, USA), 22 giugno 2020 - Universidad de Concepción (Cile), 25 giugno 2020

Autore dell'articolo: , 30 giugno 2020

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