Editoriale: Negli USA cresce l'interesse per la qualità delle produzioni e l'ambiente

Negli ultimi anni leggendo la stampa, i siti internet e i forum di discussione statunitensi ed internazionali si evince che si è evoluta negli Stati Uniti una maggiore sensibilità dell'opinione pubblica riguardo le problematiche della qualità degli alimenti, che gradualmente è divenuta sempre più convergente con quella europea, per quanto abbia delle caratteristiche sue tipiche che di seguito proverò ad analizzare.

Fino a qualche anno fa gli studi di mercato, che affioravano anche tra le ricerche di economia agraria, mostravano un atteggiamento rispetto alla qualità del cibo composto da una costellazione di contraddizioni; ad esempio in un'indagine del 2009, dell'Università del New Jersey si evidenziava una scarsa attenzione agli alimenti scaduti, che infatti spesso causano tuttora gravi problemi di intossicazioni alimentari collettive, che finiscono poi per avere anche una marcata eco sui giornali, in una nazione ricca di organi di stampa nazionale e locale e in cui l'uso della statistica per analizzare i consumi è sempre stato molto marcato.

Apparentemente il contatto con i prodotti alimentari certificati provenienti dall'Europa, la cui importazione è molto cresciuta negli ultimi anni, insieme con la conseguente acquisita consapevolezza dei relativi standard di qualità da parte dei consumatori e i margini di potenziale guadagno da parte dei produttori, hanno generato una maggiore sensibilità verso la qualità alimentare e il suo valore nel contesto delle produzioni agricole, a cui si aggiunge l'interesse per la storia dei marchi alimentari tradizionali (che ha sviluppato anche tante imitazioni) e le problematiche legate alle intossicazioni alimentari, frequenti e spesso legate a produzioni, anche importate, non sempre rispondenti ai requisiti igienici. Questo tipo di problematiche sono seguite e sanzionate da sempre dalla FDA (Food and Drug Administration), che diffonde sul proprio sito i 'recall' (ritiri dal mercato) precauzionali, effettuati dalle aziende di produzioni alimentari e farmaceutiche (link a www.fda.gov) e gli 'alert' (allarmi) riguardo prodotti potenzialmente pericolosi.

Queste ultime situazioni in particolare sembrano mostrare alla fine l'acquisizione di una consapevolezza, collettiva e scientifica, forse maggiore che in Europa riguardo la necessità di disporre di parametri oggettivi che identifichino la qualità, in una maniera meno emotiva.
In tal senso le locali produzione di qualità sono più agganciate al miglioramento della qualità varietale, che a produzioni tradizionali inserite in particolari contesti storico-paesaggistici, i quali negli Usa sono meno frequenti che in Europa.

La maggiore attenzione alla qualità alimentare sembra accompagnare la volontà del settore agricolo statunitense di promuovere le proprie produzioni di qualità e divenire più competitivo col sistema agroalimentare europeo sui mercati internazionali. E' utile ricordare che gli Stati Uniti sono la principale potenza agricola mondiale, sebbene essa sia prevalentemente focalizzata sulle grandi commodity. Negli ultimi anni è però cresciuta la quantità e qualità di varietà orto-frutticole prodotte negli stati con clima mediterraneo (California, Florida e Texas) e di quelle viti-vinicole, che ovviamente cercano di raggiungere anche i mercati internazionali e ultimamente soffrono infatti le politiche protezioniste del Presidente Trump. Parallelamente sono cresciuti come in Europa i mercati locali e l'agricoltura urbana, che hanno portato tra la gente una maggiore consapevolezza delle problematiche del settore agricolo.

Un altro aspetto che è utile considerare è che negli Stati Uniti sono stati sviluppati gli organismi geneticamente modificati (OGM), il cui uso si è perfettamente inserito come un elemento essenziale dell'economia agricola, intorno anche all'esigenza di ridurre il consumo dei carburanti fossili; quindi tali coltivazioni, destinate prevalentemente al settore energetico ed all'alimentazione del bestiame, sono sempre coesistite con coltivazione di prodotti alimentari, la cui qualità è determinata attraverso parametri definiti dal mondo scientifico, che è molto collegato al settore produttivo e legislativo, poiché la ricchezza degli Stati Uniti deriva in gran parte da un marcato trasferimento tecnologico della ricerca.

Negli ultimi anni la spinta dei biocarburanti si è però esaurita, poiché l'abbassarsi del prezzo della benzina li ha portati fuori mercato ed ha reso inutile proseguire con le ricche sovvenzioni che fino a qualche anno fa erano elargite attraverso la norma nota come 'Renewable fuels standard' (= RFS'). Tale spinta era però economicamente razionale, poiché agganciava la produzione agricola all'esigenza di ridurre il costo di produzione, che cresceva per l'elevato costo dei carburanti; ma paradossalmente al venir meno di tale esigenza è invece cresciuta la consapevolezza delle problematiche legate all'aumento delle temperature medie (incendi e siccità, particolarmente in California e uragani), che si è fatta largo nel contesto del movimento di contrasto al riscaldamento climatico globale e che il Presidente Obama ed altri esponenti democratici (Es. Al Gore) avevano portato all'attenzione di un opinione pubblica, che fino a qualche anno fa era marcatamente scettica, riguardo questo tema.

Il mancato rinnovo dell'RFS da parte del presidente Trump è uno dei motivi per i quali il settore agricolo lo sostiene meno di quanto egli si attendeva, ma è esso comprensibile in un ottica di sana gestione dei conti, con riduzione della spesa pubblica e taglio delle tasse, tipica delle politiche della destra liberista repubblicana, che però trova inevitabilmente contraddittoria l'attuale elevazione delle barriere doganali, che colpiscono maggiormente proprio l'agricoltura; così ultimamente si torna a parlare di sussidi, in occasione del prossimo rinnovo del FarmBill, ma essi sono stati accolti con scetticismo.

Effettivamente molte aziende agricole, anche quelle che si erano lanciate sulle produzioni di qualità, stanno vedendo, come in Europa, scendere il valori delle produzioni commercializzate e specialmente quelle medio-piccole finiscono in perdita; però, da quanto si evince leggendo le molteplici opinioni diffuse attraverso i social-network, vi è una maggiore tendenza a trovare delle soluzioni ragionate, aggregando l'offerta e resistendo alla tendenza protezionistica, che ad esempio ha colpito a sorpresa i produttori di soia che, dopo aver predisposto le semine, che in parte erano anche state già effettuate, si sono trovati, a marzo-aprile 2018, spiazzati dalla reazione della Cina alle tariffe statunitensi. La Cina ha infatti chiuso le porte alle importazioni statunitensi di questa commodity, che può acquistare anche da Argentina e Brasile e per la quale è prevista quest'anno, negli Stati Uniti, una produzione molto elevata, con inevitabili ripercussioni sui prezzi locali ed a livello internazionale.

Questo mix di elementi, in cui gli OGM acquisivano anche una valenza utile a perseguire un obbiettivo di tutela dell'ambiente, contribuendo a rendere conveniente il minor uso di carburanti fossili, pare aver contribuito allo sviluppo di una sensibilità dei consumatori meno emotiva e anche un'accettazione maggiore delle logiche del libero mercato internazionale, da cui inevitabilmente dipende l'economia di quella che è una delle nazioni maggiori produttrici mondiali di commodities (mais, soia, cotone, sorgo, ecc.).

Se ne deduce che comunque negli Stati Uniti è possibile la coesistenza tra gli interessi del settore biotecnologico e quello delle produzioni di qualità e da agricoltura organica (biologica); ciò è avvenuto anche attraverso lo sviluppo di normative di regolazione elastiche e diverse tra stato e stato, in funzione dei differenti interessi produttivi, anche legati ai diversi climi, e comunque generatesi in un quadro confederale in cui si percepisce spesso il peso dell'intervento regolatorio di alcuni enti ed agenzie come l'agenzia alimentare e sui farmaci (FDA), di quella ambientale (EPA), dell'Istituto nazionale per la Salute (NIH) e dei ministeri, come in particolare quello agricolo (USDA). Tutti questi enti hanno una forte credibilità dovuta anche a una notevole attività di ricerca scientifica.

Tra queste entità molto marcato è stato negli ultimi anni l'intervento dell'EPA, che regolamenta anche i fitofarmaci e che ha in una certa misura acquisito le antipatie dei settori produttivi, che in buona parte sono elettorato della destra repubblicana. Tra gli interventi regolatori più contestati dai settori produttivi vale forse la pena di ricordare la regolamentazione della qualità delle acque, contestata come burocratica da molti agricoltori nelle chat e forum online e gli interventi nei confronti delle contaminazioni ambientali che particolarmente in Nord Dakota hanno generato profitti per alcune imprese agricole, con la forte espansione del fracking, cioè di estrazioni di gas e particolarmente petrolio di bassa qualità, con fuoriuscita di liquami chimici contaminanti l'ambiente agricolo. Questo aspetto è stato ampiamente sfruttato nella campagna elettorale del candidato democratico Bernie Sanders, che ha contribuito a portare in primo piano le tematiche ambientaliste.

Fonte/i:

Autore dell'articolo: , 6 agosto 2018

Indirizzo permanente di questo articolo: https://www.agrolinker.com/?id=1801

© Riproduzione Riservata          Collegamento all'elenco dei feeds RSS di Agrolinker         

I commenti per questo articolo sono stati chiusi.

Alcuni articoli tematicamente collegati:
  1. Editoriale: Negli USA cresce l'interesse per la qualità delle produzioni e l'ambiente

  2. Etichettare come Deserti Alimentari le zone prive di supermercati non è utile

  3. Uno studio ha mostrato che il sistema statunitense di tracciabilità obbligatoria delle carni ha aumentato i costi generando però vantaggi molto limitati

  4. Una nuova legge impatterà sui coltivatori di prodotti agricoli e i trasportatori statunitensi

  5. Storie di deserti alimentari in Kansas (USA), problematiche locali collegate e possibili soluzioni trovate dalla gente comune

Collegamento all'elenco dei feeds RSS di Agrolinker