L'incremento produttivo del ravizzone in Gran Bretagna mostra che il cambiamento climatico può risultare vantaggioso

Dopo un periodo molto pessimistico cominciano a vedersi studi che analizzano il fenomeno del cambiamento climatico in veste non sempre così negativa, come avviene abitualmente e affievoliscono quindi quell'alone di pessimismo sul futuro dell'umanità, che frequentemente circonda la narrativa della scienza, in chiave ambientalista.

Gli ambientalisti che s'interessino prevalentemente di cambiamento climatico usano spesso il termine 'riscaldamento globale'(Global-Warming), il quale però si presta a valutazioni distorte da parte della gente comune, che viene poi accusata di banalizzare un tema scientifico, quando invece, come si evince dai discorsi degli stessi ambientalisti, il termine più rispondente alle loro affermazioni è 'cambiamento climatico', poiché come è spesso sottolineato, esso si caratterizza per la presenza di eventi climatici estremi, con punte sia di caldo intenso, che di freddo polare, oltre ad un'ormai abituale irregolarità stagionale, che si concretizza in un ritardo dell'inizio di ciascuna stagione.

Quest'ultimo aspetto è stato oggetto di approfondimento degli studiosi inglesi del John Innes Centre, i quali, avendo riscontrato negli ultimi anni il verificarsi di temperature (medie) più elevate nel mese di ottobre, hanno voluto valutarne le conseguenze sulle coltivazioni più praticate in Gran Bretagna. In questo caso lo studio ha riguardato la 'rapa dai semi oleosi' (oil-seed-rape; OSR), nota in Italia come Ravizzone (nome latino: Brassica napus var. oleifera), che rappresenta nel nord-Europa una delle principali fonti di olio (anche per l'industria dei biocarburanti).

Tali piante hanno un ciclo di coltivazione autunno-vernino, con raccolta in primavera inoltrata, ma il frequente verificarsi in Gran Bretagna di temperature elevate durante il mese di ottobre determina un ritardo del ciclo di coltivazione di questa coltura, con un conseguente incremento del successivo raccolto di circa il 30%.

Questa informazione, semplicemente rilevabile in campo, non soddisfaceva però i ricercatori del John Innes Center, i quali volevano comprendere anche la motivazione che, a livello di fisiologia della pianta, sottende tale incremento di produzione. E' stato così scoperto che una temperatura media più elevata durante il mese di ottobre influisce sull'epoca di fioritura, poiché il ritardato arrivo del freddo posticipa l'induzione fiorale e cioé la differenziazione a fiore degli apici vegetativi. Infatti in queste piante la messa a fiore dipende da un'adeguata durata dell'esposizione al freddo (vernalizzazione), che in questo caso viene conseguita in ritardo; questa circostanza determina poi una più prolungata durata dell'attività vegetativa (e fotosintesi), con un maggiore accumulo di riserve nei tessuti delle piante coltivate.

La vernalizzazione è una dei due possibili processi di induzione fiorale, la seconda è il fotoperiodismo, nel cui caso la fioritura avviene in corrispondenza del raggiungimento di una determinata durata del periodo di luminosità.

Il Professor Stefe Penfield, autore dello studio spiega riguardo questa questione: 'Abbiamo trovato che le piante di ravizzone smettono di crescere quando passano attraverso la transizione fiorale alla fine di ottobre e tali temperature più calde, a quell'epoca dell'anno, abilitano le piante a crescere più a lungo, dando un maggiore potenziale per raccolti elevati.

Stabilendo il collegamento tra le temperature autunnali e il raccolto, il nostro studio evidenzia un esempio di come il cambiamento climatico può essere potenzialmente utile agli agricoltori. Freddi mesi di ottobre hanno effetto negativo sul raccolto se state coltivando ravizzone, ma sono ora sempre più rari.'

La vernalizzazione è stata molto studiata in laboratorio ma, come riferisce la fonte, sempre più frequentemente le ricerche suggeriscono che il risultato degli studi di tale fenomeno potrebbero differenziarsi molto, se ripetuti in condizioni di pieno campo. E' quindi, in generale, necessario effettuare tali studi di conferma delle informazioni acquisite in laboratorio, come in effetti è avvenuto anche in questo caso.

Nella fase di laboratorio di questo studio era stato riscontrato, in un test su piante dissezionate, un ritardo di fioritura di 3-4 settimane in entrambe le varietà-coltivate utilizzate. Successivamente furono condotti studi sui geni coinvolti nella vernalizzazione ed è risultato che essi erano altamente espressi in condizioni di temperatura calda (a ottobre).

La parte di campo dello studio si è avvalsa di appezzamenti, nei quali la temperatura del suolo era stata elevata di 4-8 °C, tramite cavi riscaldanti che simulavano temperature di ottobre più elevate. Nell'appezzamento sperimentale sono state coltivate due varietà di ravizzone, che richiedevano differenti periodi di freddo per ottenere l'induzione fiorale (aventi cioè differenti esigenze di vernalizzazione). E' risultato quindi che la vernalizzazione avviene in quei mesi di ottobre nei quali la temperatura media è compresa tra 10 e 12 °C.

La tecnologia dei cavi riscaldanti, come viene riportato, era stata utilizzata precedentemente per simulare un aumento di temperatura invernale, solamente su praterie naturali e in questo caso è stata, quindi, per la prima volta utilizzata in esperimenti interessanti delle coltivazioni.

Come riferisce in conclusione il professor Penfield: 'Questo studio è stato possibile solo poiché noi eravamo riusciti a creare il laboratorio in un campo, per simulare come il cambiamento climatico sta influenzando l'agricoltura britannica. E' importante essere in grado di fare questa cosa poiché la produzione è altamente dipendente dal tempo nella coltivazione del ravizzone ed è molto probabile che il cambiamento climatico avrà grandi conseguenze sulla maniera in cui noi possiamo utilizzare le coltivazioni e sul tipo di varietà che abbiamo bisogno di coltivare'.

Fonte/i: John Innes Centre, 5 Dicembre 2019

Autore dell'articolo: , 31 dicembre 2019

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