Recente ricerca rivela che i frutteti circondati da habitat naturali producono di più

Uno studio condotto presso la Cornell University (stato di New York) e pubblicato sul giornale Science ha mostrato che, quando i meleti sono circondati da terre agricole coltivate, anziché prati permanenti, pascoli, o boschi, la fauna apicola che visita tali frutteti risulta meno ricca di specie e, come è stato dimostrato in questa ricerca, ciò si riflette negativamente sull'entità della produzione di frutta. Al contrario è stato riscontrato un aumento di produzione, quando il frutteto è circondato da ambienti naturali e quando questa circostanza determina anche una maggiore diversità delle specie apicole, che visitano i fiori.

La correlazione tra maggiore presenza di api e incremento di produzione agricola, nelle coltivazioni impollinate da insetti (entomofile), è una questione nota da tempo. Ciò che è emerso in più durante questo studio è che, per potersi determinare un incremento produttivo, devono anche essere presenti differenti specie di api.
Non esistono infatti solo le api domestiche, ma anche una miriade di specie selvatiche. Purtroppo negli ultimi anni esse sono molto diminuite, specialmente negli Stati Uniti, come è emerso in numerose ricerche che hanno studiato il fenomeno della 'moria degli alveari' (colony collapse disorder).

Questa ultima ricerca ha un valore particolare, poiché ha considerato le caratteristiche dell'ambiente circostante i frutteti, la produzione di mele e la variabilità delle specie apicole presenti in un campione di 27 meleti dello stato di New York, durante un periodo di 10 anni.
I ricercatori, hanno anche ricostruito, durante il loro studio, la storia evolutiva ed il grado di parentela esistente tra le specie di api autoctone dello stato di New York, con l'obbiettivo di poter meglio comprendere le circostanze che hanno inciso maggiormente in queste comunità di api dei frutteti.
Tale studio filogenetico è stato effettuato dal dott.Michael Branstetter, entomologo ricercatore presso il Servizio di Ricerca agricola del Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti d'America (USDA-ARS) di Logan, in Utah.

Le valutazioni effettuate hanno consentito di costruire un diagramma, simile a un albero ramificato, che rappresenta le relazioni filogenetiche esistenti tra le differenti popolazioni di api, presenti nei frutteti esaminati.
Come riferisce la dott.ssa Heater Grab, principale autrice di questo studio e ricercatrice di post-dottorato nel laboratorio di Katja Poveda, che è professoressa associata di entomologia e coautrice del lavoro: 'I frutteti le cui comunità di api erano più prossimamente collegate tra loro hanno reso peggio in termini di produzione frutticola, mentre le comunità che erano molto più ampie, da un punto di vista filogenetico, hanno operato molto meglio'. A questo studio ha preso parte anche Bryan Danforth, che è professore di entomologia e autore anziano.

L'importanza della presenza di specie diverse di api, come viene spiegato, dipende dal loro differente modo di comportarsi quando impollinano i fiori. Alcune specie si avvicinano di lato, altre da sopra e ciascuna di esse si può nutrire in orari differenti della giornata e con una frequenza variabile. Tutte influenzano la maniera in cui un fiore di melo è impollinato.

Gli alberi di melo si avvantaggiano di questo variabile comportamento delle api, poiché gli organi degli apparati femminili dei loro fiori devono ricevere un certo numero di granelli di polline (in genere provenienti da altre piante) per poter sviluppare un'adeguata quantità di semi.
Lo sviluppo dei frutti dipende dagli ormoni prodotti dai semi ed è quindi direttamente collegato alla loro presenza, che deve essere anche in numero adeguato.
Riferisce Grab: 'Se solo la metà dei semi matura completamente, il frutto è deforme', circostanza che influisce su peso e vendibilità'.

In un ottica più naturalistica si può dire che i frutti hanno il significato evolutivo di aiutare la disseminazione dei semi; per tale motivo devono essere appariscenti ed appetibili, specialmente nei casi in cui il passaggio attraverso il condotto digerente degli animali aiuta la disseminazione e la rottura degli involucri dei semi.

Dallo studio filogenetico è complessivamente emerso che le caratteristiche del paesaggio a ridosso dei frutteti influenzerebbero l'entità della produzione, poiché determinano una variabile diversità della popolazione apicola. Ma non è solo il livello di biodiversità a contare, ma anche la composizione della fauna apicola. In pratica si sono evidenziate delle correlazioni, i cui meccanismi non sono stati finora ben compresi, tra il numero/tipo delle specie di api presenti e la maggiore/minore produzione di frutta. Ad esempio Andrena regularis (ape scavatrice), il bombo, l'ape del sudore (genere Lassioglossum; attratte dal sudore umano) sono le specie che, è risultato, tollerano meglio un paesaggio agricolo coltivato.
Le api che sono più frequenti nei frutteti circondati da terre agricole non sono quindi un campione casuale, ma rappresentano le specie che si adattano meglio a questi ambienti.
In presenza di un territorio più naturale vi sarebbero, invece, anche molte altre specie del genere Andrena (api minatrici), che sono anche risultate più efficienti nell'impollinazione del melo.
Pertanto tali mutate condizioni ambientali determinano sia un incremento numerico delle specie presenti nei frutteti, sia un viraggio verso quelle più efficienti nell'impollinazione e ciò si riflette positivamente sulla produzione di frutta.

Come riferisce la dott.ssa Grab: 'Non sappiamo quali siano i meccanismi, ma le specie di api che sono più prossimamente collegate a quelle che operano male è più probabile che impollinino male', in paesaggi dominati dall'agricoltura.

Altri coautori della ricerca sono stati Greg Loeb, professore di Entomologia alla Cornell University; la dott.ssa Mia Park, ricercatrice di post-dottorato alla North Dakota State University ed Eleanor Blitzer, biologa al Carroll College (Montana, USA).
Il complessivo studio effettuato è stato sovvenzionata dal Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti d'America (USDA) e dal Centro Atkinson per un Futuro sostenibile.

Fonte/i: Cornell University, 17 gennaio 2019

Autore dell'articolo: , 13 febbraio 2019

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