Secondo uno studio tedesco le colture impollinate da insetti vedranno crescere gradualmente il loro costo di produzione

Procede a livello planetario la ricerca sulla cosiddetta 'moria delle api' (link al sito della Rete Rurale italiana) ed, oltre alla ricerca di una soluzione 'curativa', sono in corso anche studi sull'impatto della scomparsa delle api sulla produzione agricola. Non tutti coloro che nelle sedi di decisione pianificano la gestione di questo problema sembrano considerare le api come uno dei principali fattori della produzione agricola, ma è utile rimarcare che questi insetti ed i loro parenti selvatici hanno un ruolo notevole nel processo di impollinazione di molte specie, con conseguente diminuzione della produzione agricola in presenza di fattori limitanti la presenza di api.

Ricercatori del Centro tedesco di Ricerca ambientale 'Helmholz' (UFZ), con riferimento a circa 60 colture la cui produzione è vincolata al processo di impollinazione, segnalano che colture di rilievo economico mondiale come il caffè, il cacao, le mele, la soia, risentendo della minor disponibilità di impollinatori, continueranno a subire nel lungo periodo un incremento del loro prezzo per effetto del 'costo di impollinazione', che viene indicato in crescita dal 2001, secondo questa ricerca. Fattore principale di incremento di tale costo è la diminuita disponibilità di impollinatori.

Lo studio a cui qui si fa riferimento, al quale hanno preso parte anche ricercatori delle università di Friburgo e Dresda ricorre alla stima dell'impollinazione su scala mondiale e definisce in quali zone della terra essa mostri un maggior rilievo sulla resa produttiva delle colture, circostanza che si rifletterà su un prevedibile prossimo incremento del costo di produzione.

Come riferisce il Dr. Sven Lautenbach, ricercatore presso il Dipartimento di Ecologia del Paesaggio del Centro tedesco di Ricerca Ambientale (UFZ): 'Possiamo stimare con un alto grado di risoluzione spaziale quanto largo sia questo contributo in molte regioni'. In particolare viene riferito che tra le principali nazioni della terra: Cina, India, Stati Uniti, Brasile e Giappone beneficiano in grande misura di produzioni dipendenti dall'impollinazione. In Europa le principali nazioni le cui agricolture trarrebbero vantaggio da queste coltivazioni sarebbero, secondo questo studio, Italia e Grecia.

Il Dr.Lautenbanch evidenzia in particolare un presunto conflitto tra differenti interessi del settore agricolo: 'Noi vediamo questo incremento di prezzo come un iniziale segnale di avvertimento che confligge e che potrebbe crescere tra i servizi dell'impollinazione collegata agli insetti ed altri interessi agricoli'. In questo contesto viene evidenziato il ruolo della diminuzione in corso di siepi, filari di alberi e zone incolte dell'appezzamento coltivato, che talvolta proprio scompaiono per lasciar spazio alle colture, o a zone residenziali. Tutto ciò a modo di vedere degli autori di questo studio si rifletterà, ad esempio, sul prezzo di caffè e cacao.

Secondo i calcoli effettuati proprio le zone in cui le colture impollinate incidono maggiormente sul reddito del settore agricolo, si avrà una maggiore diminuzione di impollinazione e quindi un incremento del costo della fase di impollinazione di una data coltura e in definitiva del suo costo di produzione. Per questo motivo conclude il Dr.Lautenbach 'Questa situazione incoraggerà gli incentivi per una protezione degli insetti e dei servizi di impollinazione' e con questo egli pare riferirsi alle decisioni politiche e quindi raccomandazioni di livello regionale che si renderebbero necessarie per promuovere pratiche di conservazione della natura, viste qui non come fini a se stesse, ma come elementi di una efficiente produzione agricola.

L'ufficio stampa dell'UFZ, concludendo il comunicato, forse fraintendendo la questione, parla della possibilità di imporre, ad esempio, 'pagamenti per servizi all'ecosistema' (PES), visti come una sorta di tassa per gli agricoltori che si avvantaggerebbero dell'impollinazione naturale di insetti, ciò al fine di recuperare risorse per la tutela degli stessi. Ragionando alla stessa maniera si potrebbe pensare di far pagare agli apicoltori il nettare prelevato dai fiori, il che è evidentemente assurdo.

Ricerche di natura economico-agraria come quella qui descritta hanno invece una loro utilità nell'evidenziare il rilievo di ogni voce di costo nel processo produttivo per una ottimale analisi delle opzioni di scelta, con definizione di quella meno costosa per l'agricoltore. In tale ottica non è frutto di un approccio integralista pensare di considerare in tale stima complessiva il costo di un 'servizio di impollinazione' per arrivare a confrontare il totale dei costi di una coltivazione intensiva con quello di un'altra a basso impatto ambientale.

In una tale ottica è evidente che, al diminuire della disponibilità di impollinatori in natura, crescerà il costo di impollinazione e quindi quello di produzione per colture impollinate. Un possibile risultato potrebbe quindi essere quello di mostrare la convenienza ad organizzare maggiormente l'agricoltura per comprensori vocazionali, per far scendere il costo dell'impollinazione laddove le colture collegate a questo processo naturale siano più vocate.

Al contrario pensare di tassare gli agricoltori che si avvantaggino di un processo naturale credo mostri invece quanto aberranti possano essere i risultati di una buona ricerca, quando gestiti da persone che non abbiano un'adeguata conoscenza del settore agricolo e, partendo dal presupposto che sia l'agricoltura, o solo essa, a danneggiare gli impollinatori, mirino in ultima istanza a definire un costo per l'esercizio di un'attività produttiva che è complementare con l'equilibrio ambientale, tanto più quando gestita in maniera sostenibile, con un conseguente connaturato interesse per la permanenza degli equilibri naturali e più frequentemente con esplicite azioni indirizzate alla tutela di tale equilibrio, proprio in quanto componente virtuosa del processo produttivo ed al fine, nel caso specifico, di ridurre il costo di impollinazione.

Fonte/i: Helmholtz Centre for Environmental Research (UFZ) (Leipzig), 27 aprile 2012

Autore dell'articolo: , 30 aprile 2012

Indirizzo permanente di questo articolo: https://www.agrolinker.com/?id=1387

© Riproduzione Riservata          Collegamento all'elenco dei feeds RSS di Agrolinker         

I commenti per questo articolo sono stati chiusi.

Alcuni articoli tematicamente collegati:
  1. La Varroa nutrendosi di un organo vitale delle api le rende più sensibili ad altri agenti di danno

  2. L'espressione di un gene che, regola l'assorbimento del manganese, influenza il funzionamento dei neuroni dopaminici e l'attività nutrizionale delle api

  3. Scoperto un gene che differenzia l'ape regina dalle operaie

  4. Secondo uno studio tedesco le colture impollinate da insetti vedranno crescere gradualmente il loro costo di produzione

  5. Uno studio dell'Università della California, Riverside ha evidenziato a livello di laboratorio una relazione tra elevate concentrazioni di selenio in nettare e polline ed alterati comportamenti da parte delle api

Collegamento all'elenco dei feeds RSS di Agrolinker