Gli animali malati variano il comportamento e ciò non sfugge ai predatori

Uno studio compiuto all'Università Purdue (West-Lafayette - Indiana) ha evidenziato che gli animali malati, all'interno di popolazioni di individui sani, sono ampiamente differenti e non sfuggono ai predatori, che finiscono per attaccarli e nutrirsene (='parasite-induced vulnerability to predation' - PIVP), con il secondario ma importante risultato di ridurre marcatamente la prevalenza delle infezioni, il rischio di contagio e quindi con il finale risultato di avere un effetto utile alle popolazioni di animali, o più nello specifico, in ambito zootecnico, alle mandrie bovine e ovine.

Lo studio, al contrario di quanto si potrebbe inizialmente pensare, è stato però sviluppato ad un altro livello dimensionale: i predatori possono anche essere più piccoli della preda e agire in gruppo, come nel caso delle rane parassitizzate da larve di libellula, le quali agiscono, nel caso oggetto di studio, su girini di rana arborea grigia (Hyla versicolor) e di rana leopardo settentrionale (Lithobates pipiens), precedentemente infettati dal rana-virus.

Jason Hoverman, professore associato di risorse forestali e naturali, presso la Purdue University studia le interazioni tra predatori e patogeni in popolazioni animali. Il concetto a cui lui si aggancia è quello più generico della biodiversità, che include ovviamente anche un'adeguata presenza di predatori: essa, secondo l'approccio proposto, può migliorare la salute di alcune popolazioni animali, poiché è più probabile che i predatori riescano ad attaccare animali malati, poiché essi sono meno in grado di contrastare l'attacco, o di resistere all'invasione del proprio corpo, nel caso di larve parassite.

'L'ipotesi delle mandrie sane', dice Hoverman, 'suggerisce che i predatori possano giocare un ruolo nel ridurre il rischio di malattie per le popolazioni di animali selvatici. I predatori possono fare molte cose per determinare la probabilità che un individuo trasmetta un'infezione ad altri nella popolazione. Abbiamo trovato che i predatori riducono la densità delle popolazioni predate e conseguentemente la possibilità che un individuo malato incontri e infetti individui sani.

Come gli stessi scienziati riferiscono essi hanno testato 'l'ipotesi della mandria sana'.
Il professor Hoverman, con i dottorandi Samantha Gallagher e Turner DeBlieux hanno esposto girini di rane arboree grigie e di rane leopardo settentrionali, precedentemente infettate con rana-virus, alle larve di libellula. Dallo studio è risultato che il predatore riduceva la prevalenza dell'infezione del 57% nelle rane arboree grigie e dell'83% nelle rane leopardo settentrionali.

Come indica Hoverman: 'Nelle rane leopardo i predatori hanno quasi rimosso il patogeno. E' possibile che un predatore possa escludere un patogeno da un sistema a causa del suo effetto sulla densità di popolazione'.

In un altro studio degli stessi autori, pubblicato sul giornale 'Diseases of Aquatic Organisms' (Malattie degli organismi acquatici) gli scienziati rilevarono che il predatore attaccava più probabilmente prede infettate dal patogeno. In tale studio gli autori esposero a rana-virus girini di 'guardone primaverile' (Pseudacris crucifer), rana arborea grigia (Hyla versicolor), rospo americano (Anaxyrus americanus) e rana leopardo settentrionale (Lithobates pipiens); successivamente le hanno messe in contatto con larve di libellula (Anax junius) ed hanno poi valutato, per ognuna delle suddette specie di Anuri (una famiglia di anfibi che include rane e rospi), quanti esemplari del campione sopravvivevano.

Lo stesso esperimento è stato anche compiuto con un differente insetto predatore, il Belostoma flumineum, un rincote acquatico, che è risultato meno efficace della libellula nell'aumentare il fattore 'PIVP'.
Il risultato è stato che, per tre delle quattro specie, l'esposizione al rana-virus riduceva tra due e nove volte il tasso di sopravvivenza dei girini, in presenza di attacchi predatori della libellula.

Come ha riferito Hoverman: 'Il nostro recente lavoro ha mostrato che l'esposizione al Rana-virus causa un aumento dell'attività dei girini e un loro movimento erratico.' Questo tipo di movimento aveva la conseguenza di agevolare l'identificazione della preda da parte di predatori del tipo della libellula i quali, come viene indicato, preferiscono che le prede siano in movimento.

Il prossimo obiettivo del gruppo di lavoro del Prof. Hoverman è di condurre indagini di campo per determinare, se in presenza d una maggiore biodiversità dei predatori, le comunità animali predate abbiano un minor rischio di ammalarsi. Essi inoltre valuteranno quanto i contaminanti di origine chimica, come ad esempio i fitofarmaci, possano influenzare l'effetto (dell'attacco dei predatori) sulle mandrie sane.

La ricerca qui segnalata è stata sovvenzionata dall'Istituto Nazionale per la Salute (NIH) degli Stati Uniti d'America.

Fonte/i: Purdue University, 23 settembre 2019

Autore dell'articolo: , 30 settembre 2019

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