Implicazioni sulla salute della coltivazione di riso in terreni contaminati con arsenico

Il riso è un cereale che riveste particolare interesse nell'alimentazione umana diretta. Ne esistono molteplici varietà alcune delle quali sono state appositamente selezionate per aumentarne il valore nutritivo e arricchire così la dieta di chi si nutra principalmente dei granelli di questa pianta. In Italia il riso è una coltura diffusa al nord, particolarmente in alcuni comprensori, dove raggiunge una marcata intensità e specializzazione produttiva.

Il riso in alcune sue zone straniere di coltivazione è interessato dalla rilevante problematica dell'inquinamento da arsenico, dei terreni di coltivazione e/o delle acque da cui è sommerso.
Generalmente il problema deriva dall'origine della matrice litologica del suolo, che nel caso sia di origine vulcanica, contiene frequentemente questo minerale, che quindi va anche a inquinare le falde acquifere. Tale problema è particolarmente diffuso nelle zone orientali dell'India e in Bangladesh e specialmente quando sia praticata la tecnica di coltivazione per sommersione.

Il problema dell'assorbimento di arsenico nella coltivazione in sommersione dipende dall'abbassamento del livello di ossigeno nell'acqua, che crea un ambiente fortemente riducente a ridosso delle radici, con conseguente solubilizzazione dei metalli, che sono poi assorbiti. Alcuni metalli, a basse dosi, sono utili alla nutrizione delle coltivazioni e sono per questo motivo definiti “elementi micronutritivi” (microelementi); nel caso del riso si tratta principalmente dello zinco e del manganese. A dosi elevate i microelementi, in forma solubile, sono invece tossici per la pianta (fitotossici) e spesso anche per l'uomo, come qualunque metallo inquinante (es. piombo, mercurio, cromo, nichel, cadmio e appunto l'arsenico).

E' utile comunque precisare che la tossicità dei metalli inquinanti, che contaminino cibi o acqua, é intesa come tossicità cronica, dovuta cioè al lento e graduale assorbimento di dosi molto ridotte, per un periodo di tempo prolungato, con un effetto variabile e difficilmente quantificabile.
L'arsenico è invece una sostanza dotata anche di marcata tossicità acuta: è molto velenoso; ma in questo caso è inteso con riferimento alla sua tossicità cronica, per la quale è ritenuto causa di tumori e affezioni cardiocircolatorie.

Dato il rilievo alimentare della coltura risicola sono state effettuate numerose ricerche, volte a risolvere questa problematica, sia attraverso il miglioramento genetico, che tramite interventi di natura agronomica. Alcune ricerche sono state oggetto di precedenti articoli, i più recenti dei quali sono di seguito elencati e raggiungibili attraverso collegamenti ipertestuali:

  1. Cocktail di microrganismi del suolo aumenta la resistenza delle piante alle avversità
  2. Recenti studi del processo infettivo del brusone del riso aiuteranno a sconfiggerlo
  3. L'attività di un batterio che mobilizza il ferro potrebbe ostacolare l'assorbimento di arsenico nei terreni risicoli contaminati
  4. Identificato un gene che codifica l'abilità fisiologica delle piante di espellere l'arsenico assorbito da terreni inquinanti
  5. Un nuovo filone di ricerca, dopo anni di studio della dinamica dell'arsenico nei suoli risicoli, potrebbe offrire la soluzione alla contaminazione di questo alimento

Quando il riso viene commercializzato il problema della sua contaminazione da arsenico non è però più un problema d'interesse esclusivamente locale, trattandosi di una commodity oggetto di commercio a livello internazionale. Pertanto se è ovvio pensare che in alcune nazioni la gente si nutra anche di riso contaminato da arsenico non è accettabile che riso eventualmente contaminato possa finire sulle nostre tavole.

Ricercatori delle università britanniche di Manchester e Salford hanno di recente effettuato una ricerca e anche raccolto dati epidemiologici, che segnalano che a livello mondiale un ridotto, ma persistente assorbimento di arsenico, attraverso alimentazione a base di riso, determinerebbe la morte prematura di circa 50.000 persone, per patologie croniche, che possono andare dal cancro ad affezioni cardiocircolatorie. Lo studio effettuato in Inghilterra ha teso in particolare a evidenziare eventuali correlazione tra la nutrizione a base di riso e l'incidenza di patologie cardiovascolari, causate dall'esposizione ad arsenico. Tale ricerca è stata pubblicata sul giornale “Science of the Total Environment.”

Gli autori di questo studio epidemiologico sostengono che, una volta isolata, tramite correzione, la variabilità collegata ad altri fattori, che sono in grado di indurre affezioni cardiovascolari (obesità, fumo, età, mancanza di reddito, mancanza di istruzione), si evidenzierebbe una marcata correlazione, a livello locale, tra elevata mortalità cardiovascolare e consumo di riso contenente arsenico in forma inorganica.

Il professor David Polya dell'Università di Manchester ha detto: “Il tipo di studio intrapreso, uno studio di ecologia, ha molte limitazioni, ma è una via relativamente economica per determinare se c'è un plausibile collegamento tra l'aumentato consumo di riso contenente arsenico inorganico e un accresciuto rischio di malattie cardi-vascolari.”

“L'incremento di rischio che emerge dal modello è intorno al 6% (con un intervallo di fiducia, per questo dato, che va dal 2% all'11%). L'aumentato rischio, di cui al modello, potrebbe anche riflettere in parte una combinazione della suscettibilità e dei comportamenti di quelle comunità in Inghilterra e Galles, aventi una relativamente elevata dieta a base di riso”.

Come notazione finale viene riconosciuta la necessità di effettuare più “robusti” tipi di studio a conferma del risultato, considerando anche i notevoli effetti benefici di questa alimentazione apportatrice di un elevato contenuto in fibre. I ricercatori pertanto suggeriscono, anziché evitare il riso di preferirne alcune varietà più sicure e anche il riso brillato rispetto a quello integrale, poiché quest'ultimo ha un maggiore contenuto di arsenico; infine viene suggerito di evitare di insistere con un'alimentazione basata solo sul riso.

Fonte/i: University of Manchester, 4 agosto 2020

Autore dell'articolo: , 18 agosto 2020

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