Gli antibiotici contenuti nei reflui zootecnici disturbano l'ecosistema del suolo

Una ricerca recente porta a conclusioni importanti, seppur in parte prevedibili, relativamente agli antibiotici, che negli Stati Uniti, come noto, sono forniti al bestiame di allevamento per mantenerlo in buona salute con il fine di ottenere maggiori incrementi ponderali.
Gli antibiotici che sono espulsi con le deiezioni ovviamente seguono il ciclo di smaltimento dei reflui zootecnici e finendo nel terreno creano marcati problemi all'equilibrio eco-sistemico dei microrganismi del suolo e quindi ai cicli degli elementi nutritivi e in definitiva alla crescita delle piante.

Un gruppo di ricercatori dell'Università Tecnologica della Virginia (Virginia Tech) ha analizzato campioni di suolo provenienti da appezzamenti posti in prossimità delle letamaie di 11 aziende zootecniche da latte (=dairy farms) e vi ha rinvenuto (nella flora batterica) un livello di geni di resistenza agli antibiotici 200 volte più elevato di quello rilevato nel suolo in località più distanti dalle letamaie.

I ricercatori, avendo scoperto che le popolazioni microbiche rinvenute nei campioni ricchi di antibiotici (a cui risultavano resistenti) risultavano essere anche maggiormente stressate, hanno affermato che tale stress sarebbe riconducibile all'acquisizione della resistenza. E' utile però rilevare che è noto che i microrganismi in condizioni di stress (come, ad esempio, per la presenza di antibiotici nel loro ambiente di vita) ricorrono alle forme di riproduzione sessuata (oppure nei batteri allo scambio di porzioni di DNA: coniugazione) e tutto ciò genera variabilità e quindi resistenza. Pertanto la situazione di stress usualmente viene considerata essere la causa motrice dei processi che portano all'acquisizione di resistenza ai fattori avversi, attraverso l'ampliamento della base genetica della popolazione.

Attenendoci però di seguito alle considerazioni degli scienziati che hanno portato avanti questa ricerca rileviamo che l'autore principale dello studio, Michael Strickland, assistente di scienze biologiche al Collegio delle Scienze e Ricercatore al centro per il cambiamento climatico dell'Università Virginia Tech riferisce quanto segue: 'Lo sviluppo di resistenza agli antibiotici può essere per i microrganismi un processo che consuma energia e ciò spiegherebbe perché abbiamo visto un più alto livello di stress. Dobbiamo continuare a indagare questo possibile collegamento.'

I dati segnalati dai ricercatori dell'università della Virginia sono comunque rilevanti e causa di un possibile allarme, non solo nella gente comune, ma anche negli agricoltori, poiché è indubbio che l'equilibrio microbico del suolo è alla base della sua fertilità e si riflette indirettamente sulla produzione di alimenti. Pertanto la presenza di antibiotici nei terreni di coltivazione non può che esser vista come un elemento che incide negativamente sulla loro fertilità.

Per altro verso l'uso degli antibiotici nell'allevamento zootecnico costituisce un elemento di preoccupazione per i cittadini americani al punto che appare poco convincente la minaccia del neo-Presidente Trump di dazi sulle esportazioni europee per il semplice il fatto che l'Europa non accetta le carni statunitensi a causa dell'utilizzo di antibiotici nelle attività di allevamento. E, come precisa lo studente di dottorato in scienze biologiche Carl Wepking, primo autore di questo lavoro, il problema degli antibiotici viene particolarmente sentito dai cittadini statunitensi quando tali farmaci sono utilizzati per prevenire piuttosto che per trattare specificamente le malattie; una circostanza questa che, sappiamo, è divenuta una vera e propria tecnica di allevamento negli Stati Uniti.

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati il 29 marzo 2017 negli atti della Società Reale B (Royal Society B).

Wepking che è cresciuto in un allevamento bovino da carne segnala le sue preoccupazioni in questo senso e il servizio di comunicazione del Virginia Tech riporta le sue parole come di seguito:'La crescente popolazione umana ed il crescente ceto medio globale spinge gli agricoltori a produrre più alimenti di origine zootecnica, ma l'uso di antibiotici per incrementare la produzione può impattare negativamente l'ecosistema e i suoli agricoli, per non parlare della salute umana'.

Comunque, con riferimento all'attuale progetto di ricerca sovvenzionato dall'USDA, Strickland e Wepking si focalizzerano sull'impatto degli antibiotici sulle comunità del suolo. Il progetto ha tre fasi, in cui l'indagine compiuta sui suoli di 11 aziende zootecniche era solo la prima delle tre. Il prossimo passo, segnalano dal Virginia Tech, sarà di campionare il suolo dell'azienda dell'Università (Kentland Farm) per distinguere l'effetto del letame sui microrganismi del suolo, da quello degli antibiotici. La terza fase prevede l'applicazione di antibiotici sul suolo in laboratorio.

Come riferisce Serita Frey, professoressa di Ecologia microbica del Suolo all'Università del New HampShire:'Mentre le implicazioni per la salute umana dell'esteso uso di antibiotici sono ben note, Wepking e i suoi colleghi indagheranno un'altra potenzialmente importante influenza: Come l'esposizione agli antibiotici modelli la comunità microbica del suolo ed il suo funzionamento'.

'Questa ricerca evidenzia che l'aggiunta di antibiotici al suolo (attraverso l'applicazione di letame bovino) ha la potenzialità di alterare il funzionamento del suolo in maniera importante, particolarmente per gli aspetti collegati al Ciclo del Carbonio'.

Fonte/i: Virginia Tech (USA), 28 Marzo 2017

Autore dell'articolo: , 31 marzo 2017

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