La giornata mondiale dei servizi igienici, un momento di incontro tra problematiche sociali e innovazioni tecnologiche

Le giornate mondiali sono divenute negli ultimi anni degli eventi di massa su scala planetaria, che sono spesso utilizzate per diffondere consapevolezza riguardo tematiche socialmente rilevanti, ma anche per promuovere attività di ricerca e innovazioni ad esse collegate.
Elenchi complessivi di tali ricorrenze civili sono disponibili in internet. Consultandone il calendario si evidenzia subito che lo sviluppo di tali eventi è stato nel tempo disorganico, al punto che in alcuni casi vi sono più celebrazioni in una stessa giornata; gli stessi titoli appaiono a volte ambigui, o forse son tradotti male dalla lingue originale, ma questo aspetto può disorientare l'interesse collettivo.

Imprese, associazioni ed enti di ricerca hanno imparato a sfruttare questi eventi mediatici per promuovere le loro attività e così il 19 novembre scorso, è stata l'occasione per dare adeguata divulgazione a una serie di innovazioni tecnologiche, riguardanti i servizi igienici, in corrispondenza della giornata mondiale del gabinetto. Di tali ricerche si è trovata traccia online sui giornali internazionali, grazie al contemporaneo attivismo di enti, associazioni e fondazioni come, ad esempio, quella di Bill Gates (della Microsoft), che da anni è impegnata in vari settori innovativi. Si tratta di settori che sfuggono spesso all'attenzione delle persone comuni, poiché a volte sono preclusi da pregiudizi: questo fatto impedisce anche solo di immaginare possibili profitti, che possono generarsi, come dicono gli americani, da situazioni win-win, che in poche parole significa 'io ti risolvo un problema e faccio anche un sacco di soldi'.

Sebbene, a uno sguardo fugace, la giornata del gabinetto può suscitare ilarità, essa, in realtà, gode di una crescente attenzione nelle nazioni in via di sviluppo, dove si fa sentire maggiormente la voce di tutti quegli enti e imprese che cavalcano la necessità di miglioramento delle condizioni economiche e sociali, anche al fine di promuovere opportunità economiche ed attività di ricerca e innovazione. In tali nazioni la pubblicità commerciale riesce a far molto leva sulla popolazione se il prodotto, o il servizio promosso sono maggiormente connessi con l'innovazione tecnologica. Ciò è avvenuto anche in Italia nel secondo dopoguerra. Alcune nazioni dell'Africa stanno ora assaporando, attraverso una sorta di neo-consumismo, le comodità di uno sviluppo tecnologico che negli ultimi anni è spesso coniugato in salsa ecologista.

Le problematiche che colpiscono le nazioni in via di sviluppo sono così variegate che possono tornare difficilmente comprensibili a noi 'occidentali'. Chi però abbia formato l'occhio e l'orecchio per recepirle potrebbe forse riuscire a trarne vantaggio, sviluppando attività innovative e contemporaneamente risolvendo situazioni, semplicemente superando l'abituale miopia con cui sono affrontati tanti problemi, ad esempio in Italia.
Per calarci un poco nel contesto abituale che affiora leggendo online i quotidiani africani si può portare ad esempio la situazione dell'epidemia di Ebola, attraverso una news pubblicata giorni fa dal NewYork Times, che trattando del focolaio che tuttora persiste in Congo ha spiegato che nella zona colpita la gente, anche coloro che credono all'esistenza delle malattie, sente poco il rischio dell'Ebola poiché, nella locale quotidianità, la malaria e il colera sono causa di morte molto più frequenti. Tali malattie sono direttamente o indirettamente collegate alla scarsità di acqua potabile e alla presenza di acque stagnanti sporche, anche in prossimità dei centri abitati. La gente in molti luoghi rurali è abituata a defecare all'aperto, ma ciò non impedisce loro uno stile di vita e consumi per il resto, molto simili ai nostri. E' evidente che mancano fondamentali infrastrutture, come le reti fognarie.

Come evidenzia Oxfam, in questo articolo, è necessario diffondere l'uso delle latrine e tra le varie spiegazioni fornite viene indicato che in alcune aree agricole il terreno è così duro che risulta praticamente impossibile fare i propri bisogni all'aperto in condizioni compatibili con l'igiene, ovvero interrandoli, cosa che, fino a poco tempo fa, avveniva anche in alcune zone rurali italiane, non servite da reti fognarie.

Pertanto lo sviluppo dell'Africa, laddove ha avuto luogo, sta già producendo una marcata riduzione dell'incidenza di malattie e in tale contesto ben si colloca l'importanza di disporre di servizi igienici.

La filiera della gestione dei reflui fognari urbani è peraltro differente tra grandi centri abitati e piccoli villaggi: mentre nelle grandi città, a fronte della crescente necessità di depurare le acque delle condotte fognarie, asportandone la sostanza organica, il riutilizzo dei fanghi si scontra a volte con la presenza di sostanze inquinanti di provenienza industriale (es. metalli pesanti, solventi, antibiotici, ecc.), nel caso di piccoli villaggi agricoli di nazioni in via di sviluppo il problema è molto più semplice da risolversi, poiché la necessità principale è attualmente di indurre le persone a utilizzare i servizi igienici, ove esistenti, o di richiederne l'installazione.

Conseguentemente il riutilizzo dei reflui delle unità abitative rurali diviene più agevole, data l'improbabile presenza negli scarichi urbani di residui di attività industriali, o anche di grandi quantità di antibiotici, come si verifica nelle fognature delle grandi città europee. In questo contesto si colloca quindi bene la giornata mondiale del gabinetto e con essa ogni ricerca volta alla messa a punto di tecniche di riutilizzo dei reflui di insediamenti abitativi umani, come ad esempio quella compiuta dall'Università Ben Gurion del Negev (BGU; Israele), la quale applicando la tecnica della 'carbonizzazione idrotermale' (HTC) è riuscita a trasformare escrementi umani in Idrochar, una sorta di carbonella, che può essere utilizzata come combustibile domestico, per riscaldare piccole abitazioni, o cuocere gli alimenti in appositi bracieri.

La carbonizzazione idrotermale utilizza energia per sviluppare temperature di 180°C, 210°C e 240°C, in tempi rispettivamente di 30, 60 e 120 minuti, al fine di riscaldare rifiuti che in questo caso sono semiliquidi e collocati in un reattore, che è abbastanza simile a una grande pentola a pressione.
All'interno del reattore la convergenza di elevata temperatura e la conseguente pressione, sviluppata dall'evaporazione del liquido, causano un processo naturale del tutto simile a quello che nei secoli ha originato i giacimenti di carbone. Il vantaggio di questa tecnica, come riferiscono i ricercatori dell'Università del Negev, è di portare anche alla disinfezione dei reflui residui, con abbattimento della pericolosa carica microbica. In questo caso il refluo residuo trattato, ricco di elementi nutritivi per le piante, può essere utilizzato per la fertirrigazione delle coltivazioni.

La ricerca qui segnalata è stata condotta lo scorso anno, utilizzando sperimentalmente escrementi di pollame ed è stata pubblicata dal 'Journal of Cleaner Production'. Essa è stata sovvenzionata dalla Fondazione Rosenzweig-Coopersmith e dall'Autorità idrica dello Stato d'Israele.

'Gli escrementi umani sono considerati pericolosi a causa del loro potenziale di trasmettere malattie', ha detto il Prof. Amit Gross, direttore dell'Istituto Zuckerberg per le Ricerche sull'Acqua della Ben Gurion University del Negev; egli poi ha aggiunto: 'Sebbene siano ricchi di elementi nutritivi in forma organica, come ad esempio l'azoto, il fosforo e il potassio, gli escrementi umani contengono anche micro-inquinanti, come i farmaci, che possono condurre a problemi ambientali, se non smaltiti, o riutilizzati propriamente'. 'Gestendo i rifiuti umani in modo adatto possiamo risolvere entrambe le questioni in una sola volta', ha concluso il professor Gross.

Il gruppo di ricerca include anche i dottorandi Reut Yahav Spitzer e Vivian Mau; essi hanno riferito in conclusione che la reazione che crea l'idrochar, sterilizza i rifiuti (waste material) cosicché essi divengono sicuri da maneggiare.

Questa ricerca è solo una delle tante che ha centrato l'attenzione sulla soluzione di problematiche strutturali delle nazioni in via di sviluppo, con anche produzione di compost liquido utilizzabile in agricoltura. Altre ricerche, più frequentemente, si soffermano su questioni di maggiore interesse per l'agricoltura produttiva, che anche implicano l'adozione di moderne tecnologie, le quali però non sempre trovano poi effettiva applicazione.
Le innovazioni devono naturalmente essere ponderate in ogni contesto socio-economico, poiché non sempre determinano un impatto positivo, ma il fatto che esse possano sviluppare lucrosi profitti, potenzialmente capitalizzabili da poche persone, non deve necessariamente precluderne l'utilizzo.
L'opporsi sistematicamente, a volte per ragioni ideologiche, all'utilizzo di moderne tecnologie agronomiche in Africa ha spesso l'unico risultato di procrastinare una situazione di sottosviluppo economico, da cui traggono vantaggio alcune nazioni, le cui linee di politica estera ed economica mostrano periodicamente di voler continuare a considerare l'Africa come una loro 'dependance', in cui mantenere una situazione di semi-colonialismo.

Fonte/i: Ben Gurion University of the Negev, 15 novembre 2018

Autore dell'articolo: , 30 novembre 2018

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