Uno studio recente suggerisce cautela nel considerare i grilli una fonte di alimento ecologicamente competitiva nel fornire proteine animali

I grilli e anche le cavallette son compresi in un gruppo di insetti, gli ortotteri, che ispirano simpatia ai bambini poiché fan parte della usuale fauna dei terreni montani, quelli in cui l'assenza di pratiche colturali permette ai grilli di riprodursi agevolmente attraverso la deposizione di uova nei terreni incolti. Questi insetti non sono certamente sporchi e di odore ripugnante come gli scarafaggi e pertanto risulta meno difficile pensare di poterli anche utilizzare come cibo, circostanza che in alcune nazioni del mondo costituisce una evenienza normale, se non addirittura tradizionale.

L'opportunità di poter mangiare grilli è stata da molti prospettata come una reale possibilità di nutrirsi in modo completo, economico ed ecologico. Ci sono stati vari studi di recente, che anche per la loro particolarità, hanno avuto un marcato risalto mediatico. L'elemento su cui essi facevano maggiormente leva era l'elevata efficienza dei grilli, o più estesamente degli ortotteri (tra cui sono comprese anche le cavallette) nel trasformare il cibo in massa corporea e particolarmente proteine, circostanza che ne farebbe quindi degli alimenti molto nutritivi sia per l'uomo che per gli animali da allevamento (basti pensare, in questo senso, che i polli ruspanti si nutrono per lo più di insetti, loro larve e vermi).

L'obbiettivo ecologico che, a grandi linee, alcuni vorrebbero conseguire tramite l'allevamento degli insetti è di dirottare verso l'alimentazione umana e forse i biocarburanti i terreni necessari alla produzione di alimento zootecnico di origine vegetale, per arrivare a ridurre la produzione e il consumo di carne e quindi le emissioni di gas serra, le quali sono attribuite in modo più o meno accentuato all'attività di allevamento. Utilizzando infine residui organici e reflui per alimentare gli insetti, si potrebbe chiudere il ciclo biologico collegato allo smaltimento di biomasse di scarto e generare così un ulteriore vantaggio ecologico.

Lo studio compiuto all'Università di Davis ha però evidenziato alcune criticità di questo approccio: i grilli sarebbero sì in grado di trasformare il cibo in massa corporea proteica, ma l'efficienza di tale attività dipende in gran parte dal tipo di alimento che viene loro fornito che, se non adeguato alle necessità, determina anche un peggioramento del loro stato di salute, con il risultato che molti grilli morirebbero anticipatamente.

Come riferisce il responsabile di questa attività di ricerca, l'agronomo Mark Lundy del servizio di divulgazione dell'Università di Davis: 'Sebbene ci sia una possibilità che l'allevamento di insetti aumenti la fornitura globale di proteine alimentari, parte delle pretese di sostenibilità su questo argomento sono state esagerate'. Lundy aggiunge poi: 'Il nostro studio dimostra che il guadagno di sostenibilità associato con l'allevamento di grilli, come fonte alternativa di proteine, dipenderà in gran parte da come i grilli saranno alimentati ed a quali sistemi di produzione del bestiame essi saranno paragonati.

L'allevamento di insetti potrà più probabilmente contribuire alla nutrizione umana, a scala di significatività economica ed ecologica, sempre che non si basi su una dieta che compete con il bestiame convenzionale, ma è necessaria maggiore innovazione affinché ciò possa divenire realtà'.

Riguardo l'assunto che i grilli siano efficienti a trasformare alimento in massa corporea, Michael Parrella, professore di entomologia e nematologia presso l'Università di Davis, riferisce che i dati che sostengono questa tesi sono pochi e che l'argomento è invece molto più complesso.
I ricercatori hanno infatti misurato la produzione di biomassa e il rapporto di conversione dell'alimento nei grilli (Acheta domestica) che erano stati allevati con cibi che andavano dalle granaglie all'alto contenuto in cellulosa e questo fatto ha permesso di provare, come premesso, che la qualità della dieta influisce molto sui parametri sopra indicati. Inoltre, riferiscono i ricercatori, il test ha tenuto conto di un'ampia popolazione di questi insetti, maggiore che in qualsiasi precedente esperimento e ciò ha evidenziato che proprio le popolazioni di grilli che sopravvivevano fino a raggiungere una taglia in grado di dare produzione alimentare avevano però un ridotto rapporto di conversione della biomassa.

Inoltre i grilli nutriti con una dieta simile a quella del pollame mostravano un ridotto miglioramento dell'efficienza di conversione dell'alimento in proteine a confronto con la produzione in scala industriale di polli. Il confronto risulta invece più favorevole quando i grilli siano nutriti con residui alimentari elaborati, i quali generano un migliore rapporto di conversione.
Nel caso infine di somministrazione di residui alimentari su scala municipale, elaborati in forma minima e alimentazione ampiamente costituita da paglia, la mortalità raggiungeva il 99%, già prima del completamento del ciclo di allevamento.

Lo scetticismo dei ricercatori pare però solo derivare dal risultato del loro studio, infatti il dottor Lundy segnala che, spinto dall'interesse per questo argomento, egli durante l'esperimento si è anche occasionalmente nutrito dei grilli, cucinati in varie maniere, particolarmente fritti in padella con olio, o sotto forma di barrette proteiche a base di farina di grilli.

Egli pertanto conclude con le seguenti considerazioni:
'Sono molto impegnato a esplorare le alternative, e sono impressionato dalla quantità di innovazione che è venuta fuori intorno all'allevamento e alla cucina di insetti negli ultimissimi anni' e aggiunge:'Abbiamo bisogno di aver uno sguardo chiaro riguardo quale sia, o non sia il guadagno di sostenibilità e focalizzare i nostri sforzi innovativi e limitate risorse agli ambiti che avranno l'impatto più durevole.'

Un parziale correttivo alle problematiche emerse, già precedentemente evidenziato da studi più pragmatici, sarebbe quello di utilizzare gli insetti come alimento per il bestiame, non solo avicolo, ma anche bovino, suino, ecc, ovvero come integratore proteico della loro razione alimentare (farina di grilli).
Infine si può ritenere che il limite evidenziato da questo studio non escluda la possibilità che ulteriori approfondimenti possano portare a una migliore comprensione del metabolismo di questi insetti, in modo tale da poter meglio utilizzare le risorse di scarto come loro fonti di alimento.

Fonte/i: Università della California, Davis, 16 aprile 2015

Autore dell'articolo: , 30 aprile 2015

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