Ravanello utile alla phytoremediation: non rende l'azoto fissato come cover-crop

Un recente studio condotto presso l’Università di Madison, Wisconsin (USA), che è stato anche riportato dalla Società Americana di Agronomia, ha mostrato che l’avvicendamento invernale con piante di ravanello, utilizzate come coltura di copertura del suolo contro gli agenti meteorici, determina una diminuzione della disponibilità di azoto solubile per le colture successive nell’avvicendamento colturale. Il ravanello viene spesso utilizzato come cover-crop poiché le sue radici creano marcate discontinuità nei suoli compatti, favorendo l’infiltrazione dell’acqua lungo il profilo.

D’inverno gli agenti meteorici dilavano i fertilizzanti in forma solubile portandoli nelle acque superficiali e profonde (falde), provocandone l’inquinamento; ogni pianta che sia in grado di intercettare l’azoto nel suo percorso verso i corsi d’acqua può quindi considerarsi utile a risparmiare questa costosa risorsa, a ridurre l’inquinamento e contemporaneamente, inoltre, come coltura di copertura copre il suolo sottoposto all’erosione meteorica.

La marcata capacità del ravanello di assorbire azoto sarebbe quindi vantaggiosa più di altre colture intercalari (cover-crops), se non fosse che, come mostra una ricerca condotta presso l’università del Wisconsin (USA), una volta trinciato nel terreno, decomponendosi, esso non cede l’azoto alla coltivazione successiva e quindi non torna in circolo. Dato che il ravanello neanche fissa l’azoto atmosferico, come fanno le cover-crop leguminose; questa pianta è risultata complessivamente non idonea come coltura di copertura invernale.

Ogni pianta può però essere utile, o dannosa a seconda del contesto in cui si sviluppa e per questo motivo gli scienziati che studiano l’agricoltura non disperano mai, poiché sono abituati a cercare ciò che vi può essere di positivo anche negli aspetti negativi. Analizzando quindi i risultati di questo studio da un altro punto di vista si può quindi dire che è stato possibile confermare, quanto in parte già noto, ossia che il ravanello trattenendo grandi quantità di azoto solubile, all’interno delle sue radici, può ben funzionare come pianta depuratrice nei processi di fitodepurazione.

Ipoteticamente potremmo pensare di coltivare ravanelli nelle fasce tampone, fasce di vegetazione spontanea, spesso interposte tra le coltivazioni e i corsi d’acqua, per intercettare le sostanze inquinanti e più in questo caso l’azoto nitrico, di origine agricola.

Matt Ruark, professore associato di Scienza del Suolo, presso l’università del Wisconsin-Madison e i suoi colleghi, nel tentativo di meglio comprendere il processo di assorbimento dell’azoto nitrico durante la stagione di crescita e il suo rilascio nella coltura successiva, hanno effettuato degli esperimenti, durante tre anni. In ognuno dei luoghi di sperimentazione era stata inserita, in alcuni appezzamenti una coltura intercalare di copertura di ravanello, mentre in quelli di riscontro essa era invece assente. In tal modo è stato possibile evidenziare che il ravanello fissa l’azoto solubile durante l’inverno, ma non lo rilascia durante lo svolgimento della coltivazione successiva. Il ravanello durante le prove di campo è stato seminato ad agosto dopo la raccolta del frumento; nella stagione successiva è stato poi coltivato il mais, una pianta che necessita di notevoli concimazioni azotate.

Dato il mancato ritorno al terreno dell’azoto fissato dai ravanelli, i ricercatori hanno concluso che che nel Mid-West settentrionale l’azoto fissato dal ravanello non poteva sostituire il fertilizzante richiesto dalla coltura maidicola.

Ruark ha commentato: ‘Il ravanello cresce bene se piantato in tarda estate e cattura molto azoto, ma la maniera in cui esso si decompone non dà luogo a un incremento di fertilizzante azotato nella coltivazione successiva. Non sappiamo esattamente perché. Noi speravamo che potesse fornire un incremento di azoto, ma aimè ciò non si verifica.’

Cosa è accaduto all’azoto? I ricercatori dell’Università del Wisconsin si riservano di approfondire il metabolismo ossidativo del ravanello, per capire dove vada a finire l’azoto intercettato. Come riferisce Ruark: Lo schema di decomposizione del ravanello deve essere approfondito per capire meglio e forse il ravanello potrebbe essere più utile, se mescolato a una coltura di copertura resistente al freddo invernale.

Parlando del ravanello, non possiamo dimenticarci di considerare che come altre brassicacee (senape, rucola, ecc.) è anche molto apprezzato per realizzare gustose pietanze e insalate e proprio per questo motivo le virtù ‘ecologiche’ di questa ed altre piante dotate di fittoni e tuberi (come anche la barbabietola, la patata) ci devono sempre spingere a fare molta attenzione a non coltivarle su terreni urbani di cui non conosciamo l’origine o la composizione mineralogica, poiché, data la loro abilità di accumulare sostanze tossiche, rischiamo di diventare l’ultimo anello della catena di un processo di fitodepurazione.

Fonte/i: Società Americana di Agronomia, 30 maggio 2018

Autore dell'articolo: , 30 giugno 2018

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