Una funzione matematica per ottimizzare i fattori produttivi in colture consociate

Non c'è nulla che sia vietato in agricoltura e c'è sempre spazio per sperimentare cose nuove. Tanti agricoltori che hanno un po' di tempo per divagarsi creano delle parcelle sperimentali nelle loro aziende e le seguono direttamente, oppure le affidano a docenti universitari che poi tornano con gli studenti al seguito. Per alcune grandi aziende questo approccio è un modo per promuoversi, ma anche piccoli imprenditori agricoli hanno le loro passioni, le loro curiosità, da provare, da sperimentare.

Un tema che fa storcere il naso a molti, ma che ha un suo reale contesto nei paesi in via di sviluppo è l'inter-cropping, che dietro un nome dal vago sapore calcistico nasconde una tecnica colturale diffusa in Italia fino a 40-50 anni fa, particolarmente prima dell'avvento della meccanizzazione; sto parlando della consociazione colturale, ovvero la coltivazioni di più specie sullo stesso appezzamento.

Questa tecnica è normalmente considerata agricoltura estensiva e pertanto poco produttiva. In realtà il principale problema è legato alla difficoltà di meccanizzare un appezzamento che veda la contemporanea presenza di piante differenti e quindi aventi un diverso habitus vegetativo, un diverso ciclo colturale. Un altro problema può essere dato la presenza contemporanea, su uno stesso appezzamento, di due fasi fenologiche differenti. Basti pensare ai problemi collegati al non poter fare un trattamento su una coltura perché l'altra è in piena fioritura.

E' quindi evidente che bisogna in prima istanza trovare piante tra loro compatibili e che anzi siano in gradi di creare sinergie, come ad esempio una leguminosa e una graminacea. E questo è ciò che ci propone una recente ricerca compiuta da agronomi dell'Università di Lincoln - Nebraska (USA), che sono andati in Africa a provare insieme a loro colleghi di Niger e Mali, i livelli di fertilizzante più adatti alla consociazione di sorgo e arachidi che, essi riferiscono, è una delle consociazioni più applicate in alcune nazioni dell'Africa occidentale.

'Utilizzare i fertilizzanti in maniera efficiente può aiutare gli agricoltori a migliorare la redditività delle loro coltivazioni', dice Charles Wortmann, agronomo presso l'Università di Lincoln–Nebraska.
'Ciò può aiutare molti a uscir fuori dal ciclo della povertà ed incrementare la produzione di cibo e la sicurezza alimentare'.

Nello studio compiuto, i ricercatori hanno sviluppato equazioni matematiche per calcolare il raccolto della coltura in funzione della variazione degli elementi nutritivi disponibili, tra cui l'azoto e che sono denominati funzioni colturali di risposta agli elementi nutritivi; esse considerano anche le proprietà locali del suolo ed il clima.

Come riferisce Wortman: 'Esse possono aiutare a determinare quanto fertilizzante applicare sulla base del costo in fertilizzante, il valore della granella prodotta e il denaro disponibile per acquistare fertilizzanti. Un lavoro molto piccolo è stato fatto anche sulla consociazione sorgo-arachidi'.

In questo studio i ricercatori si sono concentrati quindi in particolare sullo sviluppo di equazioni per determinare la risposta della coltura di sorgo, coltivato nell'area del Sahel compresa tra Niger e Mali, agli elementi nutritivi della coltura. Il Sahel è una regione davvero poco piovosa, con suolo sabbioso e povero di sostanza organica. In queste condizioni le coltivazioni soffrono molto e sono frequentemente sotto stress. In tale area geografica, come anche in altre regioni dell'Africa, il sorgo e le arachidi costituiscono l'alimentazione di base di una vasta fascia della popolazione: essi determinano il principale apporto di carboidrati e proteine, ma possono essere anche utilizzati per l'alimentazione del bestiame.

I ricercatori hanno determinato la risposta del sorgo a molteplici fattori nutritivi tra cui i tre macro-elementi: azoto, fosforo e potassio. Successivamente hanno utilizzato tali dati per creare equazioni simili, che si adattassero alla condizione di consociazione colturale sorgo – arachidi.

'Ciò che abbiamo scoperto permetterà agli agricoltori di ottimizzare il loro uso di fertilizzante durante la consociazione colturale, con solo poca, o nulla ricerca addizionale su questo argomento', spiega Wortmann.

Il risultato della consociazione determina una minore produzione per ciascuna coltura, se coltivata da sola sulla stessa superficie, ma si crea comunque una sinergia che, in genere, determina un raccolto complessivamente maggiore. Inoltre nell'economia delle zone povere avere due colture sullo stesso appezzamento permette di garantire almeno un raccolto, nel caso in cui una delle due sia attaccata dai parassiti, con la possibilità che la coltivazione non danneggiata recuperi parzialmente la perdita di raccolto dell'altra, garantendo alla fine un'adeguata quantità di produzione.

Si tratta fondamentalmente di una ricerca che vuole portare ad una più oculata scelta di gestione dei fattori produttivi e si può quindi considerare che i suoi risultati siano trasferibili anche ad altre regioni dell'Africa in cui le caratteristiche ambientali ed economiche siano sovrapponibili, come ad esempio nelle regioni dell'Africa Occidentale e di quella Australe, dove la consociazione di sorgo e arachidi è economicamente rilevante.

Maggiori informazioni su questa ricerca sono disponibili sul Giornale di Agronomia della Società Americana di Agronomia, che ha pubblicato questa ricerca.

Fonte/i: Società Americana di Agronomia (USA), 15 novembre 2017

Autore dell'articolo: , 30 novembre 2017

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