Micorriza che cresce tra le cover-crops riduce perdite di raccolto frequenti dopo il maggese in Missouri (USA)

Molti agricoltori esitano a utilizzare le colture di copertura invernali, perché le considerano solo un costo aggiuntivo.
Nei mesi scorsi sono stati resi noti i risultati di alcuni studi, uno dei quali effettuato nel Wisconsin (USA) e riassunto in un articolo già pubblicato su Agrolinker. Tali studi hanno mostrato che in alcuni casi la coltura di copertura può risultare dannosa alla fertilità del terreno. Nel caso del precedente articolo, il riferimento era all'utilizzo di un prato temporaneo di ravanello che, a fronte dell'abilità di fito-depurare il terreno dagli accessi di azoto, è stato dimostrato che, quando usato come coltura di copertura sottrae questo elemento nutritivo alle coltivazioni successive.

Un altro studio sulle cover-crops, svolto più recentemente nel Missouri (USA), ha invece mostrato che, quando un terreno rimane incolto per un anno o poco meno (come avviene nel caso di un ciclo colturale che termini prima dell'estate), nell'anno successivo può verificarsi che il mais, ivi coltivato, non produca quanto atteso. In tale contesto è risultato molto importante mantenere il terreno coperto, per ovviare al problema segnalato, che è stato denominato sindrome dell'incolto (o del maggese).

La sindrome dell'incolto è una evenienza frequente nelle zone del Missouri in cui la coltivazione di mais si avvalga dell'umidità accumulata dal terreno durante l'anno precedente, nel periodo in cui esso era rimasto incolto, spesso dopo la raccolta della soia. Nel 2015 tale interruzione di coltivazione è stata, in Missouri, ancor più marcata, poiché si è verificato un quadro meteorologico particolarmente umido, che ha del tutto impedito la coltivazione della soia, lasciando così molti terreni incolti per un intero anno. Questa circostanza ha permesso agli studiosi dell'Università del Missouri di capire per quale motivo i terreni rimasti incolti risultavano molto meno produttivi, quando coltivati a mais nell'anno successivo.

Come evidenzia Greg Luce, del servizio di divulgazione dell'Università del Missouri (USA) ed esperto di mais: 'Molti campi di mais nel 2016 sono stati colpiti dalla sindrome dell'incolto, che ha seguito le mancate semine di soia del 2015'.

Da un'analisi dettagliata della storia colturale di differenti appezzamenti e valutando le relative analisi del terreno, il dott. Luce ha evidenziato che nei terreni rimasti incolti prima della coltura maidicola, era stata riscontrata una più ridotta carica microbica. Egli allo scopo di preservare la presenza di microrganismi, consiglia, in questi casi, agli agricoltori di seminare la coltura di soia anche se l'annata è molto umida, magari un po' più più tardi, per evitare di lasciare incolto il terreno; in ogni caso, se il terreno dovesse comunque rimanere incolto, viene consigliato di coltivare colture di copertura (cover-crops), durante il periodo intercalare del successivo inverno.

Il ricorso alle colture di copertura invernali, egli sottolinea, è più che vantaggioso; infatti oltre a proteggere il terreno dall'erosione superficiale operata dalle acque, esse determinano un aumento del raccolto della coltura successiva. Tale incremento di produzione è stato ricollegato a un fungo (la 'micorriza arbuscolare vescicolare ' - 'VAM') che si sviluppa in simbiosi con le radici delle piante, dalle quali preleva i carboidrati di cui necessita e cede in cambio fosforo e zinco, due sostanze molto importanti per la crescita del mais.
Ciò è quindi in grado di spiegare perché sia rilevante che gli appezzamenti di terreno rimangano vegetati fino all'anno successivo. Il fosforo è infatti notoriamente presente in molti terreni, ma generalmente in forme insolubili, conseguentemente molte piante, particolarmente quelle forestali, beneficiano della simbiosi con i funghi micorrizici, che cedono loro fosforo ed alcuni metalli normalmente insolubili.

Come segnala il dott. Luce, in caso di mancanza di una costante copertura vegetale sul suolo, la scomparsa della micorriza determina la diminuzione del raccolto di mais dell'anno successivo (ove coltivato), che si manifesta con una colorazione rosso porpora delle foglie (sintomo di carenza di fosforo) e arresto della crescita.

Potrebbe essere sufficiente anche la (sola) copertura del suolo con erbe spontanee (infestanti), ma per un risultato più sicuro è consigliato di utilizzare proprio le colture di copertura.
Durante lo studio di questa problematica è anche emerso che le brassicaceae non sono adatte come colture di copertura intercalare del suolo, poiché tra le loro radici non si sviluppa la micorriza arbuscolare (il riferimento è alla rapa e al ravanello). Conseguentemente, nel caso che tali piante siano comunque utilizzate, è consigliabile almeno alternarle con file di piante più idonee a ospitare, tra le loro radici, la micorriza arbuscolare 'VAM'.

Come riferisce Greg Luce, senza il micro-fungo, la sindrome dei campi incolti potrebbe ridurre il raccolto di mais nella prossima stagione. 'Molti campi di mais, nel 2016, sono caduti nella sindrome dell'incolto, che ha seguito le mancate coltivazioni del 2015'.
Tra le colture di copertura che egli suggerisce per il prossimo autunno ci sono i cereali da granella e i trifogli. 'Contare sulle infestanti non è consigliabile'.

Altro importante aspetto evidenziato è che la detta sindrome dei terreni maggesati è più frequente in quelli poveri di fosforo e quindi, in tal senso, è sempre utile effettuare un'analisi del terreno.

In definitiva i consigli del dr. Luce per il prossimo autunno sono i seguenti:

Il dr. Luce pare consapevole che molti agricoltori non amano seminare colture intercalari prima del mais, ma altri cereali come la segale, o il frumento utilizzati come cover-crop, egli segnala, necessitano di una precoce interruzione della loro coltivazione, prima di procedere alla semina del mais.
Conseguentemente egli suggerisce, in alternativa, di piantare avena l'estate precedente, o al massimo in autunno, eventualmente combinandola col trifoglio, le cui radici permangono attive durante la primavera successiva senza dare fastidio al mais.

Il gruppo di ricerca che ha svolto questo studio è tuttora impegnato a studiare le cover-crops in Missouri, per verificarne il valore, con la collaborazione degli agronomi del servizio di assistenza tecnica dell'Università del Missouri.

Fonte/i: Università del Missouri, 2 agosto 2019 / 15 luglio 2016

Autore dell'articolo: , 25 agosto 2019

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