Uno studio di campo pone in risalto la resistenza di Helicoverpa zea nei confronti della tossina Cry1Ab di una varietà di mais BT

Uno studio dell'Università della Nord-Carolina ha evidenziato la ormai scarsa efficacia della tossina BT, una sorta di insetticida biologico il cui nome deriva da un batterio sporigeno, il Bacillus thuringensis (BT), già da tempo utilizzato in lotta biologica come 'insetticida naturale' contro farfalle notturne (lepidotteri) e alcuni coleotteri (es. dorifora della patata, diabrotica del mais). Esistono varie forme della tossina BT, ciascuna con sue specificità di azione verso differenti insetti parassiti.

Fin dagli anni '90 l'abilità di sintesi della tossina BT è stata introdotta anche in varietà di mais geneticamente modificato (GM), attraverso l'inserimento di uno specifico gene (porzione di DNA) del Bacillus thuringensis, che provenendo quindi da un batterio ha originato una pianta transgenica. Con il trascorrere del tempo la presenza massiva della tossina BT nell'ambiente mono-colturale maidicolo ha però agito come agente selettivo degli insetti parassiti e quindi, come prevedibile, la sua efficacia insetticida è diminuita per l'insorgere di ceppi di insetti resistenti.

Il problema di resistenza degli insetti parassiti riguarda, in definitiva, direttamente la tossina BT, in una o più delle sue differenti forme attive, a prescindere dal fatto che sia contenuta nel mais GM, o direttamente nel Bacillus thuringensis.
In ogni caso l'effetto che ha un maggiore rilievo dal punto nel sistema produttivo agricolo statunitense è la diminuita efficacia delle varietà di mais GM in cui la forma 'Cry1Ab' di tale tossina sia stata artificialmente introdotta (1996) per contrastare la piralide del mais. Fino a poco tempo fa la forma 'Cry1Ab' risultava pienamente efficace anche contro altri lepidotteri, come ad esempio l'Helicoverpa zea, un nottuide parassita del mais negli Stati Uniti d'America. Ricerche più recenti hanno però mostrato l'insorgere di una sempre maggiore resistenza da parte di quest'ultimo insetto.

Già negli anni '90 una ricerca, a cui prese parte anche un ricercatore dell'Università della Nord-Carolina, aveva prefigurato la possibile insorgenza di fenomeni di resistenza. Tale previsione ha spinto recentemente una nuova equipe di ricercatori della North-Carolina University a voler verificare se tale circostanza si fosse effettivamente avverata. Da questo studio sono emerse ulteriori informazioni utili per comprendere il fenomeno di resistenza effettivamente in corso.

Dominic Reisig, professore associato di entomologia all'Università statale della North-Carolina e autore principale dell'articolo risultato di questa recente ricerca, descrivendo il nuovo studio, riferisce: 'Noi volevamo fare uno studio di osservazione in campo, per vedere come le cose fossero cambiate dal lavoro svolto negli anni '90' – c'era qualche indicazione che l'Helicoverpa zea stava acquisendo resistenza.

Reisig e il suo collaboratore Francis Reay-Jones dell'università di Clemson (Sud-Carolina) hanno valutato durante due anni, siti di coltivazione del mais sia in Nord-Carolina che in Sud-Carolina e i risultati erano piuttosto desolanti. Rispetto alla notevole efficacia di fine anni '90 i ricercatori hanno ora trovato che la tossina Cry1Ab ha un effetto ridotto, o quasi nullo sull'Helicoverpa zea, nelle parcelle coltivate con mais BT, rispetto a quelle (di controllo) coltivate con mais non-BT.

'C'era (già allora) un avviso che l'Helicoverpa zea potesse sviluppare resistenza a questa tossina', dice Reisig, 'ma nessun cambiamento fu fatto nella modalità di gestione della Cry1Ab, e adesso si evidenzia che la zea ha sviluppato resistenza.'

In ogni caso Reisig riferisce che non vi è certezza circa il fatto che H. zea abbia sviluppato una resistenza definitiva alla tossina Cry1Ab, poiché le condizioni di campo dell'esperimento compiuto sono diverse da quelle che avrebbero potuto essere create in laboratorio utilizzando la tossina Cry1Ab allo stato puro.

'Il nostro obbiettivo era se c'erano effetti nelle condizioni reali, e ci sono,' riferisce Reisig. 'ciò può anche spiegare perché la zea, un importante parassita del cotone, sta rispondendo meno (anche) alla collegata tossina utilizzata nel cotone GM e chiamata 'Cry1Ac'.

Egli aggiunge:'Questa scoperta ha al momento attuale un limitato impatto economico, perché le compagnie agroindustriali hanno già sviluppato nuove più efficaci tossine BT per l'uso contro l'Helicoverpa zea'.

'Ma lo studio è importante. I metodi che sono di solito utilizzati per mostrare la resistenza sono qualcosa di arbitrario. Gli accordi riguardo la misurazione utilizzata per dimostrare l'adattamento di campo sono basati su studi di laboratorio utilizzanti una dose diagnostica di tossina concordata. Io e molti altri siamo dell'idea che le osservazioni di campo ci stanno gridando che sta avvenendo un cambiamento, ma ciò è ampiamente ignorato. Questa è stata una delle ragioni dello studio (compiuto)'.

'Queste scoperte sono un pro-memoria del fatto che abbiamo bisogno di fare attenzione a potenziali indizi riguardo lo sviluppo di resistenza,' conclude Reisig e aggiunge: 'Non possiamo aspettarci che sempre ci sia una nuova tossina GM disponibile per sostituire quella vecchia.'

La ricerca compiuta è stata in parte sovvenzionata da Monsanto, che ha sviluppato il mais GM che produce la tossina Cry1Ab.

Fonte/i: North Carolina State University, 21 maggio 2015

Autore dell'articolo: , 31 maggio 2015

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