Un progetto ha valutato l'effetto di pratiche agronomiche sulla resilienza climatica in climi tropicali

Interessanti risultati sono stati prodotti da uno studio effettuato nel sud del Malawi (Africa centro-orientale), da ricercatori della Facoltà di Agraria dell'Università dell'Illinois, nell'ambito di un progetto finanziato dall'United States Agency for International Development (USAID), un ente del Ministero dell'Agricoltura statunitense (USDA), che realizza progetti di sviluppo agricolo nelle nazioni povere, volti a valorizzare le risorse locali.

I progetti stranieri dell'USAID risultano spesso interessanti opportunità per i ricercatori delle facoltà di agraria statunitensi, per applicare il bagaglio di conoscenze acquisite nel migliorare la redditività di piccoli insediamenti produttivi, operando cioè in un contesto in cui anche le nozioni agronomiche più elementari possono produrre un miglioramento. In questo caso, puntando alla cura del mantenimento delle risorse idriche, sono state sperimentate alcune tecniche tradizionali, tipiche di varie nazioni a clima caldo, ottenendo come risultato un incremento fino al 60% della produzione di mais, principale cultura effettuata in Malawi.

Non stiamo parlando di agricoltura intensiva, ma di sistemazioni agronomiche che intercettano l'acqua, la cui disponibilità, con il cambiamento climatico, non viene sempre meno: I metereologi richiamano spesso l'attenzione sulla maggior frequenza di eventi climatici estremi, dovuta a un'estrema irregolarità delle precipitazioni, a cui è però possibile adattarsi proficuamente.

Vi possono essere periodi di grande siccità e piogge improvvise e devastanti. Nel caso di aziende agricole estensive, altamente frequenti nell'agricoltura di varie nazioni africane, il principale intervento necessario consiste quindi nel rallentare la furia dell'acqua e convogliarla in luoghi dove si possa accumulare nella misura in cui è necessaria a ciascuna unità produttiva agricola. In questo caso si parla quindi di 'climate-smart agriculture' (CSA), che ha effetti positivi anche sulla sostenibilità ambientale, attraverso pratiche di agricoltura conservativa, cioè volta a conservare il suolo e la sua fertilità.

Questo studio, come riporta l'università dell'Illinois, è uno dei primi tentativi di portare queste pratiche a conoscenza di un pubblico più ampio. Esso è stato condotto da un gruppo di ricercatori tra cui Festus Amadu, Paul McNamara e Daniel Miller, dei Dipartimenti di Economia Agricola e dei Consumatori e di Scienze delle Risorse Naturali e Ambientali. I ricercatori hanno, in prima istanza, promosso alcune pratiche colturali, poi adottate da circa 800 agricoltori.
Successivamente i ricercatori hanno visitato gli appezzamenti coltivati dalle aziende coinvolte nel progetto, per verificare che le pratiche agronomiche adottate fossero state mantenute nel tempo. Gli agricoltori che hanno mantenuto le pratiche proposte hanno avuto incrementi produttivi del mais, mediamente, nella misura del 53%; numeri che hanno suscitato una piacevole sorpresa nei ricercatori.

Il progetto di sviluppo dell'USAID era un progetto WALA (Wellness and Agriculture for Life's Advancement), il cui nome deriva dall'obiettivo da conseguire ed ha comportato un investimento di 86 milioni di dollari, tra il 2009 e il 2014. Esso affrontava molteplici problematiche, non esclusivamente agricole, tra cui ad esempio il miglioramento dell'allevamento dei bambini, la qualità della loro nutrizione, la vita comunitaria.

Le nazioni povere spesso si giovano di questo genere di progetti, poiché permettono di migliorare la redditività dell'agricoltura, pur in presenza di scarsità d'investimenti da parte dei governi locali. In particolare l'adozione di tecniche in grado di migliorare le rese produttive è un moltiplicatore della redditività dei capitali, che rende poi conveniente investire in questo settore e che rappresenta quindi un volano per un ulteriore sviluppo dell'economia.

In risultati del progetto sono stati pubblicati sul giornale Food Policy; essi hanno documentato l'efficacia e l'impatto nel lungo termine dei programmi di 'climate-smart agriculture' (CSA), attraverso la fornitura di formazione tecnica e di risorse economiche, come precisa il dott.Amadu, ricercatore di post-dottorato presso l'università dell'Illinois e principale autore dello studio qui riportato.
Come egli dichiara: 'La nostra ricerca ha mostrato che gli agricoltori erano in grado di mantenere queste pratiche. Il beneficio percepito compensava i limiti, al punto che quando abbiamo condotto lo studio, dopo due anni che il progetto di USAID era terminato, il tasso di mantenimento permaneva alto'.
Come spiega Amadu: 'Il cambiamento climatico conduce a eccessivi shock meteorologici, con estrema siccità, o estrema pioggia. Gli agricoltori possono usare pratiche efficaci rispetto al clima per assorbire l'eccesso di acqua piovana e conservarla, in modo che sia disponibile in tempi di siccità'.

”Un gruppo di agricoltori potrebbe avvalersi di larghe 'trincee di assorbimento', intorno alle loro aziende agricole. Le aziende potrebbero anche avere continue trincee di contorno e dei confini fatti di pietre, che rallenterebbero l'eccessivo flusso di acque piovane nelle aree montagnose e collinari e aiuterebbero a conservare i nutrienti del suolo”, spiega Amadu.

In definitiva tali trincee poste a confine delle aziende agricole, specialmente in aree declivi, intercettano le acque piovane in eccesso ed immagazzinano acqua che in parte va gradualmente a infiltrarsi nelle zone di terreno delimitate dalle trincee. Muri in pietra posti a confine delle aziende rallentano poi il flusso delle acque durante gli eventi meteorici.

Altre pratiche (opzionali) includono l'utilizzo del vetiver, pianta dotata di un folto apparato radicale fibroso che ostacola l'erosione del suolo, o anche il ricorso all'agro-forestazione, in cui un numero variabile di alberi di specie ombreggianti (a volte anche azoto-fissatrici) viene introdotto negli appezzamenti coltivati, fino a volte a consentire di realizzare una seconda produzione, in consociazione colturale. Viene in tal modo a essere ridotta l'erosione dei suoli e l'evaporazione dell'acqua, creando microclimi più idonei alla realizzazione delle coltivazioni e incrementato l'accumulo di sostanza organica. Purtroppo come noto il limite della consociazione colturale è di ostacolare la meccanizzazione delle operazioni agricole, con conseguente aumento dei costi di coltivazione/raccolta e quindi diminuzione del reddito derivante dall'attività agricola.
In questo contesto quindi le scelte opzionali devono essere valutate rispetto ai diversi sistemi colturali e alla maggiore, o minore incidenza dei fattori climatici limitanti la coltivazione.

Come Amadu subito precisa: 'Non si tratta davvero di tecnologie scientifiche spaziali. Esse sono solo nozioni basiche che la gente ha sempre attuato, ma a cui mai ha dato davvero la priorità.' Egli ha quindi sottolineato che tali tecniche richiedono investimenti fondiari, di lavoro e finanziari, che costituiscono una reale sfida nei paesi in via di sviluppo.

A questo studio hanno partecipato anche 14 studenti della facoltà di agraria della principale università del Malawi, i quali hanno intervistato gli agricoltori, così come anche un gruppo di controllo che non aveva conoscenza delle tecniche di 'climate-smart agriculture'.
E' così risultato che vari fattori potevano agevolare l'adozione di tali tecniche colturali, tra cui la possibilità di assumere aiutanti e l'accesso a servizi di divulgazione; anche l'adeguata dimensione degli appezzamenti, la buona fertilità del suolo e l'utilizzo di fertilizzanti risultano utili, poiché consentono di accentuare l'effetto dei miglioramenti agronomici sulle rese produttive.

Amadu si mostra complessivamente soddisfatto del progetto portato avanti in Malawi e ritiene che il risultato conseguito mostri che questo genere di programmi aiutino gli agricoltori ad aumentare le loro conoscenze tecniche e migliorare l'accesso alle risorse, riducendo quindi la barriera culturale necessaria all'adozione di tecniche di coltivazione che tengano conto delle variazioni climatiche in corso. Tale successo agevola anche il riproporre programmi di aiuto, come quello portato avanti in questo caso dall'USDA-USAID.

I ricercatori hanno concluso il loro articolo di ricerca con le seguenti parole: 'Più generalmente, ciò che abbiamo scoperto sull'adozione di tecniche di agricoltura sensibili al cambiamento climatico (CSA) e sulle rese produttive di mais è che quando la CSA è sostenuta da aiuti finanziari può essere efficace nel ridurre l'insicurezza alimentare, in contesti che vanno anche oltre il Malawi e in particolare quelli poveri di risorse, nelle aree rurali aride, dove predomina un'agricoltura alimentata dalle (sole) piogge'.

Fonte/i: University of Illinois College of Agricultural, Consumer and Environmental Sciences, 30 aprile 2020

Autore dell'articolo: , 31 maggio 2020

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