Uno studio dell'università dell'Ohio ha evidenziato alcune criticità nell'uso dei droni

I droni sollecitano l'innato sogno umano di volare, che a volte ricompare nella fase onirica o in stati di esaltazione mentale. Ma l'uomo non ha le ali e forse non è un caso che uno dei detti più ripetuti sia 'restiamo con i piedi per terra'. L'idea di volare è talmente esaltante che è a volte foriera di fantasie incompatibili col vivere civile.

Sempre più frequentemente possiamo notare che l'incontrarsi delle innovazioni tecnologiche con la notevole riduzione dei costi di produzione, possibile con le economie di scala, porta sul nostro tavolo di lavoro innovazioni che prima sembravano irraggiungibili: ormai molte persone posseggono dei calcolatori personali (personal-computer) che fino a pochi anni fa non si trovavano neanche nei centri di calcolo universitari. Abbiamo tutti gli strumenti per fare delle cose che l'uomo di 50 anni fa avrebbe tranquillamente potuto considerare magiche; eppure molte delle opzioni dei dispositivi elettronici acquistati non sono utilizzate dagli utenti comuni, che spesso li comprano solo per fini ricreativi, o per seguire una tendenza collettiva. In questo contesto ideale l'oggetto innovativo acquisisce un’utilità aggiuntiva e fa moda, ovvero finisce col diventare una proiezione del nostro io all'esterno, un modo per mostraci moderni e promotori dell’innovazione.

La moda può quindi aiutare a ridurre il costo fisso della macchina utilizzata per produrre un bene tecnologico, che viene modernamente ripartito tra un elevatissimo numero di persone: in tal modo il processo di produzione si mantiene economico nonostante un dato prodotto si evolva divenendo sempre più adeguato alle aspettative di chi ne fa un uso professionale. Ma in tale percorso verso la messa a punto di un’innovazione è anche frequente il lancio sul mercato di beni 'apripista', che se da un lato risultano complessi per chi ha poche esigenze, sono inizialmente inadeguati e rapidamente obsolescenti per chi ha esigenze professionali. Contemporaneamente gli stessi beni non essendo più differenziati per un’utenza specifica pongono in mano di chiunque dispositivi che in realtà dovrebbero essere gestiti da persone adeguatamente preparate.

Tutto ciò pare anche quello che si sta verificando con i droni (aerei telecomandati), divenuti oggetto di attenzione collettiva durante la guerra del Golfo contro l'Iraq, ma da sempre noti tra gli appassionati di aeromodellismo. Essi sono ora disponibili a prezzi abbordabili per chiunque, fornendo anche prestazioni superiori ai vecchi aeroplanini telecomandati, che avevano un uso esclusivamente ricreativo e una possibilità di controllo inferiore a quella ora possibile per mezzo di appositi software, che gestiscono il volo del drone.
Ma la sicurezza nella gestione di dispositivi tecnologici alla portata di chiunque non è mai scontata, proprio perché la pubblicità tende ad enfatizzare gli aspetti esteriori, per colpire l'immaginario di chi non avrebbe necessità di acquistare quel bene. Pertanto si può ritenere che la moda, attivando i consumi, sia motore di progresso della società finché non è troppo opportunista nell'approfittare dei limiti di chi ritiene che il potere economico di disporre di un bene tecnologico esprima anche una superiore abilità di gestire tale dispositivo complesso, che può invece essere pericoloso e il cui uso può comportare delle responsabilità.

Se pensiamo che la parola drone è sinonimo di fuco, cioè il marito dell'ape possiamo meglio capire perché i droni, a differenza degli aeroplanini telecomandati, sembrino più degli elicotteri: è questa loro struttura che li rende più maneggevoli ed adatti ad usi più personalizzati.
Per i droni sono stati prospettati gli usi (professionali) più vari, ma quelli agricoli e per la ricerca paiono davvero interessanti, poiché permettono di superare oggettivi ostacoli operativi come: effettuazione di trattamenti chimici aerei immediatamente sopra le coltivazioni, valutazione dello stato nutritivo e fitopatologico delle piante coltivate, gestione del bestiame al pascolo, valutazione dello stato agronomico e idrico degli appezzamenti a coltura, valutazione di danni alle coltivazioni, ecc. . Tutto ciò torna utile e rende più agevole l'agricoltura particolarmente nelle aree montane. Le attività di ricerca interessate dall'uso dei droni non sono limitate al solo ambito agricolo e fondamentalmente prevedono la ripresa di immagini delle coltivazioni e la loro elaborazione/valutazione per mezzo di dispositivi informatici.

La rilevanza di questi usi a volte è tutt'uno con la ripresa di immagini. Tale impiego pare complessivamente innocuo nel momento in cui parliamo di grandi estensioni coltivate o boschive e di voli a bassa quota. In tale contesto i pericoli per la collettività (sicurezza dei voli, il transito automobilistico, ferroviario ed anche la tutela della privacy) sembrano ridursi al minimo.
Non di poco conto è però l'aspetto della privacy quando ci spostiamo dall'uso professionale a quello ricreativo, o anche giornalistico, infatti le apparecchiature montate sui droni sono in grado, come loro principale prerogativa, di effettuare riprese di dettaglio e scattare fotografie.

Consapevole di queste problematiche il mese scorso l'associazione dei proprietari terrieri britannici (CLA), in un comunicato stampa ha plaudito la regolamentazione in corso di definizione in Gran Bretagna, apprezzando che sia stato contemporaneamente tutelato l'uso dei droni in alcuni settori produttivi, tra cui l'agricoltura. E' stato in particolare evidenziato che non si può permettere di utilizzare un drone a ridosso delle proprietà private.

Per approfittare dei vantaggi che possono derivare dall'uso professionale dei droni la regolamentazione britannica (the Drone-Bill), che verrà varata presumibilmente nella primavera 2018 ha teso a delimitarne l'uso ed a prevedere norme severe per gli abusi: essa prevederà l'obbligo di registrazione per i droni di 250 grammi o più; la presenza di zone interdette al volo (no-fly zones); il divieto di volare oltre i 120 metri (400 piedi=121,8 metri) ed in prossimità degli aereo-porti; inoltre droni, o loro porzioni potranno essere sequestrati, durante le indagini, come prova di reati. Infine ci saranno dei progetti per supportare l'uso dei droni nei servizi di emergenza e verrà realizzato un 'codice dei droni' da parte della Civil Aviation Authority (CAA). L'associazione dei proprietari terrieri ha annunciato dal canto suo che chiederà di rivedere il 'Civil Aviation Act 1982' per ottenere che il sorvolo dei terreni debba essere autorizzato dai proprietari.

Basandosi sulle indicazioni emerse nella fase di definizione del 'Drone Bill' l'associazione dei proprietari terrieri britannici ha diffuso cinque consigli di base, rivolti a chi utilizza i droni e basati sull'assunto: 'Fateli volare in modo sicuro e comprendete la legge; siete legalmente responsabili per ogni volo e potete essere processati se scoperti ad utilizzare un drone in una maniera non sicura':

  1. Rispetto della privacy altrui, nel far volare droni sopra porzioni di terra/proprietà privata.
  2. Mai far volare droni a meno di 50 metri da persone, o edifici.
  3. Gli animali possono essere facilmente spaventati dai droni e per tale motivo essi possono causare danno ad essi o ad altri.
  4. Utilizzare il buon senso quando si manovra un drone: mantenerlo sempre sotto controllo e non volare sopra i 400 piedi (122 metri).

I maggiori problemi paiono causati dalla mancanza di una marcata differenza, in questo ambito, tra i prodotti 'consumer' e quelli per uso professionale: E' assurdo che possa essere venduto a chiunque un drone evoluto, come avviene ovunque per i PC, o negli Stati Uniti per le armi. In effetti anche per i droni gli Stati Uniti sono un mercato trainante dato che, come segnala l'Amministrazione Aeronautica Federale (FAA), ogni anno sono venduti circa 2 milione e trecentomila droni per uso ricreativo, con un numero che cresce ogni anno. Rispetto ad altre innovazioni l'utilizzo collettivo dei droni può però causare problemi a settori d'interesse generale e strategico: il trasporto aereo civile e militare.

In relazione agli ambiti riguardanti la tutela della privacy è interessante soffermarsi sulla brochure, diffusa attraverso il sito internet del Garante italiano per la Privacy: essa sottolinea alcune regole per l'uso ricreativo dei droni in spazi pubblici e privati, che paiono dettate dal buon senso e dalla volontà di tutelare la civile convivenza; la loro applicazione può aiutare a evitare che sorgano una grande quantità di controversie legali, per problematiche abbastanza evidenti (ma anche che si verifichino incidenti):

Come si evince da tale breve info-grafica vale la regola che i proprietari dei fondi possono vietare il sorvolo ricreativo ed è auspicabile che siano anche informati i vicini, poiché il proprietario di un fondo non deve sentirsi minacciato dal volo di un drone sul terreno adiacente.

Pare evidenziarsi la tendenza a regolamentare in maniera differente e in parte a compartimentare l'uso dilettantistico e professionale, anche differenziando l'uso privato, o per pubblico interesse. Ciò può consentire ad esempio di differenziare le responsabilità, perseguendo sempre coloro che in ambito professionale utilizzino questi strumenti tecnologici in maniera impropria.

Gli utilizzi 'evoluti', come l'uso dei droni a quote molto elevate permettono infatti, con adeguate attrezzature, di effettuare riprese e aereo-foto normalmente eseguite da aerei, ma a costi molto più ridotti. Tali attività sono chiaramente pericolose per il rischio di interferire con il volo degli aeroplani. Pertanto è auspicabile che l'uso ricreativo avvenga preferibilmente a bassa quota, rispettando le aree private per tutelare la privacy e la sicurezza delle persone.

Non è però solo una questione di privacy: come mostra una ricerca dell'università dell'Ohio i droni sono pericolosi per gli aerei, più di uccelli selvatici dello stesso peso, a parità di velocità nel momento dell'impatto: essi possono in definitiva produrre danni maggiori e più gravi. Infatti, viene riferito, sono fatti di materiali più duri e quindi dirompenti rispetto alla massa di un uccello selvatico. La parti di un drone considerate più pericolose per gli aerei e i loro motori sono motore, batteria e carico trasportato.

Tra i dati a supporto di questo studio viene segnalato che negli Stati Uniti l'uso dei droni è divenuto così diffuso che l'Amministrazione Aeronautica Federale (FAA) ha effettuato più di 100 segnalazioni al mese, in grado di porre potenziali rischi agli aerei, come ad esempio nel caso dei voli troppo in prossimità degli aeroporti.

La stessa FAA ha patrocinato un progetto di ricerca a cui han preso parte varie istituzioni, tra cui l'Università dell'Ohio, ed avente il fine di quantificare i danni prodotti la presenza dei droni nello spazio aereo destinato agli aeroplani. Un recente rapporto prodotto dall'Alliance for System Safety of UAS through Research Excellence (ASSURE) ha reso pubblici, fra gli altri, il risultato del detto studio condotto dall'Università dell'Ohio, il quale si serve anche di simulazioni al computer dell'impatto tra un aereo e un drone. I risultati degli studi riportati da ASSURE, viene indicato, saranno utilizzati per definire i requisiti dei droni rispetto alla mitigazione del rischio operativo e di collisione.

Nella ricerca sono stati studiati due diversi tipi di droni, per una simulazione dell'impatto con due diversi tipi di aereo, attraverso modellazione al computer e test di validazione fisica. Kiran D'Souza, assistente di ingegneria meccanica e aerospaziale ha condotto la parte relativa ai motori di questo studio; egli riferisce: 'anche piccoli sistemi aerei telecomandati possono causare danni significativi ai motori.'

Il gruppo di ricerca è stato condotto dal Professor Gerardo Olivares, direttore dell'Istituto nazionale per l'Aviazione; essi hanno valutato l'impatto potenziale di droni di peso compreso tra 2,7 e 8 libbre (1,225 Kg – 3,63 Kg) su un aereo di trasporto civile e su aereo di classe 'business' esaminando le collisioni con il bordo principale delle ali, con il parabrezza e gli stabilizzatori verticale ed orizzontale.

Il parabrezza è risultato aver subito il danno minore e gli stabilizzatori orizzontali il maggiore. Il livello di severità oscillava da nessun danno, a danno alla struttura primaria e penetrazione del drone nella struttura dell'aereo: fusoliera e ali.

Come esperto in dinamica delle turbine a gas, D’Souza ha condotto simulazioni al computer per valutare il danno potenziale di droni che entrino dentro un generico aereo medio di classe business, incluso il danno alle eliche, alle gondole (porzione della carlinga che contiene i passeggeri) e alla punta coniforme dell'aereo.

Le simulazioni hanno rivelato che il maggiore danno e rischio si verificano durante il decollo, poiché le eliche, in tale fase del volo, stanno operando alla velocità massima. Il contatto sulle eliche è un parametro chiave, con il danno maggiore quando l'impatto si verifica in prossimità della punta delle lame.

Il prossimo passo di questo studio sarà creare un modello di aereo rappresentativo di un jet commerciale con motore a iniezione, così come un test reale per verificare le simulazioni e validarle. Lo studio verrà condotto con imprese che fabbricano aerei e le simulazioni saranno poi estese anche agli elicotteri e agli aerei destinati ai voli civili.

Le misure che vengono proposte ai fabbricanti di droni, per evitare il verificarsi di collisioni con gli aerei sono l'adozione della tecnologia 'detect and avoid' (identifica ed evita), o della tecnologia del 'geo-fencing', che identifica delle zone interdette ai droni predisposte dagli organismi governativi, in modo che, se anche tali dispositivi fossero guidati dentro 'no-fly zones', le eviterebbero.

Questo approccio alla prevenzione dei rischi pare essere il più corretto se si considera che molte volte le norme giuridiche anziché far leva sul produttore puniscono il consumatore, inconsapevole delle regole che sottendono l'uso di un bene che egli ha acquistato in una normale rivendita: basti pensare ai regolamenti edilizi, differenti in ogni comune, che puniscono chi non richieda apposito permesso per installare piccole strutture da giardino, comunemente in vendita nei centri commerciali.

Nel caso dei droni la carenza normativa sembra a volte colpevole e grave, perché permette utilizzi davvero pericolosi per la collettività e in grado di incidere sulla civile convivenza. Effettuare studi come quello dell'università dell'Ohio aiuta quindi a conoscere dettagliatamente gli aspetti critici dell'uso dei droni e di agire poi in funzione regolatoria, con cognizione di causa, facendo leva direttamente sui produttori di questi dispositivi.

L'obbiettivo finale del regolatore, che analizza l'impatto delle innovazioni, dovrebbe quindi essere quello di impedire che innovazioni normalmente destinate a un mercato professionale, siano offerte a chiunque facendo leva più sull'immaginario dei potenziali clienti, che sulla loro ragionevole necessità di avvantaggiarsi di queste innovazioni: limitarne l'uso all'ambito professionale potrebbe in definitiva massimizzarne i vantaggi e ridurne i rischi.

Fonte/i: Ohio State University, 6 dicembre 2017; UK Country Landowners Association 26 novembre 2017; Garante italiano per la Privacy 11 ottobre 2017; Department for Transport, Civil Aviation Authority, Innovate UK 26 novembre 2017.

Autore dell'articolo: , 31 dicembre 2017

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