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La sempre più approfondita attività di ricerca riguardo le abitudini di vita delle zanzare ha consentito di ottenere un’elevata quantità d’indizi, utili a rendere il contrasto sempre più efficace; ma data la dimensione delle popolazioni di questo insetto, gli interventi contro di esso hanno comunque effetto su scala locale, di limitare la diffusione di malattie, più o meno gravi, mediate da virus, che sono iniettati nell’organismo in corrispondenza di punture. Le zanzare non traggono alcun vantaggio dal trasmettere infezioni e quindi fungono semplicemente da vettori involontari, sebbene alcuni studi abbiano mostrato che certi patogeni possano modificare i comportamenti del loro ospite, per massimizzarne la capacità infettiva, perché la sopravvivenza del patogeno dipende da quanto e come le zanzare si nutrano.
Ciò in definitiva mostra che la conoscenza delle zanzare si è sviluppata su più livelli tra cui le diverse specie, i loro ospiti (“arbovirus”), le malattie trasmesse (“arbovirosi”) e l’etologia, cioè i comportamenti delle zanzare.
Uno degli aspetti dell’attenzione verso le zanzare è che esse pungano gli esseri umani per ottenere sangue, necessario per formare il tuorlo e rendere fertili le uova da deporre; ma ciò avviene una sola volta prima dell’ovoposizione. Pur essendo ridotta l’attività ematofaga di ciascuna zanzara femmina la presenza di enormi popolazioni rende irrilevante tale aspetto, ai fini del miglioramento delle problematiche sanitarie dipendenti da questi insetti, ma può divenire vantaggioso nel momento in cui si riesca ad interferire con l’attività nutritiva, potendosi determinare un crollo della popolazione di zanzare.
Un elemento emerso negli ultimi anni in uno sforzo internazionale di conoscenza dell’etologia delle zanzare è il fatto che esistono recettori sensitivi, che percepiscono se la zanzara femmina abbia effettuato il suo pasto di sangue e per conseguenza le trasmettono il senso di sazietà; essi erano stati identificati, in più punti all’interno del corpo della zanzara e denominati denominati Neuropeptide Y‑like Receptor 7 (NPYLR7).
Scienziati che hanno compiuto una ricerca presso la Columbia University di New York, pubblicata 2026 in un pre-print di BioRxiv a marzo e poi ad aprile sulla rivista Current Biology hanno scoperto che il recettore NPYLR7 (una proteina) è particolarmente espresso in alcune cellule dell’intestino retto, in corrispondenza del rilascio (da cellule neuronali vicine) del peptide Ryamide, a cui consegue l’innalzamento del livello del calcio. Un peptide è un generico polimero (catena) di aminoacidi, possibile componente di una proteina.
Il rilascio di calcio nelle cellule dell’intestino retto di zanzara scatena un sistema di segnalazione a livello del suo sistema nervoso centrale, che determina l’interruzione dell’attività di puntura nutrizionale. I ricercatori osservarono che dopo l'attivazione di NYPLR7, le cellule rettali mostravano cambiamenti che potevano suggerire fossero stati rilasciati pacchetti di segnalazione al sistema nervoso, come se le cellule dell’intestino facessero parte del sistema nervoso. Come ha riferito , professore nel dipartimento di Scienze Biologiche della Columbia University : "Una possibilità è che queste cellule siano effettivamente posizionate nel retto in modo da poter percepire i nutrienti disponibili nell'intestino e quanto sia piena la zanzara, dando così un'idea abbastanza chiara di quali nutrienti siano disponibili, e poi inviando quell'informazione al cervello".
L’aver identificato, nell’intestino, il bersaglio in grado di interrompere l’attività ematofaga è significativo per il contrasto delle zanzare, data la maggiore accessibilità dell’intestino rispetto al cervello. Ipoteticamente delle esche nutrizionali contenenti Ryamide potrebbero rapidamente raggiungere l’intestino della zanzara, determinando a livello cerebrale una sensazione di sazietà.
Come in altri studi dello stesso tipo i ricercatori, hanno seguito il percorso sperimentale di determinare in quale parti dell’organismo della zanzara fosse più attiva la trascrizione della proteina recettrice NPYLR7. Inattivato poi il gene che la codifica hanno potuto constatare che le zanzare non smettevano di nutrirsi dopo un unico pasto di sangue, poiché era bloccata in modo significativo la trasmissione al suo sistema nervoso centrale del messaggio d’interruzione dell’attività nutrizionale.
Duvall ha collegato i risultati del suo studio alla stessa modelità di azione di alcuni farmaci in grado di determinare la perdita di peso, recentemente posti sul mercato, denominati “agonisti del GLP-1” (un peptide rilasciato dall’intestino), il quale trasmette al cervello umano il senso di sazietà, in modo simile alle molecole che attivano il recettore NPYLR7 delle zanzare. Come ha riferito Duvall: "In entrambi i casi vediamo i peptidi svolgere un ruolo molto importante, nella conversazione con il sistema nervoso e nel determinare come e quando avviene il mangiare. Stiamo studiando le zanzare, ma questo contribuisce a un tema più ampio, ovvero che la segnalazione dall'intestino è più complessa di quanto pensassimo e più importante per il comportamento di quanto avessimo realizzato, tra le specie."
Questa scoperta può quindi avere anche un significato biologico generale, interessante la ricerca medica umana (pur considerando che esistono chiare differenze tra insetti e umani), confermante quanto già evidenziatasi in precedenti studi, ovvero la capacità dell’intestino d’influenzare il funzionamento del cervello, sia in senso in positivo che negativo. Precedenti ricerche in ambito umano, riguardanti l’attività del microbiota intestinale avevano infatti segnalato che una cattiva funzionalità dell’intestino (e un’alterazione del microbiota) potrebbero influire su disturbi neurologici umani, modulando, o interrompendo funzioni cerebrali, attraverso la sintesi di specifiche molecole.
Fonte/i: Columbia University, 20 marzo 2026
Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 31 marzo 2026
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