La produzione di alcune colture alimentari sarebbe ridotta nell'emisfero nord dall'inquinamento intercontinentale da ozono

Secondo uno studio realizzato dalle Università di Leeds e di York, interessante per la quantità di dati prodotti, l'inquinamento da ozono determinerebbe in Europa una riduzione della produzione agricola, finora non nota e quantificata con riferimento alla coltura del frumento in 3,6 milioni di tonnellate, per la parte di inquinamento da ozono di origine europea e in circa 1.2 milioni di tonnellate di frumento per una quota dello stesso che, viene indicato, giungerebbe in Europa dal nord-America. Tali perdite andrebbero a intaccare una produzione complessiva di frumento stimata in 130 milioni di tonnellate. Questi dati che appaiono curiosi e sorprendenti, non sarebbero però comunque i più rilevanti, infatti la zona interessata dai danni sarebbe l'intero emisfero settentrionale e le colture danneggiate nella loro capacità produttiva ben sei.

La conoscenza del fenomeno dei danno da inquinamento alle colture agricole non è nuova ed anzi nelle facoltà di agraria da anni si studiano, nell'ambito dell'estimo agrario, specifiche circostanze, di solito di natura locale molto circoscritta, che danno luogo a rimborsi agli agricoltori per un inquinamento ambientale e del suolo prodotto da residui di industrie strategiche che, seppur non considerati dannosi per l'uomo, possono provocare un calo delle produzioni agricole, degno di attenzione ai fini di un eventuale rimborso.
In questo caso il problema, per come prospettato, sarebbe di portata nettamente maggiore, poiché l'agente inquinante è l'ozono liberato in parte dai combustibili fossili.

E' utile precisare che l'ozono inquinante non è lo stesso dell'ozonosfera, la quale ha un suo rilievo notevole nel filtrare e quindi ridurre le radiazioni ultraviolette che dal sole si dirigono verso la terra, impedendo loro un accesso in quantità eccessiva all'interno dell'atmosfera terrestre e mantenendo quindi in tal modo condizioni idonee alla vita ed alla salute degli organismi che vivono sulla terra. L'ozonosfera è anche parzialmente interessata dal fenomeno del buco dell'ozono, attraverso il quale le radiazioni dannose possono raggiungere la terra.
L'ozono prodotto dall'inquinamento (link al sito di ARPA Piemonte) è invece interno all'atmosfera terrestre e direttamente a contatto con gli organismi che vi vivono. Per sue caratteristiche tale gas risulta invece dannoso quando presente nell'aria respirata dall'uomo e dagli animali, con rischio per il sistema respiratorio a causa della sua forte attività ossidativa. Come sopra evidenziato tali danni riguarderebbero anche le piante e quindi la produzione delle colture agricole.

L'ufficio comunicazione dell'università di Leeds, nel precisare la questione, parla a tal fine di 'ozono buono' e 'ozono cattivo', ma questo genere di approccio comunicativo potrebbe portarci fuoristrada; pertanto conviene rimanere ai dati, riguardo i quali è anche utile precisare, che essi risulterebbero da un modello matematico, approntato allo scopo da uno studente coinvolto in quest'attività di ricerca.

I danni prodotti nelle piante dalle elevate concentrazioni si ozono atmosferico si verificano a livello delle cellule, che danneggiate interrompono il loro sviluppo. La grande produzione di ozono nell'ambiente umano deriva da un'interazione e combinazione di ossidi di azoto ed idrocarburi. Gli ossidi di azoto sono emessi nell'atmosfera durante combustioni ad elevata temperatura, come quelle dei carburanti degli autoveicoli, o quelle delle centrali termoelettriche a carbone.

Come riferisce il Dr. Steve Arnold, lettore in Composizione dell'Atmosfera alla Scuola di Terra e Ambiente dell'Università di Leeds: 'Le nostre scoperte dimostrano che l'inquinamento dell'aria gioca un ruolo significativo nel ridurre la produzione agricola globale e mostrare che l'impatto negativo dell'inquinamento dell'aria sulle colture deve essere gestito a livello internazionale piuttosto che solamente attraverso politiche locali di qualità dell'aria'.

Michael Hollaway, studente all'University di Leeds, è la persona che ha messo a punto il modello matematico, poi elaborato al computer per predire le riduzioni nell'ozono atmosferico globale, che potrebbero scaturire dall'eventuale interruzione delle emissioni di ossido di azoto, da parte dei (detti) tre continenti. Inoltre viene riferito che basandosi sulla localizzazione delle zone coltivate e calcolandone il raccolto per le colture interessate, il modello ha permesso di valutare per esse l'impatto dell'inquinamento sulla produzione delle principali colture agricole praticate, ciascuna presentante una propria specifica sensibilità all'inquinamento atmosferico da ozono.

In un tale contesto il raggiungimento dell'autosufficienza alimentare al crescere della popolazione terrestre, secondo gli autori di questo studio, deve tenere conto, in uno sforzo coordinato a livello internazionale, della quantità di riduzione dei raccolti delle colture agricole, determinata dall'impatto dell'inquinamento atmosferico da ozono.

Altri dato presentati da questo studio sarebbero i seguenti:

A livello globale sarebbe l'inquinamento di origine asiatica a dominare le perdite in produzione del frumento (50 – 60 %) e riso (più del 90%).
L'inquinamento negli Stati Uniti inciderebbe per il 60-70% sulle perdite di produzione globale di mais e per il 75-85% su quelle di soia.
La minore responsabilità attribuita in questo studio all'Europa per l'inquinamento globale da ozono dipenderebbe da una minore presenza di sistemi di bassa pressione ed altri fattori climatici responsabili del trasporto dell'inquinamento tra i diversi continenti.

In conclusione il Dr.Arnold ha aggiunto: 'In condizioni in cui le future emissioni europee e statunitensi di sostanze chimiche che producono ozono si ritiene si ridurranno, mentre le emissioni asiatiche cresceranno, i risultati suggeriscono che il crescente inquinamento di origine asiatica ridurrà parzialmente l'effetto sulla produzione delle colture, della diminuzione di emissioni ottenuta in Europa e Stati Uniti, attraverso strategie di riduzione locali'.

Le conclusioni di questo studio considerano in definitiva che le politiche di riduzione delle emissioni di anidride carbonica di un continente verrebbero annullate dalle emissioni prodotte da un altro e ciò, viene prospettato, si rifletterà probabilmente anche sulle politiche internazionali di riduzione delle emissioni, di tutela della salute e di gestione delle scarsità di alimenti.

I risultati di questa ricerca e relativi dati sono stati pubblicati in un articolo della rivista 'Geosciences' e seppur generati da un modello matematico sono proposti come espressione di un fenomeno di ampia portata. Questo fatto dovrebbe spingere ad un ulteriore approfondimenti e verifiche poiché da questi dati risulterebbe che l'inquinamento da ozono prodotto negli Stati Uniti, in Europa e nel sud-est asiatico danneggia le rese di sei importanti colture (frumento, mais, soia, cotone, patata e riso), con danni che interesserebbero anche paralleli posti inferiormente e distanti migliaia di chilometri dalla zona in cui è prodotto l'inquinamento.

Questo studio è stato sovvenzionato congiuntamente dal Consiglio per le Ricerche ambientali e dall'Ufficio di Meteorologia della Gran Bretagna.

Fonte/i: Università di Leeds, 30 gennaio 2012

Autore dell'articolo: , 29 febbraio 2012

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