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Le piante d'appartamento possono dare un contributo alla riduzione dell'inquinamento atmosferico nelle case e negli uffici in cui siano collocate per scopi ornamentali, un concetto che è diventato spesso uno spot pubblicitario per chi si occupa di arredare gli uffici con piante d'appartamento.
Sebbene mantenere in buone condizioni delle piante di appartamento richiede un impegno costante non mancano le soddisfazioni.
Una ricerca condotta in Gran Bretagna, presso l'università di Birmingham, in collaborazione con la Royal Horticultural Society (RHS) si è focalizzata sulla capacità delle piante d'appartamento di eliminare le sostanze inquinanti dalle abitazioni e in particolare il protossido di azoto (N2O).
La Società orticola reale (RHS) è una nota istituzione britannica, che promuove attività e fiere di giardinaggio, che suscitano spesso interesse negli inglesi, i quali, anche in città, coltivano dei piccoli giardini domestici.
Molte sono le rubriche televisive di giardinaggio e arredo dei giardini, al punto che la popolazione britannica raggiunge spesso un'elevata preparazione su queste tematiche ed è quindi anche molto esigente quanto ad aspettative nei confronti del verde ornamentale.
Uno studio che valorizzi il ruolo delle piante da appartamento è indubbiamente utile al mercato di queste piante, che non è così agevole coltivare all'aperto in climi freddi. Coltivandole al chiuso è quindi rilevante poter mostrare che lo sforzo di seguirle, necessariamente con costanza, può aver un effetto benefico sul nostro ambiente di vita.
I ricercatori che hanno partecipato a questo studio han condotto una serie di esperimenti che hanno interessato piante molto comuni negli appartamenti del Regno Unito e in particolare il Giglio della pace (Spathiphyllum wallisii), il tronchetto della felicità (Dracaena fragrans) e la Zamia (Zamioculcas zamiifolia). Esse, durante le prove sperimentali, sono state esposte al biossido di azoto (NO2), un gas serra, che ad alte concentrazioni può anche essere pericoloso per la salute.
I ricercatori hanno poi calcolato che, in alcune condizioni, la quantità di NO2, diminuirebbe fino al 20%, garantendo condizioni di maggiore sicurezza all'interno delle abitazioni.
Durante l'esperimento ogni pianta è stata posta, da sola, in una camera di prova avente livelli di NO2 paragonabili a quelli di un ufficio situato vicino a una strada trafficata.
Da calcoli effettuati è poi emerso che nel giro di un'ora circa la metà dell'NO2 non era più presente nella camera di prova. I ricercatori hanno ricollegato tale diminuzioni della concentrazione delle sostanze inquinanti alla presenza delle piante, nell'ambiente sperimentale. Le prestazioni delle piante sono risultate indipendenti dalle condizioni ambientali, ad esempio, di luce od oscurità, o dal livello di umidità del suolo.
Il ricercatore capo, il dottor , ha dichiarato: 'Le piante che abbiamo scelto erano molto diverse l'una dall'altra, eppure tutte hanno mostrato capacità sorprendentemente simili di rimuovere l'NO2 dall'atmosfera. Ciò è molto diverso dal modo in cui le piante d'appartamento assorbivano anidride carbonica nel nostro lavoro precedente, che dipende fortemente da fattori ambientali come la notte o il giorno o il contenuto idrico del suolo'.
Limitatamente al ridotto numero di piante provate i risultati non sembrano comunque incidere in modo significativo sulla qualità dell'aria di un ufficio molto piccolo e scarsamente ventilato. E' risultato infatti che cinque piante hanno consentito di ridurre l'NO2 di solo il 20% in un volume d'aria che è stato calcolato nella misura di 15 metri cubi. Mentre in un ufficio di 100 metri cubi la riduzione dell'No2 è risultata molto ridotta (3,5%), anche se ovviamente in tale spazio era possibile inserire un numero di piante molto maggiore.
Apparentemente quindi la misura dell'abilità delle piante di ridurre l'NO2 è meglio espressa dal test sul piccolo ufficio che ci permette poi di capire che con un maggiore e non eccessivo numero di piante si possa ridurre l'inquinamento dell'aria anche se in misura non particolarmente significativa.
Sebbene gli effetti delle piante sulla riduzione dell'NO2 sembrino chiari, la scoperta non ha una vera spiegazione scientifica. Infatti non basta osservare un fenomeno e dimostrare su un campione sufficientemente elevato una correlazione di causa-effetto, che non risenta dell'interferenza di variabili esterne, ma bisogna arrivare poi anche a spiegare come esso avvenga davvero.
Non c'è evidenza che intervenga la pianta, piuttosto che la microflora del suolo, contenuto nei vasi. Il dottor Pfrang ha infatti chiarito che sulla base delle conoscenze esistenti non è possibile dare una spiegazione scientifica (biochimica e fisiologica) di quanto avviene nell'esperimento.
Negli ultimi due anni, più che precedentemente, tra gli scienziati, la necessità di proporre una più chiara correlazione tra fenomeni e le loro cause. Il dottor Pfrang usando un linguaggio estremamente semplice mostra quindi di comprendere i limiti delle osservazioni effettuate nello studio condotto dalla sua equipe.
Quando il dottor Pfrang parla in particolare dell'assorbimento stomatico di ossigeno, collegato con la fotosintesi, riferisce: 'Non pensiamo che le piante utilizzino lo stesso processo che usano per l'assorbimento di CO2, in cui il gas viene assorbito attraverso gli stomi - piccoli fori - nelle foglie.
Non c'era alcuna indicazione, anche durante esperimenti più lunghi, che le nostre piante rilasciassero NO2 nell'atmosfera, quindi è probabile che si stia verificando un processo biologico che coinvolge anche il terreno in cui cresce la pianta, ma non sappiamo ancora di cosa si tratta.'
La dott.ssa , principale scienziata esperta di orticoltura presso l'Società scientifica reale della Gran Bretagna (RHS), che ha preso parte a questo studio ha dichiarato:
'Questo integra gli sforzi dell'RHS per comprendere i dettagli scientifici dietro quella che sappiamo essere una passione popolare. Comprendere i limiti di ciò che possiamo aspettarci dalle piante ci aiuta a pianificare e consigliare combinazioni di piante che non solo abbiano un bell'aspetto, ma forniscano anche un importante servizio ambientale'.
Nella fase successiva della ricerca, il team valuterà la qualità dell'aria in ambienti chiusi, sia negli spazi residenziali che negli uffici, comprendendo una quantità di variabili molto più ampia.
Fonte/i: Università di Birmingham, 7 marzo 2022
Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 31 marzo 2022
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