L'utilizzo di nuvole di spore fungine è molto efficace contro la Lymatria dispar

La lymantria dispar è una farfalla notturna molto comune in Italia ed Europa e che ha raggiunto nell'800 anche gli Stati Uniti, dove col tempo è divenuta un parassita dannoso e molto diffuso, meglio conosciuto come Gipsy Moth (=falena zingara).

La Lymantria dispar è un lepidottero defogliatore, ovvero allo stadio larvale divora le foglie di piante forestali ed alberi da frutto, un tipo di danno che poi incide sulle possibilità di sviluppo della pianta in misura proporzionale all'entità della defogliazione, poiché riduce la capacità di fotosintesi clorofilliana.

La principale forma di lotta alla falena zingara, specialmente in ambiente forestale è la lotta biotecnica, utilizzante il Bacillus thuringensis, varietà Kurstaki.
Studi più recenti stanno approfondendo negli Stati Uniti la possibilità di lotta, utilizzando ora anche un parassita fungino, che localmente rappresenta un vero fattore ambientale di contenimento di questa specie e la cui dinamica di azione è stata oggetto di uno studio di seguito riportato. Tale patogeno, l'Entomophaga maimaiga, secondo quanto riferisce l'Università di Cornell (stato di NewYork, USA) è comparso nel New England nel 1989 e colpisce esclusivamente la falena zingara. Esso forma delle estese nuvole di spore, che percorrono anche delle miglia e risultano altamente mortali per questo lepidottero.

Questo fatto è considerato una buona notizia negli Stati Uniti se si considera che nel 2016 circa 141.000 ettari di foreste di querce e pioppi furono defogliate nel solo Massachusetts, con gravi danni anche a frutteti e giardini privati in tutto il nord-est degli Stati Uniti.

Lo studio compiuto all'Università di Cornell presenta un metodo per tracciare queste nuvole di spore, la loro diffusione e la loro distanza dalla zona infestata dalla falena zingara, per poter prevedere l'intensità delle infestazioni di questo lepidottero e quindi valutare i danni che esso potrà determinare nelle coltivazioni arboree e nei boschi. In pratica i ricercatori hanno basato le loro previsioni sulla valutazione di quanto le popolazioni di Lymantria dispar possano essere annualmente limitate dall'Entomophaga maimaiga.

Gli autori dello studio mostrano di seguito con loro parole la spettacolare voracità di questo fungo entomoparassita per mostrare quanto sia in grado di limitare la dannosa Lymantria. 'Una volta che le spore possono infettare un bruco della falena zingara e uccidere l'insetto e dopo che esso è morto, il fungo può usarne il corpo per creare un ulteriore milione di spore. Un insetto è un'immensa fonte di elementi nutritivi per creare spore', dice Ann Hajek, professore di entomologia e coautrice della ricerca, la cui principale autrice è stata Tonya Bittner, ricercatrice di post-dottorato nel laboratorio della prof.ssa Hajek.

Gli autori della ricerca descrivono quindi il processo infettivo di questo organismo fungino: esso inizia quando il bruco entra in contatto con le spore, che si attaccano al suo corpo ed entrano così in azione, utilizzando appositi enzimi necessari per forare il tegumento esterno e penetrare nel suo corpo. Le spore rimangono non identificabili per 4-6 giorni da parte dei meccanismi di difesa e ciò permette alla malattia fungina di prendere il sopravvento; quindi il fungo si moltiplica sull'ospite e lo uccide. Dal cadavere dell'insetto morto si propagano quindi nuove spore all'esterno nell'aria, dove vengono quindi nuovamente diffuse nell'ambiente dal vento.

Per mostrare in modo più chiaro l'efficacia di controllo biologico espletata da questo parassita viene segnalato che tra maggio e giugno, quando più intensa è l'attività nutritiva della falena zingara e fino a prima del suo impupamento, l'organismo fitopatogeno Entomophaga maimaiga è in grado di effettuare fino a 9 cicli di infezione, uccidendo circa l'86% dei bruchi rilevati, entro massimo una settimana.

Come riferisce Bittner, inizialmente il processo infettivo fu studiato, in modo impreciso e dispendioso di tempo, analizzando la presenza di spore nell'aria, ovvero misurando quelle che entravano in contatto con una superficie trasparente.

Il metodo ora utilizzato si serve di enzimi, che quantificano l'RNA e il DNA ed è denominato PCR (reazione a catena della polimerasi quantitativa). Per disporre dei campioni rappresentativi dell'aria circostante, i ricercatori hanno predisposto un sistema 'a trappola' con un buco nella parte superiore. Come riferisce Bittner: 'Qualunque cosa finisce nell'aria può finire in quel buco'. Una coppa nella porzione inferiore della trappola contiene un tampone che impedisce alle spore di germinare, ma preserva il DNA di ciascuna spora.

Una volta filtrato in laboratorio il contenuto di ciascuna trappola e separate fisicamente le particelle delle dimensioni di un granello di polline, i ricercatori hanno misurato il quantitativo di DNA di Entomophaga maimaiga presente in ciascun campione, servendosi del metodo PCR.

Come in definitiva riferisce la dott.ssa Bittner:'abbiamo trovato che c'era una correlazione nel caso in cui una trappola era stata posizionata a ridosso di un'area defogliata, nel caso in cui aveva più spore e quando aveva meno spore. Abbiamo identificato spore in una trappola che era a 70 Km da un'area defogliata.

Lo studio sopra riportato è stato sovvenzionato dal Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti d'America (USDA) e dalla Fondazione per il Rallentamento della Diffusione della Falena Zingara.
Anche due ricercatori dell'USDA, Andrew Liebhold and Harold Thistle, sono stati coautori di questa ricerca.

Fonte/i: Cornell University (New York, USA), 30 agosto 2017

Autore dell'articolo: , 31 agosto 2017

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