Cenni introduttivi alla comprensione delle principali problematiche delle tossicità dei prodotti chimici con particolare riferimento all’agricoltura

Si sente spesso parlare attraverso i mass-media di problematiche di tossicità dei prodotti chimici utilizzati in agricoltura, ma non sempre la comunicazione che viene effettuata risulta abbastanza chiara. In alcuni casi è necessario riuscire a capire una molteplicità di problematiche coinvolte e non sempre tutte affiorano negli articoli portando a un’adeguata comprensione del problema. Ad esempio il fatto che una sostanza chimica sia presente come inquinante, ovvero in ambienti in cui è normalmente estranea, non significa che risulti necessariamente dannosa, ovvero che sia presente alle dosi in cui è dannosa.
Spesso nei fiumi c’è traccia di moltissimi prodotti chimici, parte dei quali utilizzati in agricoltura, ma solo pochi sono in grado di produrre danni all’ambiente.
Studi passati hanno anche posto in luce la presenza di residui di farmaci umani e droghe, al punto che quantificandone la presenza si potrebbe risalire a valori indicativi del loro consumo.

Una cosa che si può subito dire è che esistono due diverse problematiche riguardanti gli antiparassitari utilizzati in agricoltura: la tossicità per l’uomo e gli animali e l’inquinamento dell’ambiente. Alcuni prodotti chimici usati in agricoltura sono tossici per l’uomo in maggior misura (a dose più basse, mg/Kg) e con diversa modalità.
La tossicità può essere acuta, cioè manifestarsi subito o quasi (sull’operatore che effettua il trattamento o in chi si nutra di un cibo molto contaminato), o cronica, che cioè si evidenzia nel lungo periodo, tramite fenomeni di accumulo, come nel caso caso dell’accumulo in organi, ossa, o della cancerogenicità e teratogenicità (capacità di provocare malformazioni fetali).

Tutti i prodotti che vengono autorizzati sono soggetti a lunghi e costosi periodi di studio e di prove di campo e alla fine, solo alcuni risultano autorizzati, in genere con limitazioni d’uso indicate in etichetta, che tengono conto delle caratteristiche del prodotto e quindi di una eventuale pericolosità.
I prodotti aventi una marcata tossicità acuta sono in linea di massima, già vietati; al contrario la tossicità cronica, o verso l’ambiente, emerge a volte dopo molteplici studi successivi e questo fatto può teoricamente determinare la circostanza che sostanze tossiche (non solo in ambito agricolo) restino in commercio fin quando non sia dimostrato con chiarezza che siano pericolose; peraltro la loro utilità significa anche profitti per chi le produce e per chi se ne avvantaggia utilizzandole.

Ad esempio l’erbicida Gliphosate, oggetto di molte contestazioni, è un prodotto abbastanza economico e anche efficace su molte piante: se ne avvantaggiavano varie categorie di utenti, tra cui anche i giardinieri e servizi di manutenzione delle strade; conseguentemente il suo esteso uso lo portava in mano anche a persone che non sapevano utilizzarlo/custodirlo in condizioni di sicurezza.
Peraltro i maggiori rischi nell’uso di questo composto chimico erano per l’operatore e l’ambiente (per i pesci); per cui era, più che altro, necessaria molta cura/attenzione nello sciacquare, in condizioni di sicurezza per l’ambiente, gli strumenti utilizzati per la sua distribuzione ed anche cura nel custodire tale diserbante in condizioni di sicurezza, per evitare accidentali sversamenti nell’ambiente circostante. Bisogna infine fare attenzione, durante i trattamenti alle piante, a non somministrare erbicidi ai ricacci di alberi (polloni).

La gran quantità di precauzioni richieste, alcune di carattere generale, evidenziano il fatto che ormai la somministrazione di quasi tutti gli antiparassitari è conseguenza del passaggio attraverso fasi di prescrizione-vendita-acquisto, in cui tutti i soggetti coinvolti devono ottenere un’abilitazione, a rinnovo periodico, effettuando apposito corso/esame, per la vendita, l’acquisto e la prescrizione.

Una sostanza avente marcata tossicità acuta pone a rischio principalmente i tecnici operatori e può divenire meno pericolosa se utilizzata con criterio, mentre una sostanza non immediatamente pericolosa potrebbe indurre ad un uso più disinvolto, fin quando uno studio successivo non dimostri, magari, che avesse una tossicità cronica sull’uomo, o si accumulasse nell’ambiente/negli animali.
Ad esempio, notoriamente il DDT, un composto clororganico vietato da tanti anni (e precedentemente usato per tanti anni) è dotato di tossicità cronica (cancerogeno), molto persistente nell’ambiente e viene ancora trovato sciolto nei grassi di animali, aventi un lungo ciclo di vita, o di altri animali che si siano nutriti dei primi.

Nel caso di pericolosità per l’ambiente non sempre gli operatori professionali percepiscono in modo chiaro il rilievo di un uso attento dei prodotti antiparassitari, poiché il termine ambiente è molto generico e può riguardare tante situazioni, le cui sensibilità ambientali sfuggono alla conoscenza generale. Ne consegue che, sulle tematiche di tutela dell’ambiente, si viene spesso a creare un forte scontro tra opposti interessi, con il risultato che il divieto di alcune sostanze non risulta applicato in modo omogeneo in tutto il mondo.
Ciò è avvenuto, ad esempio, nel caso degli insetticidi neo-nicotinoidi, a cui è stata attribuita la responsabilità di estese morie di api, un problema di cui si parlava molto fino a un decennio fa, non essendone completamente spiegata la causa; tale circostanza aveva quindi provocato allarme in tutto il mondo. In Europa la responsabilità di tali morie era stata in parte data all’acaro Varroa e altri parassiti e in parte agli insetticidi neo-nicotinoidi.

Il divieto degli insetticidi neonicotinoidi e di altri antiparassitari ha implicanze non solo per l’economia delle attività agricole: molti fitofarmaci ora vietati erano utilmente utilizzati in ambito forestale, nella gestione di alberature urbane e delle erbe infestanti i margini di strade pubbliche.
Il divieto di vari importanti antiparassitari ha aperto problematiche complesse di cui non sempre la gente ha consapevolezza e anzi spesso le stesse persone che lamentano l’uso degli antiparassitari sulle alberature tengono al fatto che antichi alberi urbani non siano tagliati, sebbene malati, infestati da parassiti e pericolanti. Tali situazioni sono comunque causate anche dal modo in cui gli alberi in città sono costretti a crescere, tra sotto-servizi e tagli delle loro radici, per interventi nel sottosuolo.
Alcune cose possono essere fatte per migliorare questi situazioni dal punto di vista della gestione ambientale (es. eliminazione degli asfalti, con conseguenti infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo, drenaggi, maggiore aerazione delle radici), ma ci vuole anche la consapevolezza che, a volte, soluzioni efficienti richiederebbero anche il ricorso all’uso, in condizioni di sicurezza, di antiparassitari.

In definitiva l’uso degli antiparassitari e molteplice è abbastanza diversificato e il loro generico divieto, come accade nel caso dei neonicotinoidi, o di zone in cui ne sia interdetto l’uso, può avere ricadute negative su aspetti della vita anche di persone che non ne gradiscano l’utilizzo.
E’ in tal senso utile considerare che, come in ogni ambito l’utilizzo di sostanze, anche potenzialmente tossiche, non determina pericolo se effettuato sotto il controllo di persone competenti, che siano in grado di ridurre i rischi/danno e massimizzarne i vantaggi.

Probabilmente le amministrazioni pubbliche, magari sotto la spinta delle associazioni di cittadini, dovrebbero maggiormente valorizzare il ruolo dei consulenti fitosanitari, per utilmente avvalersi delle loro competenze professionali, riconducibili fondamentalmente alle professioni dei dottori agronomi e altri professionisti laureati (es. agrotecnici laureati), per migliorare le performance di protezione delle piante e dell’ambiente, ottenibili nell’ambito di quanto consentito dalle normative vigenti. Un ulteriore aspetto critico è nel cercare di avere normative di livello regionale, sulla protezione delle piante, che siano quanto più possibile tra loro sovrapponibili.

nell’ambito.

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Autore dell'articolo: , 30 settembre 2024

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