Nota link-nel-testo Pagine utili e Quotidiani Linka un articolo
Il tema dell'endurismo motociclistico fuoristrada e dei suoi aspetti nocivi per l'ambiente e la bellezza del paesaggio risulta quasi mai trattato dalle riviste tecniche e dalla ricerca scientifica, nonostante sia un'attività ricreativa impattante sul territorio rurale e quindi sul suo paesaggio agricolo e forestale. Il moto-endurismo, inoltre, incide negativamente sull'ambiente umano, vegetale e animale (gli habitat).
La scarsa attenzione che viene data a queste problematiche lascia la possibilità ai promotori del motocross in luoghi paesaggisticamente gradevoli, di farlo senza considerare alcun possibile impatto, né relazione tra bellezza del paesaggio e rispetto delle sue componenti sensibili.
E' peraltro incomprensibile come, nonostante esista una forte sensibilità verso le tematiche di tutela dell'ambiente e del paesaggio, non ci sia in Italia, attenzione critica delle associazioni ambientaliste al problema dell'endurismo nelle campagne e nei boschi. Poche di esse accennano occasionalmente a questo problema.
Le conseguenze per l'ambiente ed il paesaggio dovute al movimento di veicoli fuoristrada ci sono e almeno in alcune nazioni straniere c'è chi se ne comincia a preoccupare.
Portare tanta gente nelle zone rurali significa aprire delle direttive preferenziali per un impatto, che esiste e di cui una recente ricerca bibliografica si è posta l'obbiettivo di isolarne le componenti, selezionando un'estesa bibliografia di articoli, aventi l'obbiettivo di avviare un nuovo ambito di studi, da effettuarsi poi anche in campo.
Progettare la tutela, non il degrado del paesaggio naturale ed agricolo
Il problema della pratica dell'endurismo nelle campagne e nei boschi, in Italia, non sembra entrare mai nei dibattiti tecnico-scientifici, di chi si occupi professionalmente del paesaggio: dall'ingegneria naturalistica, alla progettazione del paesaggio, fino all'ecologia del paesaggio. Forse ciò si verifica poiché lo studio del paesaggio è oggetto d'interesse di separati ambiti disciplinari, che singolarmente intervengono su aspetti differenti e solo in pochi casi ne risultano implementate tutte le componenti.
L'ecologia del paesaggio pare l'unica disciplina tra quelle che studia il paesaggio che sia vocata a tale tutela, dato che studia l'evoluzione e l'equilibrio delle componenti naturali del paesaggio; ma quelle agricole ne restano fuori. Lo studio sopra citato è uno studio di ecologia del paesaggio (>Collegamento all'enciclopedia Treccani online).
Laddove si parli di progettazione del paesaggio, la tutela dell'ambiente è 'di casa', ma spesso sembra abbia semplicemente una funzione di presentazione di progetti, in cui l'ambiente è un invitato obbligato. Occorre forse pensare maggiormente a chi sarà il fruitore dell'opera progettata, se il committente pubblico di un progetto sia davvero interessato ai richiami alle tematiche ambientaliste, o se le implementa perché richiesto dal bando di finanziamento dell'intervento.
Inoltre sembra si vada sempre più delineando una distinzione nelle tendenze collettive tra attenzione alla tutela l'ambiente umano da inquinamento e cambiamento climatico e, altro aspetto d'interesse umano, la tutela del paesaggio e ancor più l'ecologia del territorio, in cui un'opera, anche fosse a impatto zero, si andrà a collocare portandovi migliaia di persone, in ambienti naturalistici o agricoli. Ha senso pensare di valorizzare dei luoghi portandovi molte persone, o la natura ne risulterà degradata?
Il fatto che vi siano ambienti e paesaggi rimasti non intaccati dall'uomo non implica che li si debba attraversare per prenderne consapevolezza, ma al contrario per tutelarli bisognerebbe ammirarli a distanza. Un paesaggio è la rappresentazione esteriore di un ambiente: di habitat naturalistici e di un tessuto socioeconomico agricolo, nei quali la maggiore presenza turistica andrebbe a interferire.
Per tutelare un dato paesaggio bisogna creare condizioni per tutelare l'ambiente naturale e il tessuto sociale agricolo, che da esso sono rappresentati. Al contrario sembra prevalga una progettazione del paesaggio estetica e turistica, il cui messaggio promozionale implementa aspetti di valenza ambientalista. Uno dei più utilizzati è, ad esempio, la messa a disposizione dei turisti di biciclette elettriche, ovvero veicoli motorizzati che andranno a sostituire i pedoni e i ciclisti nei viottoli di campagna, cambiando le abitudini della gente, verso forme più impattanti sul territorio e sul paesaggio. Come si fa a pensare di tutelare l'ambiente con interventi di questo tipo?
Un percorso ciclabile può aiutare a ridurre l'inquinamento in città, ma non porta tutela dell'ambiente se inserito in un contesto naturalistico! Una bicicletta elettrica è meno inquinante di un mezzo a benzina, ma aumenta il consumo di energia elettrica (prodotta anche con combustibili fossili) e aumenta il carico e l'impatto del turismo su territori rurali sensibili.
Come si fa a introdurre queste cose nella progettazione del paesaggio? E' ecologista? Tutela il paesaggio? O è greenwashing (>Collegamento all'enciclopedia Treccani online)?
In Italia la semplice manutenzione del territorio (senza progetti di sfruttamento turistico) non sembra sufficiente a motivare l'effettuazione di (costosi) interventi di ripristino/tutela. Le frane, i dissesti, le sistemazioni delle sponde fluviali sembrano usate come teste di ponte per entrare in zone rurali, o habitat naturalistici e inserirvi dei percorsi d'accesso pedonali, o ciclabili, che di fatto sono aperti a chiunque.
Deve essere detto che ciò non ha nulla di ambientalista (ecologista)!
Alla fine solo gli agricoltori o i proprietari rurali, affezionati ai luoghi in cui vivono, rimangono motivati a tutelarli davvero; ma deve essere poi loro consentito di goderne.
Il paesaggio agricolo ha una sua bellezza legata allo svolgimento nei secoli dell'agricoltura.
Intorno ad esso si sviluppa il paesaggio naturale, poiché nel contesto agricolo vi è disponibilità di cibo, di cui si avvantaggiano anche gli animali selvatici. Quando si dice che l'agricoltore tutela il paesaggio è perché l'agricoltura un tempo era svolta anche in zone alto-collinari e montane, dove interventi di sistemazione del territorio come, ad esempio, i terrazzamenti erano preordinati a rendere coltivabili zone altrimenti non adatte, che poi furono anche abitate. La tutela del paesaggio rurale si ottiene quindi mantenendo l'agricoltura sul territorio.
C'è purtroppo chi afferma invece che il dissesto del territorio sia causato dagli agricoltori, considerati in tal caso persone scarsamente professionalizzate ed egoiste poiché, per sopravvivere, sfruttano (dal punto di vista agricolo) il territorio da essi abitato; ma è proprio tale necessità che li porta a tutelarlo! L'utilizzo agricolo del suolo, per il conseguimento della produzione, implica preparazione, adattamento alla coltivazione, mantenimento di fertilità e drenaggio delle acque.
Se alcuni borghi montani sono soggetti a dissesti la colpa non è quindi degli agricoltori, ma dell'abbandono dell'attività agricola e della professionalizzazione di attività (manutenzione delle sistemazioni idrogeologiche) che un tempo erano svolte liberamente da agricoltori e che ora, quando effettuate, richiedono autorizzazioni, progetti di professionisti e attività di ditte, che non verranno mai effettuati, perché non c'è l'interesse economico, almeno in contesti agricoli collinari e montani.
Entro un certo ambito è anche possibile, in ambienti rurali non disturbati da un eccessivo transito, contenere i danni della fauna selvatica (principalmente cinghiali e ungulati), i cui movimenti possono essere indirizzati su idonei percorsi. Gli animali selvatici, se non disturbati, non hanno interesse a devastare il territorio se non per nutrirsi, scavando o arrampicandosi dove loro possibile.
La devastazione del territorio arriva quindi in prevalenza con l'effettuazione di attività ricreative in ambito rurale e il collegato eccessivo carico umano su territori sensibili: non ha peraltro senso tutelare la fauna selvatica, fino ad ostacolare l'esercizio dell'attività agricola e contemporaneamente aprire i relativi habitat al transito pubblico, che rapidamente finisce col diventare anche accesso con mezzi motorizzati fuoristrada! Se si vuole davvero tutelare il territorio rurale è necessario promuovere una cultura del rispetto dell'attività agricola, del valore di ruralità dei luoghi, degli spazi privati e residenziali, che siano localizzati nei contesti agricoli.
E' quindi agevole spiegare il fatto che non sia affrontato il problema dell'impatto del moto-endurismo nei territori rurali e habitat naturalistici, considerando che tale attività cresce, avvantaggiandosi di politiche di apertura indiscriminata delle aree rurali, di cui beneficiano anche altre attività ricreative meno dannose, come il ciclismo, il podismo, i cammini, ecc.
Il ciclismo fuoristrada non è uno sport particolarmente impattante, se non in alcune sue forme estreme, in cui i ciclisti si lanciano a 'rotta di collo' nei boschi, percorrendoli velocemente, senza curarsi del rischio di farsi male e d'investire persone, o animali. C'è anche questo, ma in generale tali pratiche nocive sono meno frequenti che nell'endurismo motociclistico, nel quale la maggiore gestibilità dei motoveicoli abilita un turismo sportivo disattento alle sensibilità dei luoghi.
La completa padronanza dei mezzi consente ai moto-enduristi di compiere performance notevoli, come ad esempio discendere a perpendicolo lungo un versante collinare, senza curarsi dell'impatto sul territorio e del pericolo, a cui è sottoposto chi li dovesse incontrare, passeggiando nei boschi.
Anche animali domestici e selvatici, non di rado, vengono investiti dalle moto fuoristrada.
La pratica del motocross enduro nelle zone rurali ed il suo contesto di moto-turismo
Le attività sportive di molti moto-enduristi si muovono intorno a iniziative di moto-club locali, o di alcuni loro membri, che hanno pagine sui social-network (in particolare YouTube) in cui sono riversate riprese-video, accessibili a chiunque. Da tante di queste pagine web si trae l'impressione (forse errata) che il motociclismo enduro, in area rurali e boschive, sia svolto fuori da ogni regola e, particolarmente, considerando che i video messi in rete richiamano spesso nomi di aree nazionali e regionali protette, di zone naturalistiche. Infatti molti filmati mostrano corse in zone con evidenti sensibilità idrogeologiche e naturalistiche, zone residenziali, dissesti, zone isolate, probabili habitat di flora e fauna selvatica, attraversate ad elevata velocità, in modo rumoroso e improvviso.
Nel caso di vere e proprie manifestazioni moto-enduristiche esse risultano a volte patrocinate da enti locali e organizzate da moto-club riconosciuti dalla Federazione motociclistica italiana, la quale fissa regole precise, che lasciano invece intendere che tutto sia a norma. In effetti benché, come si evince da YouTube, gli enduristi attraversino area belle naturalisticamente non è utile e necessario che si tratti davvero di aree protette interdette al transito. In alcuni casi è stato riscontrato che percorsi di manifestazioni ufficiali, che pure richiamano nomi di aree protette, erano invece esterni ad esse.
E' quindi probabile, che l'utilizzo di nomi suggestivi venga effettuato dai comitati organizzatori come richiamo turistico rivolto a un pubblico (giovanile) che è probabilmente attratto dalla trasgressione di regole, che poi nella realtà non è detto che effettivamente avvenga.
Effettuare qualche controllo non sarebbe comunque sbagliato, dato che molto delle aree che sono visibili nei video pubblicati su YouTube sembrano inadatte ad attività così impattanti.
Probabilmente manca una diffusa consapevolezza dell'impatto del motociclismo fuoristrada, sulle aree naturalistiche e agricole.
Il messaggio equivocabile che risulta trasmesso attraverso i video visibili online crea comunque le condizioni per quello che si vede abitualmente sul territorio: scorribande, anche in aree private, o naturalisticamente sensibili, di motociclisti che, forse, non conoscendo i percorsi abilitati al transito motorizzato effettuano il loro sport ovunque, non curanti di creare situazioni di pericolo nei boschi e nelle zone rurali per i pedoni in transito. Ne deriva alla fine quel turismo comunemente definito 'mordi e fuggi', poiché si sviluppa nei fine settimana e supera l'ambito del consentito, con effetti impattanti sull'ambiente, il paesaggio e la vivibilità dei territori rurali.
Anche l'atteggiamento di alcuni comuni risulta ambiguo, quando revisionando i provvedimenti normativi varati, si scopra l'interdizione del transito motorizzato sui sentieri di proprietà pubblica, col probabile obiettivo di limitare responsabilità e danni a carico dell'ente pubblico e dei suoi rappresentanti. A ciò non può che conseguire che molti moto-enduristi si riversino in aree private, che divengono pericolose, poiché non vi sono ordinariamente abilitate attività di controllo preventivo delle forze dell'ordine (>Collegamento al sito internet www.insella.it).
Le più comuni manifestazioni del motociclismo enduro e il loro impatto sul territorio
Tra le denominazioni più utilizzate per definire le corse motociclistiche fuoristrada, diffuse attraverso il socialnetwork YouTube, vi è quella della Moto-cavalcata, termine col quale sono identificate gare e raduni motoclistici. Le motocavalcate hanno nomi che sembrano far riferimento a denominazioni geografiche locali di richiamo turistico, che in alcuni casi coincidono con i nomi di aree naturalistiche, a volte anche aree protette, in cui il transito motociclistico fuoristrada è in genere vietato.
Altri nomi attribuiti ai video pubblicati su YouTube effettuano un richiamo ancor più chiaro, ad aree naturalistiche e zone protette (es. Maiella classic, enduro sullo Stelvio, enduro all'isola d'Elba, impennata sulla spiaggia, enduro spiaggia).
Ad una verifica sul sito della Federazione motociclistica italiana (che fa parte del CONI) è risultato che l'art.9 del 'Regolamento d'urgenza del 3/2/2023 di FederMoto' regola la modalità di effettuazione delle 'MotoCavalcate'.
Inoltre, sempre sul sito di Federmoto è disponibile un breve elenco di motocavalcate di prossima effettuazione. Sempre su una pagina del sito internet di FederMoto, pubblicata nel 2010, è risultato esistano Motoclub non riconosciuti, che quindi sviluppano iniziative non riconosciute dalla Federazione motociclistica italiana.
Infine consultando altri siti di motocross si rileva la presenza di lunghe liste di prossime 'Motocavalcate', il che fa in definitiva ritenere che tale termine identifichi un certo tipo di manifestazioni organizzate anche da motoclub non riconosciuti. Non sembra peraltro esserci altra maniera per spiegare il fatto che molte 'motocavalcate' risultano riprese e proposte tramite video pubblicati, da persone qualunque, sul social-network 'YouTube' e presentano esecuzioni di performance motociclistiche, in zone naturalistiche isolate e in assenza di qualunque indicazione, che faccia ritenere che si tratti di manifestazioni autorizzate.
Di seguito si riportano, inoltre, collegamenti ad alcuni ulteriori video rinvenuti con ricerche effettuate tramite il motore di ricerca interno al social-network YouTube, non agganciati a moto-cavalcate, ma che sembrerebbero invece effettuati in occasione di semplici ritrovi di gruppi di motociclisti, amanti del fuoristrada in campagna:
Il moto-endurismo e il suo incontro col tessuto economico del territorio agricolo collinare
Chi abbia provato a dialogare con piloti di veicoli fuoristrada (motociclette, quad, autoveicoli off-road) che si muovano nella campagna, di comprensori collinari rurali, avrà notato l'abitudine a vedere accettato il loro passaggio, a prescindere dai danni che esso possa provocare; l'unica giustificazione che alcuni di loro trovano accettabile (per impedire loro il transito) è che siano in corso attività agricole, cosa che chiaramente non avviene in aree residenziali.
Questo consolidato atteggiamento deriva probabilmente dalla tolleranza che i motociclisti ricevono da molti agricoltori, i quali tendono di solito a evitare ogni conflittualità, essendo inseriti in un sistema di relazioni economiche con altre persone del loro territorio; ma non è pensabile che la stessa disponibilità possa giungere da chiunque si veda passare motociclisti davanti alla porta di casa. Guardando video di endurismo su YouTube sono inquadrate spesso zone residenziali con abitazioni e villette, i cui vialetti vengono attraversati rumorosamente da moto in corsa, anche in orari insoliti.
In generale sembra mancare la consapevolezza dei danni che la pratica del motocross può provocare, oltre al rispetto verso la proprietà rurale e del valore turistico di risiedere in campagna, un ambiente in cui la gente si aspetta di trovare serenità e lunghi periodi di quiete.
Dal transito di mezzi motorizzati deriva che ogni cosa a ridosso dei sentieri rurali (piante che pendono sul percorso, siepi che accidentalmente si siano inclinate, alberelli che abbiano perso il palo tutore) risulta calpestata dalle moto (o peggio dai quad)! Se non è reso possibile coltivare siepi e piccola vegetazione diviene anche impossibile contenere i danni della fauna selvatica, la quale si ferma solo di fronte a grosse e fitte formazioni vegetali, che sono percepite come ostacoli.
In campagna non ci sono però solo aziende agricole e agriturismi; sebbene sia semplice rendersi conto che le molte agevolazioni di cui tali imprese godono stanno trasformando vari territori rurali: il mantenimento di una residenza rurale non agricola diviene crescentemente più oneroso di una che sia agricola, o di agriturismo. La vacanza rurale sta probabilmente divenendo, nell'accezione comune, solo vacanza in agriturismo, sebbene per godere di un soggiorno agricolo basta anche solo abitare a pochi metri da un'azienda agricola.
Chi programma le politiche turistiche e voglia andare incontro alle esigenze delle persone residenti in campagna e turisti dimoranti in proprie abitazioni/ville dovrebbe avere maggiore consapevolezza che, molte persone, particolarmente in alcune nazioni straniere, pur non essendo sempre agricoltori, amino vivere in campagna in contesti agricoli, perché si aspettino di condurvi una vita più serena.
All'estero la vita rurale è molto apprezzata, data la presenza di molti villaggi (es in Gran Bretagna) completamente immersi nella campagna ed esiste tutto un filone di trasmissioni televisive dei network nazionali britannici e pubblicazioni dedicate alla CountryLife (la vita tranquilla in campagna) (>Link a sito internet della trasmissione BBC - CountryFile).
Da questo punto di vista non suona casuale che in Gran Bretagna ci sia anche molta resistenza del settore agricolo, nei confronti della creazione di percorsi turistici rurali.
Nel contesto rurale italiano, invece, l'esistenza di un esteso quadro di agevolazioni e contributi a favore delle aziende agricole crea una molteplicità di situazioni/opportunità tra loro diversificate, che probabilmente permettono alle imprese agricole multifunzionali e gli agriturismi di non curarsi delle situazioni di danno, potendole trasformare in opportunità di lavoro, dato che possono avvalersi (non tutti lo fanno) di appositi contributi per la creazione di nuovi boschi, siepi, filari alberati, fasce tampone, mantenimento di elementi del paesaggio agrario e possono anche ottenere rimborso per i danni provocati dalla fauna selvatica (a cui i privati cittadini non possono accedere).
Il problema della fauna selvatica è poi tanto più rilevante, laddove, come nelle are protette, vi siano anche ostacoli alla recinzione delle proprietà.
Ne consegue che al crescere delle problematiche dannose, nel contesto rurale, esse possono essere assorbite in maniera differente da un agriturismo (equiparato ad azienda agricola), o da piccoli proprietari rurali (non agricoltori), i quali, in conseguenza dei danni prodotti dal transito di motociclisti, o di fauna selvatica, a ridosso della propria casa vedranno d'improvviso lievitare enormemente i costi del proprio risiedere nel contesto rurale.
E' quindi essenziale che le problematiche di chi possiede una residenza civile, posta in un contesto agricolo e provvede a proprie spese al mantenimento di un paesaggio gradevole siano considerate con maggiore attenzione e non semplicemente parificate a quelle delle aziende agricole.
Nel mondo rurale esistono poi situazioni molto diverse tra loro, particolarmente nelle zone marginali, nelle quali è sufficiente impegnare il 25% del proprio tempo in un'attività agricola e ricavarne il 25% del proprio reddito per essere imprenditore agricolo professionale (IAP) (> Collegamento al sito di CIA - Marche). Il tempo restante potrebbe, ad esempio, essere impiegato in un'impresa edile, attività notoriamente impattante.
Un azienda agricola può svolgere sia l'attività agricola principale, che attività connesse. Molti agricoltori traggono il loro sostentamento dalla sola coltivazione della terra e magari da poche attività connesse. Ma ogni azienda agricola può anche essere multifunzionale.
La multifunzionalità, riconosciuta dalla legge, consente ad alcune aziende, in genere in territori alto-collinari e montani, di offrire servizi (non agricoli) a un dato territorio e, in tal modo, incrementare il proprio reddito, ad esempio, svolgendo attività didattiche, curando e mantenendo il verde pubblico e/o privato, riqualificando l'ambiente, gestendo aree venatorie, effettuando attività di forestazione, effettuando attività di agriturismo, spalando la neve, utilizzando in genere mezzi agricoli, aventi pezzi intercambiabili.
Altre figure giuridiche interessanti sono le società agricole (>Collegamento al sito 'Giovani Impresa' di Coldiretti); per la loro costituzione è richiesto che solo uno dei partecipanti abbia la qualifica d'imprenditore agricolo, altri sono magari soci finanziatori, ma potranno godere di una serie di benefici tipici del contesto agricolo.
Ne deriva che in alcune zone rurali potrebbero esservi molteplici interessi diffusi, di cui siano portatrici anche persone che frequentino la zona solo occasionalmente. Anche alcuni dei soggetti, che nel tempo libero si muovono su un determinato territorio praticando il motociclismo enduro, potrebbero essere soci di società agricole, comprendenti imprese agricole multifunzionali, impegnate per parte del loro tempo in attività agricole connesse, come ad esempio la cura del verde pubblico/privato, o la sistemazione del verde.
Da ciò consegue che dovunque, nei territori rurali, vi siano danni diffusi e ripetuti dovrebbero, ove possibile, essere effettuati intensi controlli volti ad identificarne i responsabili. Ciò è chiaramente impegnativo per le Forze dell'Ordine, che in Italia sono dislocate prevalentemente nei centri urbani; ma è utile considerare che, ad esempio, in Gran Bretagna, in cui persistono paesaggi agricoli molto belli anche in prossimità di zone abitate, esiste un apposito corpo di polizia rurale, che affronta tutta una serie di problematiche tipiche del contesto rurale: abbandono dei rifiuti, caccia di frodo, furti nelle residenze, ecc. .
Probabilmente le politiche di sviluppo rurale dovrebbero essere rivalutate ponendo maggiore attenzione alle modalità da seguirsi, per conseguire un'effettiva tutela del paesaggio agricolo e delle aree naturalistiche.
Un territorio degradato non è quindi sempre un territorio abbandonato, ma potrebbe anche essere un luogo in cui la forte pressione umana e la contemporanea mancanza di un'adeguata pianificazione locale dell'uso del territorio, renda non conveniente la cura degli spazi privati esterni, che non ha senso effettuare, dove non sia poi consentito un godimento esclusivo e silenzioso delle aree oggetto di manutenzione.
E' peraltro innegabile che il moto-endurismo generi indotto economico, per le attività di ogni territorio che ne sia interessato; nelle zone economicamente più marginali il peso di tale indotto può risultare anche significativo.
Si può ipotizzare che dove vi sia un'intensa pratica di questo sport vi sia stabile occupazione per venditori di motociclette, meccanici, con anche periodiche punte aggiuntive di lavoro per tali attività, come per quelle di ospitalità in alberghi e agriturismi, per l'affitto di camere e per i ristoranti, particolarmente nei fine settimana, nei periodi festivi e in occasione di periodici moto-raduni e manifestazioni. Ricercando su YouTube emergono inoltre network di motoclub locali, che muovono molto turismo, attraverso gemellaggi e portando i loro 'piloti' a spostarsi attraverso l'Italia ospitati in strutture ricettive.
Il collegamento tra alcune attività economiche e la pratica dell'endurismo si evince anche attraverso le sponsorizzazione dei moto-club, che trovano la partecipazione delle imprese più attive su ciascun territorio.
Il resto viene fatto dagli iscritti, che sono espressione del tessuto economico di ciascun territorio: impresa, libera-professione, commercio, pubblico-impiego: il loro eventuale relazionarsi, anche durante l'attività lavorativa, è in grado di sviluppare sinergie. Nelle zone rurali marginali e poco popolate ci sono probabilmente motociclisti fuoristrada in ogni settore di attività economica.
La promozione dell'endurismo che è fatta di gare, di circuiti organizzati sul territorio di tutta Italia, di premi, di campioni e campioncini locali, finisce col promuovere anche le attività dei loro sponsor.
Per molte persone il successo nello sport può diventare successo nel lavoro, trasmettendo quella fiducia necessaria nell'attività professionale e d'impresa; pertanto è comprensibile che per molti fare endurismo potrebbe essere molto più di uno sport.
Data la fittezza di contatti che si evince sia in grado di determinare il semplice svolgimento dell'attività sportiva dobbiamo ritenere che chi svolga queste attività stia molto attento ad evitare l'insorgere di conflitti d'interesse tra il suo sport e il suo lavoro.
E' comunque auspicabile che gli albi professionali, di associazioni di professionisti del paesaggio, delle imprese artigianali e commerciali, tenuti dalle Camere di Commercio, implementino, ove non sia già stato fatto, nei loro codici deontologici, regole volte ad evitare che chi effettui progettazione / sistemazione / manutenzione del paesaggio, o anche solo di sentieri rurali, sistemazione di dossi, versanti, scarpate, zone in frana; vendita di piante e siepi per la sistemazione del paesaggio, vendita di materiali, palificazioni, fascinate, collegate attrezzature di ferramenta, pratichi anche sport dannosi al paesaggio, come in particolare il motociclismo fuoristrada.
Si autorizza la ripubblicazione del presente articolo in siti internet e pubblicazioni cartacee, purché ne sia indicato l'autore (Luca Federico Fianchini), la data di pubblicazione qui sotto riportata, il sito di provenienza (Agrolinker) e, nel caso dei siti internet, collegandovi (link) alla pagina di questo articolo, o alla pagina principale del sito.
Fonte/i: -
Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 31 marzo 2023
Indirizzo permanente di questo articolo: https://www.agrolinker.com/?id=2020