Uno studio ha mostrato che il sistema statunitense di tracciabilità obbligatoria delle carni ha aumentato i costi generando però vantaggi molto limitati

Studiosi dell'università del Kansas (USA) hanno effettuato un'analisi, commissionata dal ministero dell'agricoltura, riguardo l'efficacia del sistema di etichettatura d'origine degli alimenti, che è in vigore negli Stati Uniti fin dal 2009 (sebbene esso abbia subito una lieve modifica nel 2013).

Questo sistema di tracciabilità è definito MCOOL dove la lettera M è la parte più incisiva poiché sta ad indicare 'mandatory', ovvero che tale sistema è di obbligatoria adozione, ma questa cosa non piace molto agli agricoltori perché di fatto scarica su di loro gli effetti di scelte effettuate altrove, sulle quali pesa anche una sentenza sanzionatoria del WTO, che su ricorso di Canada e Messico ha condannato gli Stati Uniti, poiché tale sistema limita il libero mercato. La sentenza del WTO ha provocato un ulteriore recente ricorso del Canada che, lamentando il non adeguamento degli Stati Uniti alle impartizioni del WTO, chiede di poter applicare delle sanzioni come compensazione delle perdite lamentate.

In questo contesto è evidente che gli scarsi risultati di questa normativa pesano ancora di più ed invitano ad un'approfondita riflessione, quale quella condotta dai tre economisti agricoli Glynn Tonsor e Ted Schroeder, dell'università del Kansas e Joe Parcell dell'università del Missouri.

Essi hanno analizzato l'impatto di MCOOL sul mercato delle carni, rilevando che, oltre ad evidenziarsi vantaggi molto contenuti, con l'applicazione di questa normativa sono emersi anche degli svantaggi: infatti la carne tracciata è un prodotto venduto più tipicamente nei supermercati e, a fronte di una domanda generale di carne che non è aumentata, viene rilevato che i costi della tracciabilità hanno fatto aumentare il prezzo al dettaglio della carne per quantitativi ridotti di prodotto tracciato, con perdite per l'intero settore. Analizzando le tendenze nelle singole filiere settoriali, quelle che, secondo lo studio compiuto, avrebbero risentito in modo più negativo dell'MCOOL sarebbero la produzione di carne bovina e, maggiormente, la carne suina.

Urgono quindi dei correttivi all'MCOOL perché non pare accettabile che una nazione come gli Stati Uniti, che ha rilanciato di recente una serie di accordi volti a creare aree di libero scambio (in particolare TPP e TTIP), si trovi a dover poi rispondere di aver ostacolato la libera circolazione di questi prodotti alimentari. In questo senso gli autori della ricerca qui riportata, forti anche nel supporto dei dati analizzati, suggeriscono il passaggio ad una forma di tracciabilità non obbligatoria, in modo da mantenere gli effetti positivi, eliminando però quelli negativi che come già evidenziato sono riconducibili ad un attuale limitato interesse degli operatori agricoli e dei consumatori statunitensi per i prodotti il cui ciclo produttivo sia tracciato e quindi riconoscibile.

La ricerca compiuta presso l'università del Kansas si è valsa sia di precedenti studi controllati da comitati di ricercatori (peer-reviewed), che di articoli di commento della normativa MCOOL, oltre a modelli economici aventi l'obbiettivo di studiare la variazione dei prezzi durante 10 anni (in particolare in corrispondenza dell'entrata in vigore di MCOOL nel 2009 e della sua modifica nel 2013).

Da un'analisi dei dati prodotti emerge che il settore suinicolo ha subito una perdita di 1,31 miliardi di dollari. I ricercatori hanno poi confrontato la situazione con quella del 2008 per stimare come sarebbe evoluto il mercato in assenza della normativa MCOOL.

Riferisce Tonsor: 'Abbiamo stimato che l'impatto economico sul settore della carne diede luogo nel 2009 a una perdita di 8,7 miliardi di dollari in dieci anni. Per il settore suinicolo è stata di ,3 miliardi'. Egli precisa inoltre che l'applicazione di questa normativa interessa il 16% della filiera suinicola da carne statunitense e circa 1/3 di quella della carne bovina; inoltre resta esclusa, ad esempio, la carne venduta ai ristoranti, per la quale non è prevista l'etichettatura. Per poter assorbire l'impatto negativo della normativa MCOOL i settori della carne suina e bovina avrebbero dovuto beneficiare di incrementi della domanda rispettivamente di almeno il 6,8% e 5,6%, che invece, riferiscono i ricercatori, non si sono verificati.

Per altro verso i consumatori hanno subito complessivamente incrementi dei prezzi, nell'arco di 10 anni, di 5,98 miliardi di dollari per la carne bovina e di 1,79 miliardi di dollari per quella suina, dovuti a più alti costi e più ridotte quantità di carne disponibili al dettaglio ogni anno.

In particolare riguardo i cambiamenti normativi gli autori della ricerca segnalano che mentre nel 2009 veniva indicato in etichetta 'Prodotto di Stati Uniti e Canada', nel 2013 tale etichettatura è divenuta 'Nato in Canada, allevato e macellato negli Stati Uniti', il che come segnala Tonsor ha comportato maggiore precisione e quindi anche maggiori costi, che hanno determinato una perdita aggiuntiva, nell'arco di dici anni, per il settore bovino da carne di 494 milioni di dollari, mentre per quello della carne suina la perdita è stata di 403 milioni, che non si sarebbe verificata qualora vi fosse stato un incremento ulteriore di domanda (rispetto a quanto stimato per la sola riforma del 2009) del 0,4% per il settore della carne bovina e dell'1,6% per il settore della carne suina.

Ai consumatori questa modifica aggiuntiva al sistema di etichettatura MCOOL è costata, secondo quanto stimato, un ulteriore complessivo incremento di spesa di 378 milioni di dollari per la carne bovina e 428 milioni di dollari per quella suina, senza che ciò abbia ovviamente comportato complessivamente un incremento di guadagni per i produttori.

L'unico settore che la ricerca compiuta ha mostrato si sarebbe avvantaggiato del sistema di tracciabilità delle carni è il settore del pollame da carne che ha visto un incremento complessivo di spesa di 753 milioni di dollari sulla base della normativa entrata in vigore nel 2009, con ulteriore guadagno di 67 milioni di dollari in seguito alla modifica apportata nel 2013, ma questo maggiore guadagno non è riuscito a compensare le perdite subite dal comparto bovino e suino da carne, il che significa a livello complessivo una perdita per il settore della produzione di carne.

Riferisce Tonsor: 'La principale ragione è che (il settore del pollame) non ha lo stesso costo di adeguamento alla normativa, pertanto al livello del commercio al dettaglio c'è un certo allontanamento dai più alti prezzi delle carni bovine e suine verso il pollame. Ciò serve come spinta per una maggiore produzione dal punto di vista del pollame, e la filiera avicola se ne avvantaggia.'

Visti gli aspetti negativi di MCOOL gli autori hanno evidenziato in conclusione che ci si attende a breve un ulteriore pronuncia del WTO (presumibilmente in relazione all'istanza del Canada) e che, sebbene alcuni ambiti politici statunitensi ritengano sussista un diritto ad inserire questa etichettatura delle carni ai fini della loro tracciabilità, la soluzione alla controversia internazionale determinatasi potrebbe essere nel rendere facoltativa l'adesione al sistema di tracciabilità delle carni.

In particolare Tonsor segnala:'Il nostro rapporto e la sintesi della letteratura di settore in esso contenuta punta a considerare migliore un approccio volontario. Guardando questa situazione io concordo che un'etichettatura volontaria sarebbe un miglioramento rispetto alla situazione attuale. E' difficile per me dire se politicamente questo si verificherà tra un anno, o tra tre anni.'

Fonte/i: Kansas State University, 6 maggio 2015

Autore dell'articolo: , 30 giugno 2015

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