Le zanzare preferiscono deporre uova in habitat vicini tra loro

Da quando si è scatenata la paura delle malattie trasmesse da vettori del genere Aedes (dengue, chikungunya, zika), che si stanno diffondendo in molte nazioni del mondo, c'è stato un notevole aumento degli studi volti a contrastare questi parassiti.
Come per tutti i parassiti e predatori un efficace contrasto richiede l'acquisizione di moltissime informazioni, che provengono dalla ricerca scientifica e da esperienze pratico-applicative. Molte utili informazioni riguardano l'etologia e in particolare le abitudini alimentari, sociali e riproduttive di questi insetti. In questo senso quest'ultimo studio ha indagato con quale modalità le zanzare del genere Aedes depongano le uova.
E' così emerso che esse preferiscono ambienti di deposizione che siano tra loro molto vicini, sebbene l'entità delle uova deposte non vari tra uno stagno e l'altro.

I ricercatori che hanno realizzato questo studio lavorano presso la Odum School di Ecologia, in Georgia (USA) e il loro lavoro è stato recentemente pubblicato sulla rivista Oecologia.

Come riferisce Amy Briggs, studentessa di dottorato alla Scuola Odum di Ecologia: 'Con habitat raggruppati potete creare punti caldi (hotspots) dove ci siano grandi quantità di zanzare. A causa del fatto che le zanzare sono vettrici di malattie, ciò potrebbe condurre a una maggiore trasmissione di malattie in tali aree.'

Una precedente ricerca, dello stesso gruppo di studio, riguardo l'uso degli habitat delle zanzare si era focalizzata sulla qualità di tali ambienti, la presenza/assenza di predatori e la disponibilità di cibo. Altri studi, che includevano lavori dell'autore anziano Craig Osenberg, professore alla Odum School, avevano cercato di capire come questi insetti si muovevano tra le pozze di acqua.
La dott.ssa Briggs ha infine valutato (ora) come la disposizione dei luoghi di vita, piuttosto che il numero e la loro qualità, influenzi le zanzare (in particolare quelle del genere Aedes) e in tal senso ha condotto una serie di esperimenti in diverse zone forestali, poste a ridosso del Campus dell'Università della Georgia e nelle quali sono abitualmente presenti la zanzara tigre asiatica (Aedes albopictus) e la zanzara tre-buchi orientale (Aedes triseriatus).

Per realizzare i singoli ambienti adatti all'esperimento, la dott.ssa Briggs ha posizionato 12 piccole coppe di plastica, riempite con acqua infusa con foglie di quercia che, viene riferito, attrae le zanzare del genere Aedes, simulando il loro ambiente di vita.
La metà delle coppe furono posizionate secondo un disegno a circolo, con 5 coppe poste sul perimetro della circonferenza e a un metro da una coppa centrale; in tal modo esse erano posizionate così vicine che una zanzara di ciascuna delle coppe potrebbe vedere e sentire l'odore delle altre dello stesso gruppo. Le coppe rimanenti sono state invece collocate secondo un disegno disperso, distanziate di circa 20 metri l'un l'altra e rispetto a quella a cerchio.

Precedenti ricerche, riferiscono gli autori, avevano mostrato che tale distanza non consente alle zanzare Aedes di vedere, o di percepire a livello olfattivo, gli habitat della Aedes triseriatus, ma è comunque una distanza abbastanza ridotta, tale da consentire loro di viaggiare, nel corso di una settimana, tra molteplici coppe, che in concreto rappresentano quelli che nella realtà sono degli ambienti idonei alla riproduzione delle zanzare.

La dott.ssa Briggs ha effettuato l'esperimento 3 volte: a luglio, agosto e settembre, in ciascuna delle cinque locazioni, per poi, ogni volta, dopo sette giorni portare le coppe in laboratorio per eseguire la conta delle uova deposte. Ella ha poi fatto in modo che le uova si schiudessero per poter identificare il numero di esemplari di ciascuna specie, che si erano sviluppati in tale ambiente.
Alla fine ella ha definito che sul numero di uova deposte non vi era un effetto della disposizione degli ambienti di vita raggruppati, rispetto a quelli 'dispersi', ma vi era influenza su quanti di tali ambienti ricevevano insetti, che vi deponevano uova.

Come ha indicato la dott.ssa Briggs: 'Per coppa finivano con essere uguali, cosicché voi otterreste lo stesso numero di uova deposte in una coppa isolata (nel trattamento disperso) e anche in una coppa che era nel trattamento raggruppato; ma un maggiore numero di coppe nel trattamento raggruppato riceveva uova, rispetto a quello disperso'. Un'area contenente un gruppo di coppe riceveva quindi la visita di almeno 6 volte più zanzare, rispetto a un'area della stessa dimensione che circondava una singola coppa dispersa.
Come ha riferito Osenberg:'Il raggruppamento spaziale di zone di riproduzione può redistribuire le zanzare, creando punti caldi dove le zanzare sono concentrate e zone morte, dove le zanzare sono venute via.'

Analizzando le singole specie, viene riferito che lo studio ha mostrato che l'Aedes albopictus (zanzara tigre asiatica) ha risposto molto più fortemente allo schema degli habitat così come predisposto, rispetto all'Aedes triseriatus e tale risultato è in grado di avere conseguenze sul rischio connesso alla diffusione delle malattie, delle quali la zanzara tigre è vettrice.

Come ha indicato in conclusione la dott.ssa Briggs: 'Se volete assicurarvi che il vostro cortile non attragga zanzare del genere Aedes, in particolare l'Aedes albopictus (che diffonde malattie) e quindi non diventi un punto caldo, nella vostra zona, per la deposizione di uova delle zanzare, assicuratevi di aver rimosso tutti corpi d'acqua presenti. L'aumento di secchi, barattoli, sottovasi, vasche per uccelli, pneumatici e anche vecchie lattine di coca-cola possono fornire l'habitat per queste specie.'

La dott.ssa Briggs ha concluso le sue dichiarazioni sulla ricerca da lei compiuta precisando che ritiene che le considerazioni derivate da questo studio abbiano valore anche per animali differenti dalle zanzare segnalando in particolare: 'La sistemazione spaziale degli habitat può avere conseguenze per la dinamica delle popolazioni, per ogni tipo di organismo, che dipenda da specifici tipi di habitat, che potrebbero essere spazialmente separati, come nel caso degli anfibi che contano su stagni e potrebbero muoversi tra di essi, o anche uccelli che utilizzano certi tipi di foresta, che sia frequente solo in forma di piccole macchie.
Comprendere come differenti specie rispondano a questi disegni potrebbe influenzare la maniera in cui controlliamo i vettori di malattie, così come la maniera in cui decidiamo di restaurare ambienti di vita per scopi di conservazione'.

Fonte/i: University of Georgia, 26 settembre 2019

Autore dell'articolo: , 7 ottobre 2019

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