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La comunicazione accademica della ricerca scientifica non interessa solo i grandi media.
Vari tipi di comunicatori, tra cui i blogger utilizzano le storie, raccontate nei comunicati dei centri di ricerca, per un’ulteriore elaborazione in forma di articoli divulgativi tecnico-scientifici, che commentino e approfondiscano le ricerche, oppure che le utilizzino come approfondimento di articoli tematici, realizzati a partire da argomenti di competenza dell’autore/blogger.
E’ inoltre utile notare che non tutto ciò che è divulgazione accademica proviene solo da articoli di ricerca. I servizi di comunicazione delle università, particolarmente negli Stati Uniti, diffondono comunicati di buona qualità (press-releases) destinati alla stampa, la cui fonte informativa è per lo più costituita dagli stessi ricercatori, i quali rilasciano dichiarazioni agli uffici di comunicazione, che in tal modo riescono efficacemente a promuovere, verso i grandi media, le ricerche compiute.
I comunicati sono quindi costruiti dall’ufficio di divulgazione accademico intorno ad affermazioni virgolettate, cucite tra loro in storie, che fan riferimento all’articolo di ricerca, o al suo estratto e che in genere includono una serie di ulteriori informazioni: le motivazioni che hanno spinto i ricercatori ad approfondire quanto oggetto di studio; eventuali loro intuizioni risolutive; precedenti ricerche a tema condotte dallo stesso gruppo o da alcuni dei ricercatori; gli incarichi svolti dai ricercatori/docenti nei dipartimenti universitari; (a volte) il modello sperimentale utilizzato; le possibili applicazioni di quanto scoperto. Tali argomenti, quasi sempre presenti, finiscono per costituire una traccia nella redazione di articoli che utilizzino una fonte di ricerca universitaria.
Infine il comunicato tende di solito a ricondurre l’esito delle ricerche compiute ai più comuni obbiettivi di programmazione della ricerca scientifica: ambientali, economici, sociali, che di solito veicolano anche finanziamenti che sostengono le attività di ricerca. Comunicare tali informazioni aiuta quindi a dare un senso complessivo alle ricerche riportate, rendendole recepibili a chiunque ne venga poi a conoscenza, attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
Oltre ai detti aspetti descrittivi un comunicato di ricerca contiene spesso anche il titolo dell’articolo di ricerca pubblicato, il titolo della rivista, il suo numero e a volte un collegamento all’estratto e all’articolo di ricerca (specialmente se pubblicati su riviste in formato aperto).
La consultazione dell’articolo di ricerca, o almeno del suo estratto può fornire dati aggiuntivi, rispetto a quelli inclusi nel comunicato, che possono risultare essenziali, a rendere comprensibile l’articolo.
Altre risorse poste a disposizione da alcune uffici di comunicazione accademici sono archivi fotografici e liste di docenti intervistabili, riguardo alcune tematiche di ricerca svolta.
La piena valorizzazione delle risorse di documentazione disponibili richiede a volte però molto tempo, per essere pienamente valorizzata, ma è noto che gli articoli giornalistici sono spesso poco pagati. Per altro verso è utile considerare che, scrivendo articoli divulgativi destinati a un pubblico eterogeneo, un’eccessiva attenzione ai dettagli risulta negativa, poiché rende il testo meno comprensibile.
Facendo ricerche online, tramite i titoli dei comunicati di ricerca, si evidenzia così che vari giornali, alla fine, ripubblicano i comunicati stampa, con poche modifiche e li fanno passare per nuovi articoli, facendo, in tal modo, un’informazione abbastanza economica, a volte utile, ma con il limite della mancanza di qualunque controllo sulla qualità della notizia scientifica, che spesso risulta scarna, specialmente nel caso in cui l’ufficio stampa abbia solo effettuato un collage di affermazioni ricavate dall’intervista dei ricercatori.
D’altronde, per scrivere comunicati stampa non servono sempre competenze tecnico-scientifiche, ma l’adesione a parametri di formato e di stile, codificati da alcuni giornali e società scientifiche.
Peraltro i comunicati di ricerca di molte università statunitensi sono divenuti negli ultimi anni anche più stringati e quindi non sempre esaustivi e/o agevolmente interpretabili. Ipoteticamente si può pensare che ciò abbia l’obiettivo di costringere i media generalisti ad approfondire le notizie scientifiche, prima di pubblicarle; ma ciò non è sempre possibile.
In alcuni casi, dalla consultazione di queste fonti d’informazione, occorre cercare di capire se sia stato davvero scoperto qualcosa, o se invece si voglia promuovere una ricerca che è ancora in corso, o sta solo per iniziare. Purtroppo sono, a volte, prodotti comunicati anche solo per promuovere attività in corso e quindi suscitare interesse verso di esse. In alcuni altri casi risultano accentuati i risultati delle ricerche, o comunicate come fossero nuove scoperte, cose che già si sapevano.
Il ruolo dei divulgatori scientifico-agrari e la loro formazione
I soggetti che paiono più in grado di valorizzare le risorse redazionali messe a disposizione dai centri di ricerca agricola universitari sono quindi divulgatori scientifico-agrari, non necessariamente giornalisti, che scrivano articoli per siti generalisti o blog personali, partendo dalle loro competenze tecnico-scientifiche.
Avendo competenza sui temi delle ricerche è possibile verificare la coerenza delle informazioni riportate nel comunicato e integrarle con proprie conoscenze professionali e con altre tematicamente collegate (contenute ad esempio, nell’estratto o nell’articolo di ricerca), riuscendo così ad approfondire rapidamente il tema della ricerca, o integrarne le acquisizioni in un articolo più esteso.
La eventuale disponibilità di comunicati di ricerca che riportino adeguati dettagli agevola la redazione di articoli ben fatti e, di riflesso consente ai centri di ricerca accademici di mantenere una buona visibilità mediatica.
Alcune università/centri di ricerca/società scientifiche volendo sfruttare ogni opportunità di farsi promozione, oltre a sviluppare comunicati più dettagliati, riportano, tra i dettagli delle ricerche, anche l’eventuale partecipazione di laureandi, di cui in alcuni casi è indicata anche la successiva collocazione professionale (per renderli raggiungibili); l’esito finale è di far sapere che le competenze fornite agli studenti aprono possibilità di carriera nella ricerca scientifica.
La complessiva disponibilità di notizie di ricerca di buona qualità per la redazione di articoli può alla fine indurre chi li scrive a riportare anche tali dettagli. Ciò può essere ottenuto senza appesantire il testo e con l’esito di fornire un’adeguata presentazione del contesto in cui una data ricerca è stata compiuta.
Quando poi i comunicati di ricerca finiscono, come articoli, sui grandi giornali, una cosa utile che fanno (in più) alcune università è di segnalare gli articoli di media (e blog) che riprendono le fonti accademiche. In tal modo molti comunicatori vedono premiato il loro lavoro e gradualmente i giornali cartacei e online danno sempre più spazio all’attività di ricerca accademica.
Pare evidenziarsi che un ufficio di comunicazione accademico attento finisca con lo sviluppare una sorta di empatia, simile a quella che si sviluppa tra utenti di reti sociali, ma in tal caso nei confronti dei responsabili dei media con cui vengono a contatto che, ciascuno in piccola parte contribuisce a diffondere la ricerca accademica.
Chi, tra i divulgatori, voglia ottenere un buon risultato, senza dover sempre approfondire sugli articoli di ricerca, periodicamente rivede e aggiorna le proprie fonti di comunicati stampa di ricerca, perché risultino affidabili e adeguate alle proprie aspettative.
I giornalisti, privi di specifica formazione scientifica, non sono in genere preparati a fare articoli a partire da pubblicazioni scientifiche di ricerca. E’ anche un problema di tempo effettuare un articolo che abbia coerenza ed è già un’attività complessa, nel farlo, utilizzare comunicati scientifici accademici, perché è spesso necessario effettuare un adeguato approfondimento e riscontro. Quindi è più probabile che la migliore divulgazione possa essere fatta da blogger-divulgatori.
Gli uffici di comunicazione e di divulgazione delle facoltà di agraria statunitensi
A volte università e centro di ricerca statunitensi mettono a disposizione, attraverso i loro siti internet, utili servizi accessori, per mettere chiunque nella condizione di approfondire gli argomenti delle ricerche comunicate, di effettuare domande ad esperti, di verificare dettagliatamente la fonte scientifica. In alcuni casi sono disponibili anche archivi fotografici, filmati d’interviste a docenti e ricercatori. Ma non sempre c’è il tempo di avvalersene. Chi ama fare divulgazione investirà probabilmente più tempo nel suo lavoro di chi viene pagato 20 dollari ad articolo (o meno). Diviene quindi anche essenziale avere la capacità di tutelare e rendere unico, ovvero caratterizzare, il proprio lavoro di divulgazione.
L’obbiettivo dei servizi di divulgazione universitari (Extension Services) è di portare la ricerca accademica sui grandi media e ci riescono abbastanza bene. I giornali locali e rurali statunitensi pubblicano abitualmente notizie provenienti dai servizi di divulgazione universitari e andando a verificarne si scopre spesso che si tratta dei sopra-detti articoli di divulgazione.
Per spingere i giornali a pubblicare comunicati delle università servono anche comunicatori specificamente competenti nel mantenere i rapporti con i giornali. I servizi di divulgazione accademici sono in genere forniti di tali professionalità, le quali negli Stati Uniti partecipano anche a network di divulgatori confederali che fino a qualche anno fa erano anche ben coordinati attraverso iniziative portate avanti sulle reti-sociali (Twitter in particolare), grazie ad iniziative come #agchat, #foodchat, @ExtFoundation, @coopext.
Uno degli estensionisti più noti, che vale sicuramente la pena di nominare, era responsabile del servizio di divulgazione dell’università dell’Alabama. Egli è andato in pensione alcuni anni fa e quindi fino a pochi anni fa era possibile interagire con lui sui socialnetwork e consultare il suo blog, tuttora online ‘Mission-Extension’ in cui spiegava, specialmente nella seguente sezione le particolari abilità richieste, per portare la ricerca accademica sui grandi giornali. Per conoscerlo ed apprezzarne l’opera è utile consultare il sito sopra riportato.
Fonte/i:
Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 25 dicembre 2024
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