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Una ricerca della UC Davis suggerisce che circoscritti incendi boschivi di minore intensità possano aiutare gli sforzi di gestione di aree più estese, periodicamente soggette a intensi incendi, che non solo rappresentano un danno alla biodiversità delle specie, ma anche un pericolo per le popolazioni
Lo stato statunitense della California è spesso interessato da estesi e gravi incendi dovuti a elevate temperature estive ed alla contemporanea presenza di forti venti; a volte sono stati segnalati anche incendi dolosi. Queste situazioni sono molto aumentate negli ultimi 15 anni per la forte crescita delle temperature medie estive, con alte fiamme che hanno raggiunto grossi centri abitati, causando numerose morti tra la popolazione. I maggiori incendi sono stati nel 2017 e nel 2013; fortunatamente non tutti con effetti devastanti.
La differente intensità e origine degli incendi ha destato interesse e spinto le università a condurre vari studi sulla modalità del loro sviluppo e su come poterli contenere.
Una recente ricerca dell’Università della California-Davis, pubblicata sulla rivista Ecological Applications ha approfondito un aspetto che sta emergendo in modo sempre più evidente anche da altre ricerche: gli incendi boschivi di bassa e moderata intensità, anche denominati ‘ricombustioni’ possono ritardare la frequenza e l’intensità di quelli futuri, per periodi che possono raggiungere anche i 20 anni.
E’ stato anche definito che la durata dell’ostacolo allo svilupparsi d’incendi vari in funzione delle condizioni climatiche, dello svilupparsi all’interno di foreste e di anche altri fattori, tuttora oggetto di approfondimento scientifico. Dagli studi condotti, come quello qui riportato, risulta che trattamenti al sottobosco, includenti circoscritte zone di combustione, potrebbero ridurre la frequenza e l’intensità di più estesi incendi, anche in presenza di quelle condizioni, finora apparse come variabili scatenanti fuori-controllo (vento, alte temperature e siccità).
I ricercatori, per arrivare a tali deduzioni, hanno studiato immagini rilevate tramite satelliti, relative a più di 700 aree degli Stati Uniti occidentali, in cui, in epoche successive, si siano verificati incendi, di cui i più recenti negli ultimi 50 anni. Da tali estese verifiche è emerso che alcuni di questi incendi possono aumentare la resilienza delle foreste, cioè la capacità d adattarsi al cambiamento climatico. I gestori del territorio sono quindi chiamati a decidere dove concentrare gli sforzi di riduzione del rischio che, comunque, cresce all’aumentare delle condizioni favorenti, riconducibili al cambiamento climatico.
‘Viviamo in un’epoca in cui gli incendi sono in aumento, il che pone sfide alle nostre comunità e ai nostri paesaggi’, sostiene , ecologa del Servizio forestale degli Stati Uniti.
Durante un’attività di post-dottorato presso l’UC Davis, Tortorelli ha condotto uno studio di cui è principale autrice, da cui è emerso quanto riferisce di seguito: ‘Alcuni incendi precedenti possono avere effetti moderati sul futuro comportamento degli incendi. È importante capire in che modo incendi del passato influenzeranno ciò che accadrà in futuro’.
Per anni sono stati condotti studi sui più rovinosi eventi di questo tipo, con l’idea di affrontare il problema principale; questo nuovo approccio deriva invece dalla percezione dell’importanza di incendi più piccoli e di media entità, in condizioni particolari e differenti, che costituiscono variabili degne di attenzione, il cui controllo può poi determinare beneficio, anche al verificarsi di condizioni estreme (alte temperature e ventosità), che provocano incendi più grandi ed estesi. Ne risulta che è in corso un cambiamento completo delle tecniche di contenimento dei grandi incendi.
Durante lo studio compiuto, per ciascuna area analizzata è stata valutata la gravità di un primo incendio, di quello successivo e di fattori come il tempo, il tipo di foresta e il clima: considerando la gravità della combustione iniziale è stato determinato l’effetto del primo incendio sui materiali combustibili residui, successivamente depositatisi nello stesso luogo e sui collegati rischi al variare delle condizioni climatiche, meteorologiche e forestali.
Dalla ricerca compiuta presso l’università di Davis è emerso che la condizione (post-incendio) delle foreste della costa californiana e del sud-ovest ha effetti più duraturi, di riduzione del rischio che si verifichino nuovi incendi, rispetto ad altre zone della California soggette a incendi.
‘È tutta una questione di vegetazione e materiali combustibili che saranno restituiti dall’incendio’, ha detto Tortorelli. ‘Abbiamo ancora bisogno di una comprensione più sfumata dei combustibili locali affinché i gestori possano sapere come brucerà il loro sistema specifico in un incendio futuro o quanto presto tornare indietro e trattare nuovamente’.
La riduzione della gravità dell’incendio, per effetto di uno precedente potrebbe durare fino a 20 anni in alcuni casi, ma con diminuzione nel tempo. In tale contesto si inseriscono, quindi, alcune operazioni di gestione boschiva, studiate presso l’università di Davis, ma anche in altri studi analoghi.
‘Possiamo sfruttare gli incendi di minore gravità come una sorta di trattamento iniziale di riduzione del carburante’, ha affermato Tortorelli. ‘Anche se non penso che faranno tutto il lavoro per noi, e dobbiamo affiancarli ad azioni di gestione, possono fare parte del lavoro pesante, soprattutto quello iniziale’. Il riferimento dell’autrice dello studio è a successivi trattamenti di ‘combustioni prescritte’ e/o ‘assottigliamento meccanico’ di cui viene riferito che l’obiettivo è prolungare ‘il lavoro’ svolto dall'incendio iniziale, nel ridurre i combustibili e il rischio di incendio futuro.
L’effetto, indotto da ricombustione di aree precedentemente bruciate potrebbe interessare anche aree con incendi di elevata gravità, perché molti di questi incendi hanno aree che bruciano con gravità da bassa a moderata, ha affermato , coautore e professore del Dipartimento di Scienze vegetali che ha supervisionato la ricerca di Tortorelli.
‘Se sommiamo quanta area si tratta, è molto più di quanto siamo stati finora in grado di trattare attraverso il diradamento meccanico e la combustione prescritta, e quindi è la più grande forma di riduzione del carburante che sta accadendo’, ha detto Latimer ed ha aggiunto: ‘Apre questa finestra di opportunità per mantenere le foreste in buona forma’.
Leggendo queste complessive note di ricerca si comprende trattarsi di studi basati su analisi e osservazioni, ripetute in aree differenti, per periodi differenti, riguardo l’effetto d’incendi sul territorio. I risultati che ne conseguono non devono però portare a conclusioni affrettate, che potrebbero avere un effetto più grave del beneficio che si vuole ottenere. E’ semmai utile approfondirne la conoscenza, considerando che sono reperibili in internet, anche altre recenti ricerche sullo stesso argomento, svolte, in particolare, dal Servizio forestale del Ministero dell’Agricoltura statunitense (USDA-FS).
Derek Young del Dipartimento di scienze vegetali ha co-supervisionato la ricerca, che è stata supportata dal National Lab Fees Research Program dell'Università della California.
Fonte/i: University of California, Davis, 19 agosto 2024
Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 31 agosto 2024
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