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Il ministero dell’Agricoltura statunitense (USDA) ha iniziato ad accettare domande di rimborso degli allevatori, per cali produttivi attribuiti al contagio delle mucche da virus H5N1.
L’influenza aviaria dopo aver effettuato, in Cile, il salto di specie verso i mammiferi, uccidendo, a marzo 2024, migliaia di foche e leoni marini, ha poi colpito anche le mucche da latte negli Stati Uniti. Le infezioni da H5N1 sono state rilevate in 12 stati tra cui Colorado, Idaho, Iowa, Kansas, Michigan, Minnesota, Nuovo Messico, Carolina del Nord, Ohio, Dakota del Sud, Texas e Wyoming
Da quanto comunicato non si rileva, attualmente, un eccessivo timore circa la trasmissione dell’influenza aviaria all’uomo, per la quale è descritta una sintomatologia piuttosto blanda, simile a un influenza con in più, eventualmente, una congiuntivite. Si teme però che, in futuro, il virus possa mutare e divenire più aggressivo verso l’uomo, con trasmissione da un individuo all’altro.
Le linee guida dell’USDA-APHIS e del CDC per proteggere il bestiame, il personale degli allevamenti e i consumatori
I produttori lattiero-caseari di tutti gli stati confederali statunitensi sono stati invitati a seguire le linee guida stabilite dall’APHIS in materia di “biosicurezza, rilevamento e analisi, al fine di contenere la diffusione del virus”. Tale agenzia del Ministero dell’Agricoltura (USDA) ha anche reso disponibili una serie di documenti di biosicurezza, tra cui, in particolare, il 12 maggio 2024, le “Raccomandazioni per Ufficiali statali della salute animale, riguardo il Ceppo virale H5N1 altamente patogeno d’influenza aviaria (=Highly Pathogenic Avian Influenza – HPAI) (file ‘.pdf’).
Tali norme sono state poi aggiornate il 14 maggio 2024, includendovi, tra i destinatari, anche i Veterinari accreditati e gli allevatori.
Anche i Centri confederali statunitensi per il Controllo delle Malattie (Centers for Desease control – CDC) hanno diramato delle linee guida, molto stringenti, sulle precauzioni da prendersi, nei contatti con animali domestici infetti (file ‘.pdf’).
Infine il 20 giugno 2024 il CDC ha diramato le “Raccomandazioni ad-interim per la prevenzione, il monitoraggio e le indagini sulla salute pubblica, riguardanti il Ceppo virale altamente patogeno di influenza aviaria A (H5N1)” (file ‘.pdf’), che includono norme per prevenire l’esposizione ai virus influenzali e fornire misure di controllo di eventuali focolai, tra cui anche l’uso di attrezzature personali di protezione, le procedure di test, il più adatto trattamento antivirale, le indagini sui pazienti, il monitoraggio delle persone esposte al virus.
Quest’ultimo documento riporta anche informazioni sulla malattia, tra cui alcuni dati sul contagio dagli animali verso l’uomo: segnalazioni di contagio sono avvenute in 23 nazioni (dal 1997), con casi comunque molto sporadici. Negli Stati Uniti sono stati rilevati sintomi su una gran varietà di mammiferi, in circa 20 stati, tra cui: cani, gatti, visoni allevati e volpi. E’ stato anche notato che i cani, quando malati, possono divenire aggressivi, a causa della sofferenza.
Per quanto riguarda l’uomo, l’attenzione del CDC si concentra attualmente su alcuni operatori professionali, es. allevatori e veterinari, che siano stati a contatto diretto e non protetto con animali infetti o morti, con feci, lettiera (nidi di avicoli), o altri materiali potenzialmente contaminati e in definitiva con quantità di virus adeguate a provocare un’eventuale infezione. Altri soggetti considerati esposti (anche se in maniera minore) al rischio di contagio sono i lavoratori di aziende in cui vi siano stati casi d’infezione, anche se non siano stati direttamente esposti al contatto con animali, o chi vada nelle stesse aziende per motivi ricreativi, o di visita occasionale.
L’infezione, viene segnalato, può colpire le vie aeree superiori e in alcuni casi anche i polmoni. In tali rari casi è stata registrata una mortalità di circa il 50%. Ma è anche puntualizzato che dal 2022 i casi segnalati sono stati rarissimi. Inoltre manca riscontro di trasmissione tra esseri umani.
Con riferimento ai consumatori le raccomandazioni del CDC dettagliano la modalità di trattamento del cibo di origine animale, per animali potenzialmente portatori del virus: cuocere le carni avicole e il manzo (beef; apparentemente intendendosi le bistecche di mammiferi) e le uova; bere latte pastorizzato e consumare prodotti lattiero-caseari prodotti con latte pastorizzato.
Riguardo il latte crudo e suoi derivati (formaggi morbidi, gelati e yogourt di latte crudo) risulta solo consigliato di evitarlo ‘per tenere al sicuro sé stessi e la propria famiglia’. Il settore della produzione e trasformazione di latte crudo interessa, infatti, piccoli produttori e trasformatori artigianali, che negli Stati Uniti sono già in crisi di mercato.
Alla fine, tale documento fornisce anche indicazioni al personale medico per valutazioni a livello epidemiologico e suggerisce idonee precauzioni nel trattamento dei malati. Sono infine fornite indicazioni sul trattamento dei soggetti entrati in contatto con sorgenti del virus.
Sembrano in definitiva mancare controlli obbligatori e indicazioni volte al blocco della distribuzione di latte da aziende, in cui vi siano mandrie contagiate.Condizioni per l’accesso ai contributi delle aziende che abbiano risentito di cali produttivi
Le sopra-dette misure definiscono il quadro di norme sanitarie, in cui si vanno a inserire le norme dell’USDA-APHIS (Agenzia del Ministero dell’Agricoltura, che cura la biosicurezza), utilizzate dall’Agenzia per i Servizi alle Aziende agricole (USDA-FSA), per verificare la sussistenza, per ciascuna azienda delle condizioni per un successivo rimborso dei danni subiti, a causa del calo produttivo dei bovini allevati.
Il fondo appositamente destinato dall’USDA-FSA ai rimborsi dei danni provocati dall’influenza aviaria è stato definito “Programma di assistenza finanziaria di emergenza per bestiame, api mellifere e pesci d’allevamento” (ELAP) ed è, più in generale, destinato a fronteggiare perdite dovute a malattie, eventi meteorologici avversi, o altre situazioni, come incendi, che non siano coperti da altri programmi dell’FSA, di assistenza per calamità.
In seguito alla conferma (con procedure ufficiali) di anche un solo caso di positività al test H5N, relativo a campioni animali o cisterne di latte, da parte dei laboratori nazionali (USA) di servizi veterinari (NVSL) dell’USDA-APHIS (=servizio di ispezione sanitaria degli animali e delle piante del Ministero dell’Agricoltura), la relativa mandria verrebbe definita ‘contagiata’.
Per una mandria di cui sia confermato il contagio con la modalità sopra indicata, come riferisce l’USDA, i rimborsi riguardano i capi di bestiame che abbiano i requisiti, ovvero le mucche in lattazione, che abbiano diminuito la produzione di latte, o siano state escluse dalla filiera commerciale per un periodo che va da uno dei 14 giorni antecedenti la raccolta del campione (che abbia dato luogo ad un esito positivo del test), fino a 120 giorni dopo la data di raccolta.
Il rischio finanziario riconosciuto parte dalla data d’inizio della perdita di produzione riconosciuta, ovvero la data di raccolta del campione, da cui è poi derivata la conferma di positività.
Non sembra quindi previsto un accertamento obbligatorio e puntuale (capo per capo), preferendosi una definizione generica della possibilità che una mandria sia stata contagiata.
Tale criterio lascia spazio agli allevatori di effettuare, in piena libertà, le scelte collegate al calo produttivo riscontrato, in funzione delle condizioni di mercato e delle necessità di profitto.
Ciò è in parte comprensibile considerando che, nel momento in cui il latte consumato sia prevalentemente pastorizzato, gli allevatori divengono i soli soggetti a rischio di contagio e, in tal senso, devono anche rispettare precise norme di sicurezza, a tutela della loro salute.
Essendo i rimborsi riferiti a mucche escluse dalla filiera del ‘latte commerciale’, pare conseguire che il latte residuo di capi in calo produttivo possa essere utilizzato in azienda.
La richiesta di pagamento (‘pagamento ELAP’) per la perdita di latte per vacca, dovuta al virus H5N1, come indicato dall’USDA, deve quindi contenere: l’attestazione dell’infezione della mandria (come sopra descritta); una nota indicante la data in cui si è evidenziata la perdita di produzione, secondo il criterio sopra spiegato (campioni animali, o di latte); una richiesta di pagamento che certifichi il numero di bovini adulti abilitati, i mesi di interruzione e la quota del produttore.
Tale richiesta deve essere presentata entro 30 giorni dalla fine dell’anno precedente (30 gennaio del nuovo anno) e deve attestare il numero di vacche da latte adulte ammissibili, il mese in cui le mucche sono state rimosse dalla produzione e la quota del produttore nella produzione di latte, al fine di ottenere un’indennità, che è determinata considerando un periodo previsto di 21 giorni senza produzione di latte (il periodo in cui una mucca non sia più munta), seguito da sette giorni in cui la mucca è tornata in mungitura ma produce il 50% della normale quantità di produzione di latte.
Il pagamento pro capite, è poi specificato, deve essere calcolato in base al prezzo mensile del latte intero e della produzione nazionale di latte pubblicati dal Servizio nazionale di statistica agricola (USDA-NASS) e di un numero standard di giorni con produzione ridotta o assente (tasso di pagamento pro capite x numero di vacche da latte adulte ammissibili * quota del produttore nella produzione di latte * 90%).
Come ha affermato il ministro dell'Agricoltura Tom Vilsack: “L'USDA resta impegnata a collaborare con i produttori, i veterinari statali, i professionisti della salute animale e i nostri partner federali mentre continuiamo a rilevare la presenza del virus H5N1 nelle mandrie da latte e adottiamo ulteriori misure per contenere la diffusione della malattia. Quando qualcosa di inaspettato, come l’H5N1, minaccia la sostenibilità economica dei produttori che serviamo, ci impegniamo a trovare modi, laddove abbiamo l’autorità per farlo, per rivedere le politiche del programma esistente e fornire il sostegno finanziario necessario per aiutare i produttori a riprendersi e sostenere la produzione”.
Fonte/i: The U.S. Department of Agriculture (USDA), 27 giugno 2024; USDA – APHIS 12 e 14 maggio 2024; Centers for Desease control (CDC), 20 giugno 2024
Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 30 giugno 2024
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