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Uno studio pluriennale compiuto in Brasile dall'ente di ricerca nazionale EMBRAPA ha valutato le tecniche di coltivazione del riso in rapporto al cambiamento climatico, considerando gli aspetti di questa coltivazione che sono oggetto di attenzione in relazione al loro contributo al cambiamento climatico
Questo studio ha quindi permesso di trarre degli spunti per politiche di adattamento al cambiamento climatico, che possano sostenibilmente essere applicate a tale sistema di produzione, che attualmente conta in elevata percentuale sulla tradizionale coltivazione in sommersione (intermittente), diffusa anche in Asia, ma che si sta gradualmente spostando verso una coltivazione in asciutta con irrigazione per aspersione. Tale cambiamento è spinto sia dalla necessità di risparmiare acqua, che di ridurre le emissioni di metano, di cui è accusata la risicoltura e che derivano dalla fermentazione anaerobica della sostanza organica, che avviene sotto il livello dell'acqua che sommerge la coltivazione.
Questa ricerca è stata condotta negli ultimi 10 anni dalla sezione 'Clima temperato' dell'ente brasiliano di ricerca agricola 'Embrapa', nella zona meridionale del Brasile e nella zona delle terre basse della Pampa ed ha permesso di ridurre del 70% le emissioni di gas serra, anche grazie al contributo di altre agrotecniche, alcune delle quali sono usualmente ricomprese tra le tecniche di agricoltura conservativa: rotazione delle colture, semina diretta, preparazione anticipata del letto di semina e fertilizzazione con azoto (anziché sostanza organica, che in anaerobiosi fermenta) con preferenza per i fertilizzanti a lenta cessione , al fine di ridurre le emissioni di ammoniaca e protossido d'azoto.
E' stato così possibile mantenere le produzioni elevate e dare un contributo alla lotta contro il cambiamento climatico. In tal senso la diversificazione del sistema di produzione del riso ha proceduto di pari passo al cambiamento varietale nella direzione di cultivar più adattate al cambiamento climatico ed ha riguardato in particolare la zona del Rio Grande do Sul, che contribuisce con una percentuale maggiore dell'87% alle emissioni totali di gas metano, a causa della prevalenza della coltivazione in sommersione.
Come opzione alternativa di coltivazione sono state introdotte rotazioni del riso irrigato per aspersione (indicato come 'riso pluviale'), con soia, mais, sorgo e foraggio, che danno anch'esse un contributo al solo interrompere la monocoltura risicola.
Per il riso irrigato, è stata invece adottata anche un più adeguata gestione del suolo e della paglia residua (lavorazione anticipata del terreno in autunno dopo la raccolta del riso), alla quale, se viene aggiunta la rotazione con soia, diviene possibile secondo i ricercatori, una riduzione di oltre 5 volte il potenziale di riscaldamento globale nelle dette zone pianeggianti del sud del Brasile.
La riduzione delle emissioni di metano è ancora maggiore con anche aumento del potenziale di accumulo del carbonio nel caso di sistemi di produzione che comportino rotazione con colture non irrigate, coltivate su terreno non lavorato ('tecnica dello 'zero tillage') e pascoli migliorati, in cui venga successivamente praticato il pascolo in parcelle differenti. Essi è risultato che emettono meno gas metano, fornendo quindi alternative ambientalmente sostenibili per le dette aree di pianura del sud del Brasile.
Viene inoltre segnalato che nell'ambito della complessiva attività di riconversione della coltura risicola, guidata da pluriennali attività di sperimentazione, anche i programmi di miglioramento genetico del riso, effettuato in Brasile, si stanno orientando verso lo sviluppo di nuove cultivar che uniscano, oltre alla produttività e alla qualità del chicco, resistenza e tolleranza a fattori biotici e abiotici, qualità nutrizionale e minor potenziale di emissioni di gas serra.
L'interesse a perseguire una riconversione economicamente sostenibile del settore risicolo ha portato a inserire i risultati della pluriennale ricerca sul riso nella terza e quarta edizione dell'Inventario Nazionale delle Emissioni e Rimozioni Antropiche dei Gas Serra (nel capitolo che tratta le 'Emissioni di Metano da Coltivazione del Riso'). A ciò è conseguito che la stima dell'emissione di metano provocata dalla coltivazione del riso è stata effettuata considerando fattori locali e arrivando così a una stima più realistica e favorevole dello scenario nazionale di emissioni, in relazione alla coltura irrigua del riso.
La ricercatrice , che coordina la ricerca di Embrapa sulle emissioni di gas serra nella risicoltura irrigua richiama l'attenzione sul fatto che sebbene la produzione di riso sia essenziale per la sicurezza alimentare umana, ha un potenziale impatto negativo sull'ambiente, poiché ha un elevato fabbisogno idrico, mantiene vaste aree allagate ed è associata all'emissione di gas serra nell'atmosfera.
Più in particolare Schivittaro segnala: 'Per soddisfare la domanda di riso, che si prevede crescerà di circa il 20% nei prossimi due decenni, è necessario aumentare sia la superficie coltivata che la produttività del raccolto. Entrambe le alternative possono intensificare l'impatto ambientale per quanto riguarda il rilascio di gas serra nell'atmosfera, in particolare metano e protossido di azoto'.
I dati dell'IPCC mostrano che in termini mondiali la produzione di riso contribuisce, rispettivamente, con il 30% e l'11% alle emissioni, rispettivamente, di metano e protossido di azoto.
Secondo i dati del Quarto Inventario Nazionale brasiliano (2021), che come detto sono calcolati in modo indipendente da quelli dell'IPPC, sebbene il Brasile sia il maggior produttore di riso al di fuori del continente asiatico, le emissioni di metano sono meno espressive (circa il 2% del totale). Ciò dipenderebbe dalla minore estensione della superficie coltivata in sommersione, che corrisponde a meno di 1,4 milioni di ettari e quindi molto inferiore a quella dei principali Paesi produttori del cereale, situati in Asia.
La coltivazione del riso irrigato per sommersione nella regione meridionale del Brasile, in particolare nello stato del Rio Grande do Sul, è risultata estremamente rilevante nella contabilizzazione delle emissioni di metano dall'agricoltura, rappresentando oltre l'87% delle emissioni nazionali associate alla produzione di cereali.
Scivittaro sulla base di quanto sopra ha quindi riferito: 'Il settore del riso nel Rio Grande do Sul è estremamente preso di mira e gravato dalla società, dal punto di vista ambientale, in particolare per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas serra e l'elevato fabbisogno idrico. Pertanto, è fondamentale investire in azioni di ricerca e sviluppo che garantiscano la produzione richiesta dal mercato, in modo sostenibile'.
I dati dell'indagine sul raccolto di grano brasiliano messi a disposizione dalla National Supply Company (Conab) mostrano che la maggior parte della produzione brasiliana di riso proviene da colture irrigue della zona del Rio Grande do Sul. Santa Catarina è un altro stato che tradizionalmente produce riso irrigato. Più recentemente, Tocantins ha anche aumentato l'area coltivata a riso irrigato. Insieme, i tre stati rappresentano la quasi totalità della coltivazione nazionale del riso irrigato.
Se da un lato la superficie coltivata a riso irriguo in Brasile rimane costante, ma con produttività crescenti negli anni che garantiscono l'approvvigionamento nazionale, dall'altro la produzione di riso di montagna, tradizionalmente sviluppata nelle aree agricole di frontiera e che nel 1990 rappresentavano il 74% della produzione nazionale brasiliana (3,1 milioni di ettari), diminuisce di anno in anno, lasciando spazio a colture più redditizie, come la soia e il mais.
Nel 2021 la coltivazione irrigata per aspersione rappresentava il 23% della superficie totale, mentre il sistema irriguo (per sommersione) ammontava a 1,3 milioni di ettari (77% del totale).
'Questi dati dimostrano l'importanza della produzione di riso nel Rio Grande do Sul per l'approvvigionamento di cereali e la sicurezza alimentare nazionale, ma anche la necessità e l'urgenza di sforzi nelle azioni di ricerca affinché la produzione avvenga in modo sostenibile, anche contribuendo a che il Brasile possa raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra assunti nell'Accordo sul clima di Parigi, che mirano a rafforzare la risposta globale alla minaccia del cambiamento climatico e rafforzare la capacità dei Paesi di affrontare gli impatti derivanti da questi cambiamenti', afferma la dott.ssa Scivittaro.
Secondo quanto lei riferisce la rotazione del riso con le colture pluviali (irrigate a pioggia) è estremamente vantaggiosa per i sistemi di produzione di pianura in Rio Grande Do Sul, non solo per ridurre le emissioni di gas serra dal raccolto di riso irrigato, ma per consentire la diversificazione della produzione sulla proprietà, favorendo il ciclo dei nutrienti e gestione integrata dei parassiti, in particolare il controllo delle infestanti.
Per altro verso bisogna comunque tener presente che l'inserimento in rotazione con riso irrigato per aspersione, in pianura, è, in generale, limitato da aspetti tecnici, in particolare il cattivo drenaggio del suolo e il deficit idrico frequente, in tale regione, durante l'estate. In tal senso Scivitaro conclude affermando: 'Pertanto, il successo della diversificazione delle colture in pianura dipende dall'adozione di ulteriori pratiche di gestione dell'acqua, come l'ammorbidimento del suolo e la tecnologia 'sulco camalhões' (plurale di Camalhão, che è la porzione di terra più elevata, posta tra due solchi e in cui si colloca la semente), la quale sta rivoluzionando la produzione di cereali, foraggi e cereali invernali in questo ambiente.'
Fonte/i: Empresa Brasileira de Pesquisa Agropecuária (EMBRAPA), 20 dicembre 2022
Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 31 dicembre 2022
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